Il sogno di Bruxelles attira 174mila candidati: mai così tanti nella storia dei concorsi europei
Centosettantaquattromila novecentoventidue iscritti per 1490 posti. Sono i numeri del concorso aperto dall’Ufficio europeo di selezione del personale (Epso) per costituire una lista di riserva destinata alle istituzioni dell’Unione europea. Una procedura attesa, l’ultima di questo tipo risaliva al 2019, che ha però prodotto un’adesione senza precedenti: tre volte superiore alle previsioni più ottimistiche dell’ente stesso, che stimava tra i 50mila e i 60mila candidati. L’Italia guida il campo con quasi 80mila iscritti, circa il 45% del totale, in un concorso dove le quote nazionali interne premiano ben altro equilibrio.
La proporzione italiana che complica tutto
Dei 174.922 candidati registrati entro la scadenza del 10 marzo — ore 12:00 — ben 79.450 sono cittadini italiani. Un dato che non sorprende chi conosce la tradizionale vocazione italiana verso i concorsi pubblici, ma che introduce una variabile cruciale. Secondo gli obiettivi di equilibrio nazionale interni alla Commissione europea, gli italiani dovrebbero rappresentare circa l’11,2% del personale in servizio. La sproporzione è evidente: chi concorre da Roma o Milano non gareggia soltanto con gli altri 174mila candidati europei, ma si trova in una corsia già affollata da decine di migliaia di propri connazionali. Il percorso, per gli italiani, è strutturalmente più accidentato.
A distanza considerevole seguono gli spagnoli, 13.795 iscritti, i tedeschi con 11.705 e i francesi con 10.939. Tre paesi fondatori dell’Unione che, sommati, non raggiungono la quota italiana. Una distribuzione che riflette dinamiche di lungo periodo: la percezione del posto nell’istituzione europea come garanzia di stabilità economica è radicata in modo disomogeneo nel continente.
Stipendi da seimila euro e una lista di riserva
I vincitori — 1490 in totale — entreranno in una lista di riserva per posizioni di livello AD5, il gradino di ingresso nella carriera amministrativa europea di fascia alta. La retribuzione mensile oscilla tra i 6mila e i 7mila euro netti, cui si aggiungono i consueti benefici previsti dallo statuto del personale Ue: esenzione fiscale parziale, indennità di espatrio, copertura sanitaria. Non si tratta di un’assunzione diretta: l’inserimento nella lista garantisce l’idoneità, non il contratto. Le istituzioni attingeranno da quel bacino secondo le proprie necessità.
L’ultimo concorso generalista paragonabile, quello del 2019, aveva registrato circa 22mila partecipanti. Il salto a 174mila, nell’arco di sei anni, segnala qualcosa che va oltre la semplice attrattività dei salari. Racconta un mercato del lavoro europeo in tensione, una classe medio-istruita in cerca di approdi stabili, e forse una disaffezione crescente verso il settore privato in contesti nazionali percepiti come instabili. L’Epso ha definito il risultato “ben oltre qualsiasi aspettativa”. È una formula burocratica. Ma fotografa, con precisione involontaria, un disagio molto concreto.
