Dopo il no di Bruxelles, Germania rilancia con Italia e altri quattro Paesi tassa su extraprofitti petroliferi

La lettera firmata da Berlino, Roma, Vienna, Varsavia, Lisbona e Madrid punta all’agenda dell’Ecofin di settembre a Dublino.

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Sei ministri delle Finanze dell’Unione europea, tra cui l’Italia, hanno inviato una lettera congiunta al collega irlandese per chiedere una tassa comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, cresciuti per effetto della guerra in Medio Oriente. La missiva, visionata sabato dall’agenzia Afp, porta le firme dei titolari delle Finanze di Germania, Italia, Austria, Polonia e Portogallo, insieme al ministro dell’Economia spagnolo. Il destinatario è l’Irlanda, che detiene in questo semestre la presidenza di turno del Consiglio Ue.

Klingbeil dietro l’iniziativa

L’iniziativa porta la firma del ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, esponente della Spd, che ha promosso la lettera e ne ha coordinato la stesura con gli omologhi degli altri cinque Paesi. I firmatari chiedono che il tema venga inserito all’ordine del giorno della riunione dei ministri economici e finanziari dell’Ue in programma a Dublino il 18 e 19 settembre.

Nel testo i sei ministri richiamano l’entità dello shock economico in corso. “Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni, e il malcontento per l’aumento del costo della vita sta crescendo in tutto il mondo” scrivono nella lettera. A questo aggiungono un giudizio netto sulle misure nazionali finora adottate, ritenute insufficienti a stabilizzare in modo permanente i prezzi per imprese e cittadini.

Un quadro fiscale comune

Per i firmatari serve “un approccio congiunto” capace di far pesare sui beneficiari della crisi parte dell’onere sostenuto dal pubblico. La lettera propone quindi “un quadro a livello Ue per la tassazione degli extraprofitti” come materia da discutere formalmente tra i ministri, non come semplice raccomandazione tecnica.

I ministri chiedono anche di attingere alle esperienze già maturate su come colpire in modo mirato i profitti delle multinazionali petrolifere. A questo scopo sollecitano la pubblicazione rapida dei risultati dell’indagine europea sui margini di profitto delle raffinerie, ritenuta condizione necessaria per verificare che le compagnie non stiano sfruttando l’attuale situazione energetica.

Il compromesso interno a Berlino

Secondo la ricostruzione del quotidiano Der Spiegel, la lettera riflette anche un equilibrio politico raggiunto all’interno della coalizione di governo tedesca. Klingbeil sarebbe riuscito a convincere gli alleati conservatori di Cdu/Csu ad accettare l’ipotesi di un prelievo sugli extraprofitti, ma solo a condizione che si fondi su una normativa valida in tutta l’Unione europea, e non su iniziative nazionali scoordinate.

Der Spiegel ricorda inoltre che un portavoce del cancelliere Friedrich Merz ha recentemente aperto, seppure con cautela, alla misura. Il portavoce ha dichiarato che l’esecutivo tedesco è “aperto al confronto in linea di principio”, pur segnalando i rischi di natura tributaria e costituzionale sollevati dalle imprese del settore.

Il precedente respinto da Bruxelles

La richiesta non è la prima. A inizio aprile gli stessi Paesi, con l’eccezione della Polonia, avevano già indirizzato un’analoga sollecitazione alla Commissione europea, in una lettera al commissario al Clima Wopke Hoekstra. In quell’occasione i cinque ministri avevano invocato il precedente del “contributo di solidarietà per la crisi energetica”, introdotto a livello Ue nel 2022-2023 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, chiedendo all’esecutivo comunitario di elaborare “rapidamente” uno strumento analogo fondato su “una solida base giuridica”. Quella lettera non specificava però né le società da assoggettare alla norma né un possibile ammontare del prelievo.

La risposta di Bruxelles era arrivata poche settimane dopo, con un esito opposto alle attese dei sei governi. Nel pacchetto di misure presentato il 22 aprile, la Commissione ha respinto l’introduzione di una tassa europea obbligatoria sugli extraprofitti delle compagnie energetiche e petrolifere, scegliendo di non intervenire direttamente sul mercato a livello comunitario. L’esecutivo ha lasciato ai singoli governi nazionali la facoltà di tassare i profitti straordinari, puntando invece su strumenti alternativi come il taglio delle imposte sull’elettricità e il coordinamento tra Stati membri per il riempimento degli stoccaggi di gas.

Cosa succede a Dublino

La lettera inviata alla presidenza irlandese riporta dunque al centro del dibattito comunitario un tema su cui la Commissione ha già preso posizione negativa pochi mesi fa. Se il punto verrà effettivamente inserito nell’agenda dell’Ecofin di settembre, la discussione a Dublino metterà alla prova la tenuta del fronte dei sei Paesi promotori e la disponibilità della Commissione a rivedere la propria linea. Non sono ancora stati resi noti i risultati dell’indagine europea sui margini di profitto delle raffinerie richiamata nella lettera, né una posizione ufficiale della presidenza irlandese sulla richiesta ricevuta.