Intesa Usa-Iran, stop alle ostilità e svolta su Hormuz. Meloni: “L’Italia sosterrà il processo diplomatico”

Donald Trump e Shehbaz Sharif

Donald Trump e Shehbaz Sharif

L’intesa tra Stati Uniti e Iran segna uno dei passaggi diplomatici più rilevanti degli ultimi anni in Medio Oriente. L’annuncio è arrivato dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha rivendicato il ruolo di Islamabad nella mediazione. “A seguito di intensi colloqui siamo lieti di annunciare che l’Accordo di Pace tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran è stato raggiunto”, ha scritto su X. “Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano”.

Sharif ha inoltre precisato che “la cerimonia ufficiale di firma avrà luogo venerdì 19 giugno in Svizzera” e che, prima dell’entrata in vigore dell’intesa, “i mediatori faciliteranno una serie di incontri” destinati a preparare i colloqui tecnici necessari all’attuazione del memorandum.

La conferma è arrivata poco dopo da Washington. Su Truth, il presidente Donald Trump ha annunciato che “l’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo”. Poi ha aggiunto: “Congratulazioni a tutti. Con la presente autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra”.

Il nodo delle garanzie

Secondo fonti dell’amministrazione americana, i dettagli del memorandum saranno resi pubblici entro le prossime quarantotto ore. La firma digitale sarebbe già stata completata, mentre quella formale è prevista il 19 giugno in Svizzera.

Nel corso di un incontro bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron, Trump ha insistito sul valore strategico dell’intesa. “Andiamo molto d’accordo con l’Iran”, ha dichiarato, sottolineando che nel Paese vi sarebbe “un nuovo insieme di leader intelligenti e forti”. Il presidente americano ha inoltre affermato che “non avranno un’arma nucleare, sono d’accordo totalmente su questo”, aggiungendo che “probabilmente l’avrebbero usata se l’avessero avuta”.

Trump ha definito il memorandum una base per una nuova fase delle relazioni bilaterali. “Quella con l’Iran si spera sarà una buona relazione, altrimenti torneremo all’inizio”, ha osservato. “L’accordo porterà successo al mondo”.

Le reazioni europee

L’Europa ha accolto positivamente l’annuncio. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “un’occasione di pace che va colta”, ringraziando “tutti i mediatori, e in particolare il Qatar e il Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa”.

In una nota diffusa dopo il raggiungimento dell’accordo, la premier ha ribadito che “l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo”. Sul piano operativo ha aggiunto che Roma è pronta, “insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”.

Meloni ha inoltre richiamato l’attenzione sulla situazione in Libano. “È necessario che le ostilità cessino anche in Libano, dove l’Italia continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese”, ha affermato.

Consenso globale e dissenso israeliano

L’intesa ha raccolto ampi consensi internazionali. Il ministero degli Esteri egiziano l’ha definita “uno sviluppo di grande importanza” destinato a ripristinare “sicurezza e stabilità” nella regione e nel mondo.

Anche il Giappone ha espresso soddisfazione. La premier Sanae Takaichi ha definito il memorandum “un passo importante” verso la soluzione della crisi e ha ricordato che Tokyo ha lavorato per favorire “una reale de-escalation” e garantire “la libera e sicura navigazione nello Stretto di Hormuz”. Secondo la leader giapponese, sarà ora fondamentale che il documento venga “attuato in modo affidabile”.

Di segno opposto la reazione israeliana. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha scritto su X che “l’accordo con l’Iran è negativo per Israele e per l’intero mondo libero. Punto”. Pur riconoscendo che la campagna militare ha prodotto risultati, ha sostenuto che “dovremo continuare autonomamente la campagna per il rovesciamento del regime, anche con mezzi non convenzionali, e assicurarci che l’Iran non disponga mai di armi nucleari”.

Smotrich ha inoltre avvertito che “in Libano saremo messi alla prova” e ha rivendicato la necessità di garantire alle Forze di Difesa Israeliane “piena libertà d’azione per proseguire nell’allontanamento di Hezbollah”.

La partita delle grandi potenze

Anche la Cina ha rivendicato un ruolo nel percorso negoziale. Il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha affermato che Pechino “si è sempre adoperata per fermare la guerra” e continuerà a contribuire alla stabilità regionale mantenendo una posizione di “equità e giustizia”.

Secondo Lin, le proposte avanzate dal presidente Xi Jinping hanno contribuito a rafforzare il consenso internazionale attorno alla necessità di una soluzione diplomatica. “La Cina continuerà a contribuire con la propria forza alla realizzazione di una pace duratura in Medio Oriente”, ha dichiarato.

Anche Emmanuel Macron ha accolto favorevolmente il risultato del negoziato. “Ieri è stato firmato un importante accordo con l’Iran, perché risolve la questione nucleare”, ha affermato a margine del vertice del G7 di Evian. “Si tratta di un tema fondamentale per la pace nel mondo intero”.

La firma prevista in Svizzera rappresenterà il passaggio decisivo. Da quel momento si entrerà nella fase dell’attuazione concreta degli impegni assunti. Per Washington e Teheran sarà il banco di prova dell’intesa; per la comunità internazionale, il test sulla possibilità di trasformare una tregua diplomatica in una stabilizzazione duratura dell’intera regione.