La svolta dei Testimoni di Geova, i vertici religiosi aprono alle trasfusioni di sangue per i fedeli

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L’organo direttivo dei Testimoni di Geova ha annunciato una revisione del precetto che vieta ai fedeli le trasfusioni di sangue, autorizzando da oggi l’uso dei quattro componenti ematici principali per le cure mediche. La nuova direttiva permette di donare e ricevere globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Resta escluso solo il sangue intero, la forma in cui viene raramente somministrato nella pratica clinica dei paesi sviluppati.

Cosa cambia per i fedeli

La distinzione tra sangue intero e suoi componenti coincide di fatto con la prassi ospedaliera corrente. Nella maggior parte delle terapie trasfusionali i medici utilizzano piastrine, plasma o altre singole frazioni a seconda delle necessità del paziente, e ricorrono raramente al sangue intero di un unico donatore. La revisione dottrinale apre quindi ai Testimoni di Geova l’accesso alla quasi totalità delle cure trasfusionali oggi disponibili, incluse quelle che in passato erano loro precluse anche in condizioni di emergenza.

La nuova direttiva riguarda anche la donazione. I fedeli possono ora scegliere di donare il proprio sangue, pur sapendo che in laboratorio subirà le procedure di routine che lo scompongono nei singoli componenti. Non è ancora chiaro se il movimento richieda ai propri membri una garanzia formale da parte del centro trasfusionale sul fatto che il sangue donato non sarà utilizzato intero: una condizione che i centri potrebbero non essere in grado di certificare caso per caso, e che potrebbe quindi rendere più complicata la scelta di donare per chi aderisce al movimento.

La dottrina fino a ieri

Il divieto delle trasfusioni risale alla Seconda guerra mondiale e si fonda su un’interpretazione biblica secondo cui ai cristiani è vietato assumere sangue in qualsiasi forma. La sua violazione poteva comportare l’espulsione dalla comunità. Insieme all’evangelizzazione porta a porta, il rifiuto assoluto delle trasfusioni ha costituito per decenni uno dei tratti più noti del movimento anche al di fuori dei suoi confini, e uno dei più controversi.

Le conseguenze di quella rigidità sono state oggetto di testimonianze pubbliche. Un’ex Testimone di Geova italiana ha raccontato alla Stampa come l’osservanza del divieto nella sua ex confraternita abbia portato alla morte di un bambino di diciotto mesi, e successivamente a quella dei suoi genitori, con cui lei stessa aveva interrotto i rapporti dopo la vicenda. Un’analisi del 2011 condotta su un gruppo di pazienti Testimoni di Geova aveva quantificato il rischio clinico del rifiuto assoluto: tra i pazienti con anemia grave che non ricevevano trasfusioni la mortalità era del 20,4 per cento, contro l’1,9 per cento registrato tra chi le riceveva.

La versione dell’organo direttivo

Geoffrey Jackson, uno dei dirigenti del movimento, ha presentato la revisione in un video in cui ha descritto la donazione dei componenti del sangue come una scelta libera di ogni cristiano, non necessariamente da rendere pubblica, ma comunque compatibile con i precetti della Bibbia. Nella premessa ha richiamato la condizione dei fedeli in aree del mondo colpite da recenti calamità naturali: «Il nostro amore per le persone ci motiva a predicare, ma ci spinge anche a prenderci cura di chi sta affrontando delle difficoltà», ha dichiarato.

Jackson ha ammesso che la nuova direttiva potrà generare disorientamento tra i fedeli, abituati per generazioni a un divieto categorico. Il movimento, fondato negli Stati Uniti nell’Ottocento, dichiara 9,2 milioni di seguaci nel mondo, di cui 252mila in Italia: una base di fedeli che dovrà ora confrontarsi con un cambiamento dottrinale su un tema che per decenni ha definito l’identità pubblica del movimento.

I passi precedenti

La revisione di oggi arriva dopo un primo allentamento comunicato a marzo, quando l’organo direttivo aveva autorizzato i fedeli a prelevare e conservare il proprio sangue per eventuali cure future, ma solo per uso personale e non per trasfusioni ad altri pazienti. I due provvedimenti, letti in sequenza, disegnano un percorso di revisione dottrinale graduale piuttosto che un cambiamento improvviso, e lasciano aperta la possibilità di ulteriori aggiornamenti sul sangue intero, l’unico ambito su cui il divieto resta ancora in vigore.

Restano da chiarire gli aspetti pratici dell’applicazione della direttiva nelle singole congregazioni, incluse le modalità con cui i centri trasfusionali dovranno eventualmente rapportarsi con i fedeli donatori. Non sono ancora stati resi noti dettagli su come l’organo direttivo intenda gestire i casi di disaccordo interno alla comunità sulla nuova interpretazione.