Verso Los Angeles 2028, la riammissione della Russia apre un nuovo fronte tra il Cio e l’Europa
Il Comitato olimpico internazionale ha revocato la sospensione del Comitato olimpico russo, aprendo la strada al graduale ritorno della Russia nel sistema sportivo mondiale. La decisione rappresenta il primo passo verso una possibile riammissione completa in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028 e delle successive edizioni olimpiche, ma trasferisce alle federazioni internazionali la responsabilità delle scelte operative e riaccende il confronto politico che accompagna lo sport dall’invasione russa dell’Ucraina.
Il Cio ha raccomandato alle federazioni internazionali di consentire il ritorno degli atleti russi almeno in qualità di neutrali, lasciando però ai singoli organismi la facoltà di stabilire quando riprendere l’organizzazione di eventi sul territorio russo e con quali modalità riammettere delegazioni e nazionali.
L’obiettivo è arrivare gradualmente alla normalizzazione della presenza russa senza provocare una frattura nel movimento olimpico. È un percorso tutt’altro che semplice, perché numerosi Paesi europei considerano ancora incompatibile una piena riammissione con il conflitto in corso.
Le resistenze dei Paesi europei
L’opposizione più netta arriva dai Paesi baltici e nordici, che hanno già annunciato la possibilità di boicottare competizioni in caso di ritorno della Russia con simboli nazionali. L’Ucraina ha reagito definendo la decisione del Cio una “vergogna”, mentre l’Estonia ha già sperimentato le conseguenze della propria linea di chiusura.
Dopo aver escluso gli atleti russi dalle competizioni organizzate sul proprio territorio, ha perso l’assegnazione dei Campionati europei di scherma e di tiro a segno. Anche negli sport acquatici la confederazione dei Paesi nordici ha minacciato di non partecipare alle gare e di rinunciare all’organizzazione di manifestazioni internazionali. In questo settore gli atleti russi continuano, per ora, a competere con status neutrale.
Le discipline già riaperte
La riabilitazione procede però a velocità differenti a seconda delle discipline. La federazione internazionale di judo è stata la prima a eliminare ogni restrizione, nel novembre 2025, dopo avere già consentito la partecipazione di atleti neutrali dall’estate 2022. Successivamente hanno seguito la stessa strada il taekwondo e la lotta.
Nel 2026 si sono aggiunte progressivamente World Aquatics per nuoto, pallanuoto, tuffi e nuoto artistico, la ginnastica artistica e ritmica, il sollevamento pesi, la scherma e il pentathlon moderno, consentendo il ritorno di atleti russi e bielorussi anche con bandiere, inni e sigle nazionali.
In totale sono sette le federazioni internazionali che hanno ormai eliminato le limitazioni precedenti e autorizzato il pieno reinserimento di Russia e Bielorussia. Il primo segnale di inversione era arrivato dal movimento paralimpico.
Alla fine di settembre dello scorso anno il Comitato Paralimpico Internazionale aveva approvato a maggioranza la riammissione di russi e bielorussi, autorizzandone la partecipazione ai Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026 con bandiera, inno e divise ufficiali. Quella decisione ha anticipato il dibattito oggi aperto anche nel movimento olimpico.
L’eccezione dell’atletica
La principale eccezione resta World Athletics. La federazione guidata da Lord Sebastian Coe mantiene infatti il divieto imposto nel novembre 2015 dopo lo scandalo del doping di Stato russo. Da allora gli atleti russi non sono mai stati riammessi, nemmeno a titolo individuale.
La conferma del divieto è arrivata pochi giorni prima della revoca della sospensione decisa dal Cio, evidenziando la distanza tra la linea del Comitato olimpico e quella della federazione più importante dell’atletica mondiale.
Molte discipline continuano ad adottare una soluzione intermedia. Ciclismo, canottaggio, triathlon, tennis, badminton e tennistavolo consentono già la partecipazione di atleti russi e bielorussi esclusivamente sotto status neutrale.
Negli sport invernali l’unica apertura riguarda l’International Skating Union, che ha ammesso una partecipazione limitata senza simboli nazionali. Restano invece chiuse le porte nello slittino, nel bob, nel calcio e nell’hockey su ghiaccio.
La Federazione internazionale di hockey ha tuttavia compiuto un primo passo nel maggio scorso, autorizzando il ritorno di alcune rappresentative giovanili e femminili. La questione potrebbe tornare al centro del dibattito dopo le elezioni federali previste il 2 ottobre.
Dal bando del 2022 alle aperture
L’attuale fase rappresenta l’evoluzione di un percorso iniziato subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il 26 febbraio 2022, due giorni dopo l’inizio dell’offensiva militare, il Cio raccomandò l’esclusione di atleti, squadre e dirigenti russi e bielorussi da tutte le competizioni internazionali.
Le prime aperture arrivarono nell’estate del 2023 esclusivamente per consentire le qualificazioni ai Giochi di Parigi 2024. Potevano partecipare soltanto atleti individuali in qualità di neutrali, a condizione di non avere espresso pubblicamente sostegno all’operazione militare russa e di non appartenere a società sportive riconducibili alle forze armate o agli apparati di sicurezza.
Nel dicembre 2025 il Cio aveva poi raccomandato il ripristino di bandiera e inno per le categorie fino agli Under 23. L’ultima decisione estende il ritorno alle competizioni anche agli atleti senior e alle squadre, rinviando a una fase successiva la valutazione sulla piena riammissione della Russia con tutti i simboli nazionali.
L’ultima partecipazione della Russia a un’edizione olimpica sotto la propria bandiera resta quella dei Giochi di Rio de Janeiro del 2016. Il percorso avviato dal Cio punta ora a superare definitivamente le restrizioni imposte negli anni successivi, ma dovrà misurarsi con le resistenze politiche e sportive di una parte consistente della comunità internazionale.
