Vertice Trump-Xi, le nuove tecnologie cinesi complicano l’effetto delle restrizioni Usa sui semiconduttori

Il portavoce Guo Jiakun ha risposto oggi alle domande sul vertice del 24 settembre tra Xi Jinping e Donald Trump, mentre Alibaba annuncia un nuovo processore e piani per sistemi linguistici fino a 10mila miliardi di parametri.

Il presidente della Cina, Xi Jinping e il presidente Usa, Donald Trump

Il presidente della Cina, Xi Jinping e il presidente Usa, Donald Trump

La Cina arriva al vertice con gli Stati Uniti del 24 settembre con un argomento in più: la capacità dimostrata da Alibaba di realizzare processori nazionali per l’intelligenza artificiale e sistemi linguistici di scala sempre più ampia, proprio mentre Pechino e Washington negoziano il futuro delle restrizioni sui semiconduttori.

Il contesto diplomatico dell’incontro

L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nell’agenda dei rapporti tra le due potenze e sarà tra i temi affrontati dal presidente Usa Donald Trump e dal presidente cinese Xi Jinping nell’incontro previsto tra due giorni. La tempistica dell’annuncio di Alibaba non è secondaria: il gruppo di Hangzhou mostra i propri progressi tecnologici proprio nella settimana in cui Pechino si prepara a discutere con Washington il regime delle esportazioni di semiconduttori avanzati verso la Cina.

La posizione ufficiale del governo cinese

Il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, ha dichiarato nella conferenza stampa quotidiana, senza entrare nel merito dei temi specifici che i due leader affronteranno, che “la Cina ritiene da sempre che tutte le parti debbano promuovere congiuntamente uno sviluppo dell’intelligenza artificiale aperto, inclusivo, accessibile a tutti e orientato al bene”. La dichiarazione arriva mentre il Paese consolida, attraverso i propri gruppi tecnologici, una posizione negoziale meno dipendente dalla tecnologia statunitense.

Le caratteristiche del nuovo processore

Il caso concreto che sostiene questa posizione è lo Zhenwu V900, presentato da Alibaba durante la conferenza annuale Apsara. Il processore offre, secondo il gruppo, prestazioni tre volte superiori rispetto al precedente Zhenwu M890 e rappresenta oggi “il più potente chip per l’Ia in Cina”. Dispone di 216 gigabyte di memoria ad alta larghezza di banda e di una capacità di comunicazione tra unità pari a 1,2 terabyte al secondo. La produzione di massa è prevista per il primo trimestre del 2027.

L’architettura dei cluster giganti

Il dato politicamente più significativo riguarda però la scala di impiego: un singolo sistema di calcolo potrà collegare fino a 500mila processori Zhenwu V900. È una strada simile a quella già imboccata da Huawei, che nei giorni scorsi ha presentato il sistema Atlas 960 SuperPoD, basato sui processori Ascend 960. L’obiettivo dichiarato è compensare, attraverso l’integrazione su scala massiccia, il ritardo cinese nella produzione del singolo semiconduttore più avanzato al mondo, aggirando così, almeno in parte, il nodo delle restrizioni americane. Alibaba ha già fissato una tabella di marcia fino al 2028, con il successore Zhenwu J900 e i nuovi processori Yitian per i sistemi basati su agenti.

La scala crescente dei sistemi linguistici

Alla corsa sull’hardware si affianca quella sui sistemi linguistici. Alibaba punta a portare la futura famiglia Qwen 5 a una scala compresa tra 5mila e 10mila miliardi di parametri, contro i 2.400 miliardi dell’attuale Qwen 3.8-Max e i 2.800 miliardi di Kimi K3, sviluppato dalla concorrente Moonshot AI. Il gruppo prevede inoltre di portare entro il 2032 la capacità complessiva dei propri centri dati nel mondo a oltre 20 gigawatt, un investimento che segnala l’intenzione di competere sul lungo periodo e non solo sull’annuncio contingente.

L’efficienza come argomento negoziale

La strategia cinese non punta solo sulla potenza bruta. Le società del Paese hanno investito anche sull’efficienza dei sistemi, cercando prestazioni elevate con meno processori e minori consumi. Tra le tecniche impiegate figura la “distillazione”, con cui un sistema più piccolo viene addestrato a riprodurre le capacità di uno più grande: un metodo diffuso nel settore, ma le cui modalità d’uso sono state contestate negli Stati Uniti quando l’addestramento sfrutta le risposte generate da sistemi proprietari di altre società. Anche su questo terreno, dunque, si gioca parte del confronto tra i due Paesi.

Le strategie della dirigenza aziendale

Il presidente di Alibaba, Joe Tsai, ha ribadito nel corso della conferenza l’obiettivo del gruppo di costruire capacità lungo l’intera filiera dell’intelligenza artificiale, dall’hardware ai sistemi fino ai servizi erogati via cloud. L’amministratore delegato, Eddie Wu Yongming, ha indicato “modelli di Ia, chip per l’Ia e cloud” come i tre pilastri della strategia aziendale, una formulazione che rispecchia l’ambizione di autosufficienza tecnologica sostenuta a livello nazionale.

I principali sistemi cinesi continuano comunque a dipendere in misura importante dai processori Nvidia per l’addestramento, un elemento che resterà probabilmente centrale nelle discussioni tra le due delegazioni. La combinazione tra hardware nazionale, nuove architetture di calcolo e maggiore efficienza software rende in ogni caso più complesso, per Washington, valutare l’impatto reale delle proprie restrizioni sulle esportazioni. Il vantaggio tecnologico statunitense non risulta annullato, ma l’annuncio di Alibaba arriva nel momento politicamente più delicato, alla vigilia di un vertice in cui il dossier dell’intelligenza artificiale si intreccia sempre più con quello, più ampio, della competizione strategica tra le due potenze.