Monaco, l’era post-transatlantica: “Dopo lo strappo con gli Usa, l’Ue si faccia più forte”
Il cancelliere tedesco, dalla 62esima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, ammette la spaccatura transatlantica ma chiede al Vecchio Continente di costruire pilastro difensivo autonomo per tornare partner rispettato di Washington
Friedrich Merz
La frattura c’è. Esiste, è evidente, è conclamata. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz la riconosce senza giri di parole dal palco della 62esima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Un anno fa, in questa stessa platea, il vicepresidente americano J. D. Vance l’aveva denunciata. “Aveva ragione”, ammette Merz. Ma proprio questa consapevolezza, anziché alimentare pessimismo, deve spingere l’Europa a cercare dentro di sé il coraggio necessario. È il messaggio che il cancelliere tedesco e il presidente francese Emmanuel Macron lanciano, in apertura e in chiusura della prima giornata di lavori, come un coordinato “uno-due” pugilistico.
Merz non nasconde la “scomoda verità”. Riconosce la spaccatura, ma ne ribalta la responsabilità sulla sponda occidentale dell’Atlantico. “La guerra culturale del movimento Maga non è la nostra”, scandisce il cancelliere. “Per noi la libertà di parola finisce quando quella parola si dirige contro la dignità umana. Noi non crediamo nei dazi doganali e nel protezionismo, ma nel libero scambio. Noi sosteniamo gli accordi sul clima e l’Organizzazione Mondiale della Sanità perché siamo convinti che si possano risolvere le sfide globali solo lavorando insieme”. La critica è dura, netta, senza mediazioni retoriche.
La ricostruzione della fiducia transatlantica
Eppure Merz non chiude le porte. Anzi, esorta a riprendere il filo di relazioni proficue tra le due sponde dell’Atlantico. “Per tre generazioni, la fiducia tra alleati, partner e amici ha reso la Nato l’alleanza più forte di tutti i tempi”, ricorda il cancelliere. “L’Europa sa bene quanto questo sia prezioso”. Nell’era della rivalità tra grandi potenze, nemmeno Washington può permettersi di agire da sola. “Far parte della Nato non è solo un vantaggio competitivo per l’Europa. È anche un vantaggio competitivo per gli Stati Uniti”. Quindi, sostiene Merz, occorre ripristinare e ravvivare insieme la fiducia transatlantica.
L’Europa sta facendo la propria parte. “Un vero alleato prende sul serio i propri obblighi”, sottolinea il cancelliere. Nessuno ha costretto il Vecchio Continente all’eccessiva dipendenza dagli Stati Uniti in cui si è ritrovato negli ultimi anni. Ma ora quella situazione viene lasciata alle spalle. “Lo stiamo facendo costruendo un pilastro europeo forte e autosufficiente all’interno dell’alleanza, nel nostro interesse”, precisa Merz. Il cancelliere auspica dunque un “nuovo inizio” nelle relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti. “Se lo faremo con rinnovata forza, rinnovato rispetto e rinnovato amor proprio, andrà a vantaggio di entrambe le parti”.
Macron e l’appello contro le timidezze
A un anno dall’attacco di Vance all’Europa, Macron esordisce mettendo a nudo le insicurezze del Vecchio Continente. “Siamo troppo timidi e non riusciamo a credere in noi stessi”, denuncia il presidente francese. “Tutti dovrebbero ispirarsi a noi e smettere di criticarci”. L’Europa dovrebbe essere fiera di ciò che è stato realizzato sul proprio territorio. “Invece, non è così”, si rammarica l’inquilino dell’Eliseo. Dopo l’assenza nella scorsa edizione della Conferenza, Macron torna a Monaco con “un messaggio di coraggio e determinazione”. Lui e i leader europei vogliono “un’Europa più forte. Tutti desiderano che siamo più forti nella nostra Difesa, tranne i nostri nemici”, scandisce.
Secondo il presidente francese, proprio questa nuova forza può far recuperare il rapporto con gli Stati Uniti. “Dobbiamo mostrare al mondo un incrollabile impegno a difendere i nostri interessi”, così da essere “buon alleato” di Washington. “Se vogliamo essere presi sul serio nel continente europeo e oltre, dobbiamo dimostrare al mondo il nostro incrollabile impegno a difendere i nostri interessi”, ribadisce Macron. “Questo inizia, ovviamente, continuando a sostenere l’Ucraina, e potrebbe anche proseguire con l’eliminazione di dazi ingiustificati e il cortese rifiuto di rivendicazioni ingiustificate sul territorio europeo”. Il riferimento all’amministrazione americana e alle sue intenzioni sulla Groenlandia è trasparente. “Un’Europa siffatta sarà un buon alleato e un buon partner per gli Stati Uniti, sarà un partner rispettato e noi dobbiamo essere rispettati”, conclude il presidente francese.
Tajani: le critiche americane come stimolo
Il concetto di frattura e di nuova forza dell’Europa, in un’ottica di futura ricomposizione con Washington, arriva anche dalle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani. “La critica americana sulla questione della difesa ci ha svegliato da un torpore nel settore della sicurezza”, sostiene il ministro in un punto stampa a margine della Conferenza. “Più è forte economicamente, più l’Europa potrà contare a livello politico anche nel rapporto con gli Stati Uniti d’America”, conclude Tajani.
