Dall’inflazione alla stabilità: Meloni celebra a Bari la lunga durata del governo

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Venerdì al porto di Bari la presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiuderà una serata dedicata alla durata dell’esecutivo. L’iniziativa, con inizio alle 18 e la partecipazione di diversi esponenti del governo, è stata organizzata come momento di celebrazione della longevità del governo e ha già aperto un confronto con le opposizioni sul costo della vita.

La manifestazione arriva nel giorno in cui il Sole 24 Ore dedica un’analisi all’andamento dei prezzi alimentari: secondo i dati elaborati dal quotidiano, nell’arco degli ultimi cinque anni i generi alimentari hanno registrato un aumento complessivo del 29,5%. È su questo dato che il centrosinistra concentra la propria contestazione, contrapponendo alla celebrazione politica le difficoltà economiche delle famiglie.

L’opposizione contesta la celebrazione

La segretaria del Pd Elly Schlein ha legato direttamente l’appuntamento di Bari alla situazione economica delle famiglie. “Mentre le famiglie italiane pagano di tasca propria l’incompetenza di questo governo, con i carburanti alle stelle, i generi alimentari che costano quasi il 30 per cento in più rispetto a cinque anni fa e le bollette più care d’Europa, Giorgia Meloni pensa soltanto a cambiare la legge elettorale e a preparare la sua festa a Bari”, ha accusato.

Schlein ha quindi contrapposto le priorità del governo a quelle degli italiani: “La preoccupazione principale di Palazzo Chigi in queste settimane è preparare l’autocelebrazione, quella degli italiani è pagare il pieno all’automobile e la spesa”. La segretaria dem ha chiuso la sua critica con una formula destinata a sintetizzare la posizione del partito: “Meloni festeggia, l’Italia no”.

La contestazione investe dunque non soltanto l’opportunità politica dell’iniziativa, ma il significato che la maggioranza attribuisce alla durata dell’esecutivo. Per il Pd, la celebrazione non può essere separata dall’andamento dei prezzi e dal peso che l’aumento del costo della vita continua ad avere sui bilanci familiari.

Conte accusa la maggioranza sul potere

Sulla stessa linea si è collocato il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha scelto l’ironia per contestare l’appuntamento pugliese. “È qui la festa? Sono troppo impegnati con i preparativi della loro festa a Bari e a costruirsi una legge elettorale per rimanere imbullonati al potere”, ha dichiarato.

Conte ha collegato così la celebrazione della durata dell’esecutivo alla discussione sulla legge elettorale, sostenendo che la maggioranza starebbe concentrando la propria attività politica sulla permanenza al governo. “Oltre al record di longevità ne vantano un altro: il governo che più a lungo ha ignorato i problemi degli italiani”, ha aggiunto il leader M5s.

Il confronto si sposta quindi dal significato della manifestazione ai risultati dell’esecutivo. Il dato sui prezzi alimentari diventa il principale elemento utilizzato dalle opposizioni per sostenere che la durata del governo non coincida con un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie.

FdI sposta il confronto sul 2022

Fratelli d’Italia ha respinto le accuse e ha contestato soprattutto il modo in cui viene ricostruita l’origine dell’inflazione. Guerino Testa, deputato di FdI e segretario della Commissione Finanze, ha sostenuto che la fiammata dei prezzi fosse già in corso prima dell’insediamento dell’esecutivo Meloni.

“Le opposizioni continuano ad attribuire al Governo Meloni la responsabilità dell’aumento dei prezzi, ma dimenticano un dettaglio tutt’altro che secondario: la fiammata inflazionistica da cui siamo partiti si era verificata quando al Governo c’erano loro”, ha affermato Testa.

Il riferimento della maggioranza è all’ottobre 2022, quando il governo Meloni si insediò. Secondo i dati richiamati da FdI, in quel momento l’inflazione su base annua aveva raggiunto il 12,6%, mentre la media del 2022 si era attestata all’8,1%.

La replica della maggioranza introduce quindi una distinzione tra l’aumento cumulato dei prezzi e l’andamento dell’inflazione nel tempo. Il primo misura quanto siano diventati più costosi i beni rispetto a un periodo precedente; il secondo indica la velocità con cui i prezzi continuano ad aumentare. È su questa differenza che si concentra la difesa dell’esecutivo.

La maggioranza rivendica il calo dell’inflazione

Testa ha indicato negli anni successivi una progressiva riduzione dell’inflazione media: 5,7% nel 2023, 1% nel 2024 e 1,5% nel 2025. “Da lì siamo partiti. Con noi la rotta è stata invertita”, ha sostenuto il deputato, contestando alle opposizioni una lettura che, a suo giudizio, non terrebbe conto della situazione ereditata.

Il punto centrale della replica è che una diminuzione dell’inflazione non comporta automaticamente una riduzione dei prezzi. Quando il tasso d’inflazione scende, i prezzi aumentano più lentamente; perché tornino ai livelli precedenti sarebbe invece necessaria una diminuzione dei prezzi, cioè una deflazione. Il dato sui generi alimentari citato nell’analisi del Sole 24 Ore riguarda dunque l’aumento complessivo registrato nel periodo e non contraddice, di per sé, il successivo rallentamento dell’inflazione.

Testa ha chiuso la sua replica contestando il modo in cui i dati vengono utilizzati nel confronto politico: “Capisco che per le opposizioni e alcune associazioni dei consumatori la matematica possa diventare un’opinione nel dibattito politico, ma i numeri hanno un brutto difetto: non seguono la narrazione dei gufi”.

Gelmetti rilancia la ricostruzione

La stessa linea è stata sostenuta dal senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti, componente della Commissione Bilancio. Anche per Gelmetti il punto di partenza della discussione deve essere collocato negli anni precedenti all’insediamento dell’attuale governo.

“La Schlein, il senatore Boccia & Co. provano a incolpare il Governo Meloni dell’aumento dei prezzi al consumo, dimenticando che la fiammata inflazionistica si è verificata proprio quando al governo c’erano loro”, ha dichiarato Gelmetti.

Il senatore ha richiamato la medesima analisi sui prezzi e ha sottolineato che il periodo considerato comprende anche il 2021 e il 2022. “Proprio nel 2022, come il Pd ricorderà visto che stava al governo, l’inflazione media raggiunse l’8,1% e, quando l’esecutivo Meloni si insediò, nell’ottobre di quello stesso anno, era arrivata addirittura al 12,6% su base annua”, ha precisato.

Anche Gelmetti ha quindi utilizzato la sequenza dei dati successivi per sostenere la tesi della maggioranza: “È da quella situazione che siamo partiti. Con il Governo Meloni, invece, la rotta è stata invertita: l’inflazione media è scesa al 5,7% nel 2023, all’1% nel 2024 e all’1,5% nel 2025”.

Prezzi e durata diventano il terreno dello scontro

Lo scontro sulla festa di Bari finisce così per intrecciare due piani distinti. Da una parte c’è la durata dell’esecutivo, che la maggioranza intende valorizzare attraverso una manifestazione pubblica; dall’altra c’è l’andamento del costo della vita, utilizzato dalle opposizioni per contestare il bilancio politico del governo.

Il dato del 29,5% sui prezzi alimentari negli ultimi cinque anni costituisce il principale elemento della critica del centrosinistra. La maggioranza risponde invece richiamando il livello raggiunto dall’inflazione nel 2022 e il successivo rallentamento registrato nei tre anni indicati.

Il confronto non riguarda quindi soltanto il livello attuale dei prezzi, ma la responsabilità politica delle diverse fasi dell’inflazione. Pd e M5s attribuiscono al governo il peso delle conseguenze ancora visibili sui consumi; Fratelli d’Italia rivendica invece la riduzione del ritmo di crescita dei prezzi e colloca l’origine della crisi inflazionistica nella fase precedente all’insediamento di Meloni.

Venerdì, al porto di Bari, la celebrazione della longevità dell’esecutivo porterà questo confronto sul terreno pubblico. La serata, alla quale sono attesi diversi esponenti del governo e che sarà conclusa dalla presidente del Consiglio, si svolgerà dunque mentre maggioranza e opposizione utilizzano gli stessi dati economici per sostenere letture politiche opposte.