L’Udc attacca Vannacci e Futuro Nazionale e rivendica la centralità dell’area moderata di centrodestra

Durante il Consiglio nazionale a Roma, il segretario Antonio De Poli definisce inconciliabili con i valori cattolico-democratici le proposte sulle classi separate per disabili, la negazione del femminicidio e la remigrazione.

Antonio De Poli

Antonio De Poli

L’Udc rompe il silenzio sulle posizioni di Roberto Vannacci e del movimento Futuro Nazionale, bocciandone le proposte programmatiche e rivendicando un ruolo centrale nell’asse di governo. Durante il Consiglio nazionale del partito riunito a Roma, il segretario Antonio De Poli ha bollato come populiste e incompatibili con la cultura moderata e popolare le tesi su scuola, diritti e immigrazione avanzate dal generale.

Il perimetro programmatico tracciato da Futuro Nazionale trova così un’opposizione esplicita all’interno del centrodestra. De Poli ha individuato tre punti di insanabile divergenza: l’ipotesi di istituire classi separate per gli alunni con disabilità, il ridimensionamento della nozione di femminicidio e il principio della remigrazione per la gestione dei flussi migratori.

Incompatibilità con la tradizione popolare

La distanza ideologica riguarda l’identità stessa della coalizione. “Alcune posizioni espresse da Futuro nazionale sono inconciliabili con la cultura popolare, cattolico-democratica ed europeista dell’UDC”, ha dichiarato De Poli nel corso del suo intervento. Il segretario ha rimarcato l’impossibilità di mediare su principi definiti inderogabili: “Ci sono temi sui quali non possono esserci ambiguità”.

Il rifiuto della proposta di separazione scolastica per i portatori di handicap costituisce l’affondo politico più duro dell’intervento. “C’è un grande spazio che si sta aprendo e non è quello sicuramente di Vannacci che sta facendo populismo”, ha affermato De Poli. “Cosa facciamo? Torniamo a discriminare gli studenti con disabilità? Torniamo indietro di 200 anni fa?”, ha ribadito il segretario Udc di fronte ai delegati nazionali.

L’impatto sugli equilibri di coalizione

Il dibattito tocca direttamente la strategia elettorale e la tenuta politica del centrodestra. La dirigenza centrista respinge l’ipotesi che la coalizione debba spostare il proprio baricentro verso posizioni massimaliste per intercettare il malcontento, sostenendo che l’elettorato moderato stia cercando rappresentanza e stabilità istituzionale. Non sono ancora stati resi noti i passaggi operativi con cui il partito intende tradurre questa posizione all’interno del confronto con gli altri alleati di governo.

La costruzione della maggioranza passa, secondo l’Udc, dalla solidità ideologica della sua componente moderata. “Il futuro del Centrodestra non passa dalla rincorsa agli estremismi ma passa dalla capacità di allargare il consenso”, ha evidenziato De Poli. Il segretario ha poi aggiunto la stima numerica sull’apporto del proprio polo: “Crediamo che un Centro più forte renda più forte tutta la coalizione”.

La linea sul metodo politico

L’intervento al Consiglio nazionale traccia infine una distinzione sul piano del linguaggio e del metodo dell’azione di governo. L’Udc punta a smarcarsi dalla retorica sovranista per posizionarsi come garante dell’equilibrio istituzionale e dell’integrazione europea.

La critica al modello comunicativo dell’ala radicale si traduce nel richiamo alla responsabilità di partito. “La politica non è una gara a chi urla di più”, ha concluso De Poli, “ma è la responsabilità, il coraggio di scegliere di stare dalla parte della coerenza rispetto ai propri valori”.