Referendum giustizia, Nordio: “Il sì quasi certo, poi tavolo con magistratura e avvocatura”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, parlando da Grosseto a pochi giorni dalla consultazione referendaria sulla riforma costituzionale, esprime piena fiducia nella vittoria dei favorevoli e annuncia l’apertura immediata di un confronto istituzionale per definire le leggi attuative.

Ministro Nordio - (video) - ilFogliettone.it

Carlo Nordio

Carlo Nordio non usa il condizionale. A pochi giorni dal referendum costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura, il ministro della Giustizia parla di vittoria del sì come di un esito “quasi certo”, e già delinea le mosse successive: un tavolo aperto con magistratura, avvocatura e mondo accademico per scrivere insieme le leggi attuative. Il giorno dopo il voto, non settimane dopo. Il Guardasigilli interviene da Grosseto e consegna una lettura del referendum che trascende la dialettica governo-opposizione, rivendicando la natura trasversale della riforma e respingendo le accuse di volere una giustizia asservita all’esecutivo.

Nordio: nessuna umiliazione, ma liberazione

Il ministro è diretto sulla posta in gioco simbolica. L’intenzione del governo, spiega, “non è quella di sottomettere o umiliare la magistratura, ma di liberarla. Di liberare le migliori energie che oggi sono compresse dalla pressione delle correnti”. La separazione delle carriere, in questa lettura, non è un atto di forza politica ma una misura igienica per il sistema giudiziario. Nordio ricorda che in tutta Europa le carriere sono già distinte, e che l’Italia resta un’anomalia nel panorama occidentale. Il voto del sì, dunque, non sarebbe una scelta di parte ma di civiltà istituzionale.

Quanto alle accuse mosse al governo in campagna referendaria, il ministro parla esplicitamente di “fake news”: l’idea che l’esecutivo voglia sottoporre i giudici al controllo politico sarebbe una distorsione deliberata del contenuto della riforma. Il suo invito è duplice: “Prima informiamoci tutti bene e poi andiamo a votare”. La qualità del dibattito pubblico, a suo avviso, è stata alterata da pregiudizi che hanno oscurato il merito della questione.

Il tavolo promesso: dialogo anche con i critici

La proposta post-referendaria di Nordio ha una valenza tattica precisa. Invitare al confronto proprio i soggetti che hanno osteggiato la riforma serve a dimostrare, con i fatti, che nessuno intende imporre nulla alla magistratura. “Chiederemo alla magistratura, all’avvocatura e al mondo accademico di sedersi a un tavolo con noi per confrontarci sulle leggi attuative”, annuncia il Guardasigilli, specificando che queste norme sono “importanti quasi quanto la riforma” stessa. Un cantiere aperto, non un atto unilaterale.

Il ministro cita poi la battuta della premier Giorgia Meloni per sgomberare il campo da letture strumentali: chi pensa di “dare una spallata al governo” votando no si ritroverebbe “lo stesso governo e la stessa giustizia”. Il referendum non è un test di fiducia sull’esecutivo. Nordio aggiunge una notazione politica: una quota significativa dell’elettorato di sinistra voterà sì, trascinata dal fatto che la stessa riforma fu in passato sostenuta da figure come Massimo D’Alema, Debora Serracchiani e Roberto Speranza.

Organici, concorsi e tempi dei processi

Sul piano operativo, Nordio rivendica un’agenda di governo che definisce senza precedenti. Cinque concorsi per la magistratura sono stati avviati, due già conclusi. Entro la fine dell’anno, assicura, l’organico sarà colmato. Sono stati inoltre stabilizzati i lavoratori degli uffici del processo e i giudici onorari, “senza i quali gli uffici giudiziari non funzionerebbero”. L’obiettivo è agire su fronti paralleli: la riforma costituzionale da un lato, le misure organizzative dall’altro.

Se invece il sì non dovesse prevalere, lo scenario descritto dal ministro è netto: “Il governo resterà dov’è. Non cambia nulla, ma le riforme della giustizia si bloccano”. In quel caso, verrebbe meno anche la possibilità di “portare a compimento la riforma Vassalli”, il cui completamento Nordio indica come obiettivo storico. L’auspicio finale è che l’ultima settimana di campagna referendaria si svolga nel clima indicato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Pacato, razionale, ma innanzitutto fondato sui contenuti”.