È morto Peppino Di Capri, l’artista che rinnovò la canzone italiana unendo la tradizione napoletana al rock

L’interprete di successi internazionali come Champagne e vincitore di due Festival di Sanremo si è spento oggi a 86 anni nella sua isola natale dopo una lunga malattia; domani i funerali e il lutto cittadino.

Peppino Di Capri

Peppino Di Capri

Giuseppe Faiella, noto con lo pseudonimo di Peppino Di Capri, è morto oggi 11 luglio a Capri all’età di 86 anni dopo una lunga malattia.

Il musicista, che avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 27 luglio, lascia i tre figli Igor, Edoardo e Dario; le esequie si terranno domani alle 17 nella ex cattedrale di Santo Stefano, in concomitanza con il lutto cittadino proclamato dall’amministrazione locale. La scomparsa dell’artista, avvenuta a pochi anni dalla perdita della seconda moglie Giuliana Gagliardi, segna la fine di un’era per la canzone italiana, di cui è stato interprete e innovatore per oltre sei decenni.

Dalle truppe alleate al rock

Nato a Capri nel 1939 in una famiglia di radicata tradizione musicale — il nonno era componente della banda municipale, il padre Bernardo gestiva un negozio di strumenti ed era polistrumentista — Faiella manifestò un talento precocissimo. A soli quattro anni, nel 1943, si esibì al pianoforte davanti ai soldati statunitensi di stanza sull’isola.

Il successivo percorso di studi classici con una severa insegnante tedesca si interruppe bruscamente quando la docente scoprì le esibizioni clandestine del giovane pianista nei night-club di Capri e Ischia insieme al batterista Ettore Falconieri. Nel 1956 la vittoria nel programma televisivo “Primo applauso” impose il duo all’attenzione nazionale, preludio alla nascita del sodalizio “Peppino di Capri e i suoi Rockers”, contrattualizzato a Milano dopo una serie di esibizioni nei locali del golfo di Napoli.

Il boom e i Beatles

La svolta discografica si consolidò nel 1958 con il primo successo commerciale, il brano Malatia. Gli anni Sessanta decretarono la consacrazione internazionale dell’artista, capace di innestare stilemi rock and roll e twist sulla melodia partenopea, trasformandola in un fenomeno di costume accessibile alle nuove generazioni.

Risalgono a questo periodo tracce destinate a rimanere nella storia discografica del Paese, tra cui Roberta, Luna Caprese, St. Tropez Twist e la reinterpretazione di Let’s Twist Again, che si attestò come il suo supporto fonografico più venduto. Nel giugno del 1965 la formazione guidata da Faiella fu designata per l’apertura ufficiale di tutte le date della prima e unica tournée italiana dei Beatles, consolidando il proprio ruolo di riferimento nella transizione della musica pop nazionale.

I record di Sanremo

Il percorso artistico di Peppino Di Capri si è intrecciato in modo sistematico con la storia del Festival di Sanremo, manifestazione alla quale ha preso parte per quindici volte, un primato condiviso nella storia della kermesse ligure. L’artista ha iscritto il proprio nome nell’albo d’oro del Festival in due occasioni: la prima nel 1973 con il brano ‘Un grande amore e niente più’, e la seconda nel 1976 con ‘Non lo faccio più’.

A queste si aggiunse, nel 1970, la vittoria nell’ultima edizione del Festival di Napoli con Me chiamme ammore. La sua produzione ha firmato anche la sigla del programma televisivo Rischiatutto con Amare di meno, mantenendo una costante presenza nelle classifiche di vendita e nei circuiti concertistici internazionali.

Gli omaggi e la fiction

La longevità professionale dell’interprete ha trovato celebrazione in sedi istituzionali di rilievo nel corso dell’ultimo decennio. Nel 2018 l’artista ha festeggiato i sessant’anni di attività con un concerto al Teatro di San Carlo di Napoli. Cinque anni più tardi, nel 2023, ha ricevuto il premio alla carriera sul palco del Teatro Ariston durante il Festival di Sanremo.

L’ultima apparizione pubblica risale a un anno fa, in occasione della proiezione nella Certosa di San Giacomo del film televisivo biografico “Champagne – Peppino Di Capri”, prodotto da Rai Fiction e O’Groove sotto la regia di Cinzia Th Torrini. In quella sede l’artista si era esibito per l’ultima volta eseguendo il suo brano più celebre, Champagne, accompagnato dalla band diretta dal figlio Edoardo.