Dal governo agli industriali, il fronte del carbone si allarga: Pichetto non esclude gli impianti fossili, Orsini li invoca senza reticenze
Il presidente di Confindustria e il ministro dell’Ambiente fotografano la stessa emergenza energetica con linguaggi opposti: burocratico il primo, pragmatico il secondo, identica la sostanza.
Gilberto Pichetto Fratin
Il ritorno al carbone, se mai avverrà, sarà una misura temporanea e circoscritta alla sicurezza del sistema, non un’inversione di rotta sulla transizione energetica. Lo ha ribadito il ministro Gilberto Pichetto Fratin rispondendo al Question time della Camera, evocando il precedente del 2022 e respingendo ogni lettura politica dell’ipotesi.
L’ipotesi carbone resta sulla carta
Le parole del ministro sono state calibrate con precisione burocratica. “La previsione di una eventuale e, ad oggi, meramente ipotetica entrata in esercizio temporanea di taluni impianti tradizionali di generazione”, ha detto Pichetto Fratin, “risponde esclusivamente a esigenze di sicurezza del sistema in un contesto geopolitico particolarmente complesso, significativamente incerto”.
Una formulazione che scarica il peso della scelta sul contesto internazionale, non su una volontà politica autonoma del governo. Il riferimento è esplicito: il modello è quello del 2022, quando la crisi del gas innescata dall’invasione russa dell’Ucraina costrinse l’Italia e altri Paesi europei ad adottare “programmi di massimizzazione del carbone” per garantire riserve di gas naturale. Allora fu emergenza conclamata. Oggi è cautela preventiva.
Decarbonizzazione: il ministro difende la coerenza
Pichetto ha tenuto a separare i due piani. Un eventuale ricorso temporaneo agli impianti a combustibile fossile, ha precisato, “sicuramente non è una scelta che smentisce o affievolisce il percorso di decarbonizzazione”, che proseguirà “con l’intento di rafforzare il sistema energetico da eventi esterni e di alleggerire il peso degli oneri sostenuti dagli italiani”. A sostegno della tesi, il ministro ha citato il decreto bollette come prova tangibile della direzione impressa dal governo: ridurre i costi energetici per famiglie e imprese senza abbandonare gli obiettivi climatici. La difesa è lineare, ma l’equazione resta aperta: conciliare flessibilità operativa sulle fonti fossili con impegni di transizione vincolanti è un esercizio che l’Europa intera affronta con crescente difficoltà.
