La principessa del Galles studia il metodo reggiano: mani nel terreno e scarti d’azienda come strumenti educativi
Catherine torna in missione ufficiale all’estero dopo la diagnosi di cancro e sceglie l’Emilia-Romagna per osservare un modello pedagogico che usa la natura e il riuso come terzo insegnante, incontrandosi anche con i vertici delle aziende donatrici di Remida.
Kate Middleton
Gonna plissettata crema, blazer beige rigato — lo stesso indossato due anni fa nel video in cui annunciava la diagnosi di cancro — e le mani nel terreno di una scuola nel bosco: Kate Middleton, principessa del Galles, ha scelto Reggio Emilia per il suo primo viaggio ufficiale all’estero dopo le cure oncologiche.
Due giorni di agenda densa, costruita attorno al Reggio Emilia Approach, il modello pedagogico nato in questa città nell’immediato dopoguerra e oggi diffuso in sessanta Paesi, che pone la natura, la comunità e i materiali come protagonisti dell’apprendimento infantile.
Il bosco come aula: la scuola Salvador Allende
La seconda giornata della visita è cominciata alla scuola nel bosco Salvador Allende, nel verde della periferia reggiana. Catherine si è seduta tra i bambini, ha osservato insetti e piante, ha giocato all’aperto con i piccoli, ha lavorato nell’orto insieme a genitori e nonni.
Non un sopralluogo protocollare, ma un’immersione operativa nel metodo. Sui propri canali social la principessa ha scritto della natura come “terzo insegnante”, delle mani nel terreno e dei “momenti tranquilli di connessione tra generazioni”. Il lessico scelto non è quello di una nota istituzionale: è quello di chi prende appunti sul campo.
Remida, trent’anni di scarti trasformati
Nel pomeriggio l’agenda si è spostata al Caffarri, ex mangimificio nel quartiere Santa Croce, oggi sede del centro di ricerca di Fondazione Reggio Children e di Remida, il Centro di riciclo creativo nato nel 1996 — trent’anni quest’anno. Remida raccoglie scarti industriali — plastiche, tessuti, carte, cartoni, legni — e li reimmette nelle scuole dell’infanzia reggiane come materiale didattico.
Ad accogliere la principessa: il presidente di Fondazione Reggio Children Francesco Profumo, la coordinatrice della ricerca Barbara Donnici, l’atelierista Eloisa Di Rocco, il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari e l’assessora alle Politiche educative Marwa Mahmoud. Una bambina di nove anni, Nora, ha consegnato fiori. Poi, nell’atelier, l’osservazione diretta dei materiali di scarto e delle documentazioni dei laboratori condotti con scuole e insegnanti. “È rimasta affascinata da Remida”, ha riferito Profumo.
Aziende, responsabilità e intenzioni future
Centrale nella mattinata un tavolo su creatività, materiali e sostenibilità con alcune delle imprese reggiane che conferiscono scarti a Remida: Costanza Maramotti del cda di Max Mara Fashion Group, Gianluca Bufo amministratore delegato di Iren Group, Lorenzo Nannariello responsabile sostenibilità di Tetra Pak, Andrea Calcagnini direttore marketing di Pluricart.
La principessa ha osservato che “è importantissimo che le insegnanti facciano esperienza diretta con i materiali e che le aziende siano leader nel percorso della sostenibilità”. Profumo ha aggiunto che l’incontro con gli imprenditori ha messo in evidenza come la responsabilità sociale d’impresa sia condizione necessaria affinché progetti come questo sul riuso possano realizzarsi, e che Catherine “sembra avere intenzione di lavorare in futuro” su questi temi. Un’agenda, dunque, non chiusa con la partenza.
La visita si è conclusa davanti a “The Organ Pipes”, l’opera realizzata nel 2024 dall’artista britannico David Tremlett sui silos del Caffarri. In dono alla principessa, il libro “In dialogue with Reggio Emilia” di Carla Rinaldi — ex presidente della Fondazione fino al 2024 — e alcuni manufatti tessili delle volontarie di Remida. Prima di partire, la confidenza raccolta da Profumo: ai suoi figli, Catherine aveva detto che sarebbe venuta a Reggio Emilia. Loro avrebbero voluto seguirla. “Ho detto: torneremo, e verrete anche voi”.
