Ancora perquisizioni a casa Contrada. Il legale: “Irruzione senza titolo, andrò da Gabrielli”

Ancora perquisizioni a casa Contrada. Il legale: “Irruzione senza titolo, andrò da Gabrielli”
L'ex numero tre del Sisde, Bruno Contrada
29 luglio 2017

“Irruzione senza titolo a casa Contrada questa mattina. Nessun titolo di perquisizione ne’ delega. La polizia giudiziaria e’ stata fatta allontanare dal sottoscritto”. Lo rende noto l’avvocato Stefano Giordano, legale di Bruno Contrada, spiegando che stamattina la polizia giudiziaria si e’ nuovamente presentata a casa dell’ex numero due del Sisde per procedere ad una perquisizione, la seconda a distanza di pochi giorni. La prima era stata eseguita il 26 luglio scorso su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che indaga sulle “connessioni” tra mafia e ‘ndrangheta in particolare nel periodo delle stragi del 1992/1993. La polizia avrebbe dovuto “continuare” quanto iniziato la volta precedente assumendo la testimonianza di Contrada. Ma – secondo quanto riferito dallo stesso legale – gli agenti non hanno esibito alcuna delega o il decreto di perquisizione. Per questa ragione l’avvocato ha chiesto e ottenuto che la polizia giudiziaria si allontanasse dalla casa dell’ex dirigente del Sisde. Nell’indagine dei magistrati reggini sull’uccisione di due carabinieri avvenuta nel ’94 e sul ferimento di altri militari, sono coinvolti anche il boss mafioso di Brancaccio, Giuseppe Graviano, gia’ detenuto al 41 bis, e Rocco Santo Filippone, legato alla famiglia ‘ndranghetista dei Piromalli di Gioia Tauro (Rc). Ad entrambi e’ stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare. Il legale del numero due dl Sisde rilancia non si dà pace. E rilancia: “E’ una vicenda dai contorni inquietanti. Chiedero’ un incontro al capo della Polizia, Gabrielli, per raccontargli alcuni particolari rilevanti anche dal punto di vista disciplinare che riguardano i funzionari della Squadra mobile di Reggio Calabria che oggi si sono presentati a casa di Bruno Contrada. Gli aspetti penali poi verranno approfonditi in altra sede”.

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Ancora Stefano Giordano: “La prima perquisizione, il 26 luglio scorso – afferma – fu di notte. Una perquisizione che a Palermo ha dato per altro esito negativo mentre nell’abitazione di Napoli, in cui vive il fratello, e’ stato sequestrato un giornale del 1994 in cui si parlava di Contrada. Oggi invece – racconta – si sono presentati alle 8 di mattina. Solo alle 13 sono stato avvertito dallo stesso Contrada e mi sono precipitato a casa sua”. Giunto nell’abitazione del suo assistito, il legale ha chiesto l’esibizione di una delega, dell’invito a comparire o del decreto di perquisizione mentre i poliziotti si apprestavano a redigere un verbale di interrogatorio. “Non avevano nulla di tutto cio’ per cui – prosegue – li ho invitati a lasciare immediatamente l’appartamento. Sottolineando che non potevano fare nulla di tutto cio’. Questo tira e molla e durato quasi un’ora. Sono stato costretto a chiamare i Carabinieri ai quali ho riferito l’accaduto”. Contrada – che a dire del suo avvocato – non aveva capito di essere sottoposto ad un interrogatorio ma, cosi’ come la volta precedente, non ha fatto alcun tipo di obiezione, anche per una forma di rispetto verso coloro che ritiene dei colleghi. Tuttavia l’avvocato Giordano parla di “aspetti inquietanti”, di “abuso della pazienza altrui” e di uno “Stato di polizia”. Anche per questa ragione ha deciso di utilizzare Facebook per denunciare questa seconda perquisizione.

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