Grotta degli squali, ritrovati tutti i dispersi italiani: ora si indaga su permessi e responsabilità

Un team di tre specialisti finlandesi ingaggiati da DAN Europe ha individuato lunedì, dopo tre ore di immersione tecnica nel sito di Dhekunu Kandu a 60 metri di profondità, i corpi di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, scomparsi il 14 maggio nell’atollo di Vaavu.

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Erano lì, tutti e quattro insieme, in fondo a un tunnel nel punto più profondo della grotta di Thinwana Kandu, a oltre 60 metri sotto la superficie dell’oceano Indiano. I corpi di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri sono stati individuati lunedì mattina dai sub finlandesi di DAN Europe nell’atollo di Vaavu, nel Pacifico maldiviano.

Erano dispersi dal 14 maggio. Con il loro ritrovamento si chiude la fase di ricerca di una tragedia che conta sei morti – cinque italiani e un militare maldiviano deceduto durante le operazioni di soccorso – e si apre quella giudiziaria, che dovrà fare luce su permessi, competenze e catena di responsabilità.

L’immersione tecnica dei finlandesi

L’operazione è iniziata alle 8.30 italiane ed è durata circa tre ore. Il team era composto da tre specialisti ingaggiati su richiesta del governo italiano attraverso DAN Europe: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, subacquei tecnici e speleologi con esperienza internazionale in missioni di recupero ad alta complessità.

Per raggiungere il secondo ambiente della grotta hanno impiegato tecnologia di livello estremo: rebreather a circuito chiuso – sistemi che riciclano il gas espirato rimuovendo l’anidride carbonica e reintegrando l’ossigeno metabolizzato, senza emissione di bolle – DPV ad alte prestazioni, ovvero scooter subacquei, e configurazioni di supporto vitale interamente ridondanti. Tecnologie che consentono immersioni prolungate in ambienti speleologici profondi, dove ogni margine di errore è eliminato.

DAN Europe ha definito l’operazione “tecnicamente impegnativa, emotivamente intensa e operativamente complessa”. Oltre alla localizzazione dei corpi, il team ha mappato l’intero sistema di cavità sottomarine, valutato le condizioni ambientali e raccolto le informazioni necessarie per pianificare le fasi successive. Il recupero fisico delle salme avverrà in due sessioni: due corpi martedì, due mercoledì. Ogni immersione è limitata a circa tre ore; in caso di ostacoli imprevisti, i sub risalgono in superficie.

 

 

Le vittime e la crociera scientifica

Le cinque vittime italiane erano a bordo della Duke of York, un’imbarcazione della società Albatros Top Boat di Verbania, impegnate in una crociera scientifica subacquea.

Il gruppo era composto da venti persone, tra ricercatori e guide: tre dive master e Gianluca Benedetti, istruttore e capobarca, il più alto in grado a bordo. Monica Montefalcone, 51 anni, era professoressa di ecologia marina all’Università di Genova; con lei c’era la figlia Giorgia Sommacal, 22 anni. Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, entrambi 31enni, erano biologa marina e istruttore subacqueo certificato rispettivamente.

Benedetti era stato il primo a essere recuperato, venerdì, all’ingresso della grotta. Sarà rimpatriato in Italia via Istanbul con un volo Turkish Airlines. I quattro corpi rimanenti attendono il recupero nei prossimi giorni; l’ambasciata italiana a Malé coordina i rimpatri con le famiglie e le assicurazioni.

Il nodo delle autorizzazioni

È il punto più spinoso dell’intera vicenda. Le autorità maldiviane hanno sostenuto che solo tre sub avevano le autorizzazioni per immergersi oltre i 30 metri: la figlia di Montefalcone e la guida, stando alla versione ufficiale di Malé, non erano in lista. Una ricostruzione respinta dal marito di Monica Montefalcone, Carlo Sommacal: “Non credo assolutamente che non ci fossero le autorizzazioni anche per mia figlia. Stanno scaricando la responsabilità.”

La legale di Albatros Top Boat, Orietta Stella, ha offerto una lettura diversa dal quadro ufficiale. Il permesso contestato non riguarda le immersioni in sé, ma l’attività scientifica: a ottenerlo dovevano essere i ricercatori, non le guide. Il documento rilasciato dal governo maldiviano al gruppo scientifico, spiega Stella, “non fa riferimento alla profondità e non è esplicitato se potessero fare o meno missioni esplorative”. L’interpretazione dell’esecutivo maldiviano, secondo la legale, è stata ampia: dove non c’è divieto esplicito, vale la deroga.

L’avvocato Antonello Riccio, che assiste i genitori di Federico Gualtieri, ha chiesto il sequestro degli effetti personali delle vittime, incluso il computer di Federico. “Sarà interessante mettere le mani sugli effetti personali”, ha dichiarato, aggiungendo che chiederà alla Procura di Roma di intervenire con rogatoria internazionale se le autorità maldiviane non avessero già provveduto al sequestro del sequestrabile.

La morte del militare maldiviano

Il bilancio della tragedia si è aggravato con la morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhee, un ufficiale della Forza di Difesa Nazionale delle Maldive deceduto durante un’immersione di soccorso. Una guida locale, che ha chiesto di restare anonima per la delicatezza politica della vicenda, ha dichiarato al Corriere della Sera che Mahudhee non avrebbe dovuto scendere: “Gli avevamo detto di non scendere. Non aveva l’attrezzatura adatta. Ma ci sono state troppe pressioni.”

La stessa fonte ha sollevato un tema più ampio, quello della competenza delle guide straniere che operano nelle Maldive con visto turistico: “I turisti comprano pacchetti tutto incluso e spesso le guide sono stranieri che non hanno la stessa preparazione di una guida maldiviana.” Una critica che investe la catena organizzativa dell’intera crociera scientifica, e che la Procura di Roma – aperta un’indagine parallela a quella maldiviana – sarà chiamata a valutare.