T. rex come un grande mammifero, non dipendeva dal clima: denti rivelano una temperatura interna di 36,3 °C

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Tyrannosaurus rex

Il Tyrannosaurus rex aveva una temperatura corporea media di 36,3 °C, con un margine di errore di circa 2,5 °C. È il risultato di una nuova analisi condotta sullo smalto di tre denti fossili rinvenuti nel Montana, pubblicata sulla rivista Science Advances. Il valore è vicino a quello umano e risulta nettamente superiore alla temperatura stimata nei coccodrilli antichi della stessa formazione geologica.

Il dato rafforza l’ipotesi che il T. rex fosse un animale a sangue caldo, capace di produrre e trattenere calore attraverso il proprio metabolismo. La scoperta mette così in discussione la rappresentazione tradizionale del grande predatore del Cretaceo come un rettile la cui attività dipendeva in larga misura dal calore dell’ambiente esterno.

Lo smalto conserva il segnale termico

La misurazione è stata ottenuta attraverso lo studio dello smalto dentale, un tessuto in grado di conservare informazioni sulla temperatura alla quale si è formato. I ricercatori hanno esaminato specifici legami tra isotopi del carbonio e dell’ossigeno: la loro frequenza varia in funzione della temperatura e quelli associati a condizioni più fredde risultano più abbondanti.

L’analisi ha riguardato tre denti di Tyrannosaurus rex. Due appartenevano a Thomas, un esemplare conservato al Natural History Museum of Los Angeles County. La tecnica ha richiesto soltanto pochi milligrammi di materiale, un risultato reso possibile da anni di lavoro per ridurre il prelievo dai reperti fossili.

Il metodo consente quindi di ottenere informazioni fisiologiche da reperti di grande valore senza ricorrere a quantità significative di materiale. Nel caso del T. rex, il risultato è stato poi verificato attraverso il confronto con fossili appartenenti a un altro gruppo di grandi rettili.

Il confronto con i coccodrilli

Cinque denti di antichi coccodrilli provenienti dalla stessa formazione geologica hanno fornito un termine di paragone. Per questi animali è stata stimata una temperatura media di circa 30,9 °C, oltre cinque gradi inferiore rispetto al valore attribuito al T. rex.

La differenza è rilevante perché consente di confrontare animali vissuti nello stesso contesto geologico, riducendo l’incidenza delle condizioni ambientali come spiegazione della diversa temperatura registrata nei fossili. Nel caso del T. rex, il valore di 36,3 °C è compatibile con una fisiologia nella quale la produzione interna di calore aveva un ruolo importante.

L’ipotesi è quella dell’endotermia, cioè della capacità biologica di alcuni animali di regolare la temperatura corporea attraverso processi interni. Un animale con questa caratteristica non deve affidarsi esclusivamente al calore esterno per mantenere attivo il proprio organismo.

Più calore, maggiore richiesta energetica

Una fisiologia basata su un metabolismo più elevato comporta però anche un costo. Produrre e mantenere calore richiede energia e quindi un maggiore fabbisogno alimentare. Per un grande predatore come il T. rex, questo avrebbe significato sostenere un livello di attività sufficiente a procurarsi le risorse necessarie.

La temperatura stimata colloca il T. rex nell’intervallo osservato in alcuni grandi mammiferi moderni, pur restando inferiore ai valori tipici di molti uccelli. Il confronto non identifica quindi il dinosauro con un preciso gruppo animale contemporaneo, ma offre un parametro fisiologico utile per ricostruirne il metabolismo.

Il dato può avere conseguenze anche sull’interpretazione della distribuzione dei tirannosauri durante il Cretaceo superiore. Il gruppo dominava soprattutto nei territori che oggi corrispondono all’America del Nord e all’Asia, ma i modelli climatici utilizzati dai ricercatori indicano che condizioni compatibili con una fisiologia endotermica erano presenti anche in aree più fredde del Nord America.

Il risultato riguarda una sola specie

Gli autori invitano tuttavia a non estendere automaticamente il risultato all’intero gruppo dei dinosauri. La misurazione riguarda il Tyrannosaurus rex e non dimostra che tutte le specie avessero lo stesso sistema di regolazione della temperatura.

La stessa tecnica potrà essere applicata ad altri fossili per verificare quanto fossero diffuse strategie differenti di termoregolazione. Il confronto tra specie diverse potrebbe chiarire se l’endotermia fosse una caratteristica circoscritta ad alcuni dinosauri oppure una soluzione fisiologica più comune di quanto indicato dalle ricostruzioni tradizionali.

Il valore di 36,3 °C offre dunque un dato specifico su una singola specie e, insieme, un nuovo strumento per studiare la fisiologia dei dinosauri. La differenza rispetto ai coccodrilli della stessa formazione rafforza l’ipotesi di un metabolismo interno capace di sostenere una temperatura corporea relativamente elevata, ma lascia aperta la questione della varietà dei sistemi di termoregolazione presenti tra i dinosauri.