Il rilancio di Monte dei Paschi riapre il risiko bancario tra l’offerta di Banco Bpm e lo schema Intesa

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L’istituto di credito senese torna al centro del consolidamento finanziario italiano, stretto tra la proposta di fusione paritetica avanzata da Piazza Meda e l’ipotesi di un’offerta concorrente congiunta da parte di Ca’ de Sass e Bper. Monte dei Paschi di Siena, fondato nel 1472 e guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, ha completato il risanamento strutturale dopo una prolungata crisi e una lunga stagione di controllo pubblico.

La banca ha inaugurato una nuova fase strategica attraverso l’acquisizione di Mediobanca, espandendo il proprio raggio d’azione oltre i confini del credito commerciale. Grazie all’integrazione con l’istituto di Piazzetta Cuccia, Siena ha esteso le attività nel wealth management, nel private banking, nel credito al consumo e nell’investment banking. La partecipazione detenuta in Assicurazioni Generali proietta inoltre l’asse senese all’interno di uno dei nodi azionari più delicati e strategici dell’intera finanza nazionale.

I numeri del consolidamento

I risultati del primo trimestre 2026 confermano la solidità della struttura finanziaria, con un utile netto di 521 milioni di euro, ricavi per 1,96 miliardi e un Cet1 ratio posizionato al 15,9%. La struttura operativa al 31 marzo contava 22.030 dipendenti e 1.549 filiali sul territorio nazionale, a supporto di una raccolta commerciale complessiva di circa 290 miliardi di euro e impieghi lordi pari a 129 miliardi.

Alla chiusura dei mercati finanziari del 5 giugno, la capitalizzazione di borsa dell’istituto ha raggiunto i 27,3 miliardi di euro. L’assetto societario vede come primo azionista Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, con il 17,5% delle quote, seguita dal gruppo Caltagirone al 10,3%. Nel capitale figurano inoltre BlackRock al 4,9%, il Ministero dell’Economia e delle Finanze con il 4,9% e Banco Bpm con il 3,7%. Il progressivo disimpegno della quota residua del Tesoro, richiamato dal ministro Giancarlo Giorgetti, resta un dossier aperto dopo le tensioni sulla governance risolte in primavera.

I piani di fusione

L’agenda di Siena prevede ora la valutazione della proposta di Banco Bpm, finalizzata alla creazione del secondo operatore bancario del Paese. Il progetto stima una capitalizzazione potenziale superiore ai 50 miliardi di euro, sinergie lorde per oltre 1,1 miliardi e un utile netto a regime calcolato in circa 6 miliardi.

Il primo passaggio formale coinciderà con il consiglio di amministrazione già convocato per lunedì 8 giugno, dopo la scelta iniziale della banca toscana di non rilasciare commenti ufficiali. Sullo sfondo si profila tuttavia lo schema alternativo rivelato dal Financial Times, secondo cui Intesa Sanpaolo starebbe strutturando un’offerta congiunta insieme a Bper. Il piano prevede la separazione delle attività: l’istituto emiliano rileverebbe la rete commerciale del Monte, mentre Ca’ de Sass acquisirebbe Mediobanca, incamerando di conseguenza la quota del 13% detenuta nella compagnia assicurativa triestina.

Gli equilibri della governance

L’operazione consentirebbe a Bper di incrementare la scala dimensionale e la capillarità territoriale, mentre Intesa Sanpaolo consoliderebbe il primato nel risparmio gestito e nel comparto assicurativo tramite l’investment banking e le attività di Piazzetta Cuccia. Secondo le indiscrezioni della stampa internazionale, il consiglio di amministrazione di Intesa si sarebbe riunito per definire i dettagli tecnici di un’offerta suscettibile di formalizzazione immediata.

Le ricostruzioni indicano che il piano riceverebbe l’appoggio di Unipol, socio di riferimento di Bper, con il gruppo guidato da Carlo Cimbri orientato a indicare Alberto Nagel nel ruolo di advisor. Sebbene Intesa e Bper abbiano mantenuto il massimo riserbo e Siena abbia dichiarato di non aver ricevuto comunicazioni ufficiali su offerte congiunte, la partita in corso si conferma decisiva per il ridisegno complessivo del sistema bancario.