Assemblea M5s, l’ultimatum di Crimi: capo politico, organo collegiale o Stati generali

Assemblea M5s, l’ultimatum di Crimi: capo politico, organo collegiale o Stati generali
Luigi Di Maio e Vito Crimi
25 settembre 2020

Tre proposte per la riorganizzazione del Movimento 5 stelle a partire dalla nuova leaderhip. Le ha illustrate Vito Crimi, all’assemblea congiunta dei parlamentari pentastellati. La prima ipotesi è individuare subito, con un voto su Rousseau, un nuovo capo politico, il che significherebbe tutto come prima. In alternativa, virare verso un cambio dello Statuto e selezionare, sempre online, un organo collegiale. La terza via, che sembra essere la più gettonata, è nominare un comitato composto da 19 persone, da scegliere tra gli eletti di Camera, Senato, Europarlamento, Consigli regionali e Consigli comunali, per avviare un percorso entro il 15 ottobre che porti stati generali, coinvolgendo anche i territori.

“Chiedevate un percorso dal basso ed è quello che sta avvenendo. Non state vedendo un post direttamente sul blog con una decisione – ha detto Vito Crimi durante l’assemblea congiunta dei parlamentari M5s -. L’idea è che ci siano portavoce che scelgono autonomamente singoli soggetti per la commissione”. Crimi ha parlato anche del risultato delle regionali: “l’autocritica che mi faccio? È di aver sempre privilegiato i territori e le volontà specifiche delle singole volontà territoriali. E questo lo sanno tutti”. Insomma, dopo mesi di attesa, sul tavolo del M5S ci sono finalmente delle exit strategy per dare l’avvio a un percorso che faccia compiere il salto definitivo al Movimento. A tutti i livelli, soprattutto quello territoriale. Ed è proprio che da quest’ultimo, dal livello locale, che diversi big hanno indicato di ripartire. Primo tra tutti Luigi Di Maio, che da settimane sta girando le piazze, soprattutto del Sud, per riprendere il contatto con attivisti, elettori e simpatizzanti. Peraltro riscontrando un buon livello di partecipazione, cosa non affatto scontata dopo due anni di governo e un traumatico cambio di maggioranza.

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Prima, però, bisogna sciogliere i nodi più difficili. Perché in questa partita il M5S rischia di giocarsi l’osso del collo. Le truppe, infatti, sono divise, anche se esistono almeno quattro ‘macro-aree’. Quella più popolata vede ancora in Di Maio il leader giusto, oltre che una garanzia di tenuta del governo. Ma c’è anche chi guarda a Roberto Fico come guida politica, come la capogruppo in Consiglio regionale del Lazio, Roberta Lombardi, che apertamente sceglie il presidente della Camera nella contesa tra Di Maio e Alessandro Di Battista. La terza carica dello Stato, però, è orientato verso una leadership collegiale, condivisa e larga e non crede a un’ipotetica scissione del Movimento. Poi c’è ‘l’area Dibba’, anche se al momento è la più debole numericamente. I rumors interni raccontano che l’ex deputato ‘pasionario’ stia tentando un riavvicinamento a Beppe Grillo (l’altra ‘area vasta’ dei Cinquestelle, anche se concava e convessa con tutte le altre), ma l’operazione presenta più intoppi del previsto. Di sicuro un raffreddamento con Davide Casaleggio c’è stato, dopo un lungo periodo in cui sembravano viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, soprattutto nella ‘crisi di rigetto’ all’alleanza con il Pd. I due non hanno ancora cambiato idea sul tema, ma prima di avviare una campagna di cannoneggiamento aspettano di capire come andranno i ballottaggi alle comunali e se l’asse con i dem funzionerà sui territori.

Così si torna al punto di partenza, perché tra i vertici è ormai chiaro a chiunque il bisogno di attivare una struttura capillare, per cambiare la condizione del Movimento, un ‘gigante dai piedi di argilla’ capace di ottimi risultati a livello nazionale e flop assoluti nei voti locali. L’anno prossimo, infatti, si voterà in Comuni chiave come Napoli, Milano, Bologna, Roma e Torino. Le contromisure vanno prese prima che sia troppo tardi. Già agli stati generali, anche se, al di là delle parole, una data non c’è e nemmeno l’accordo sul futuro del simbolo, ancora di fatto nelle mani di Grillo. Il dibattito è stato acceso all’assemblea congiunta dei parlamentari del M5s. “E’ lo sfogatoio classico”, lo ha descritto chi ha partecipato alla riunione. Dopo giorni di uscite pubbliche, interviste, blog e interventi su facebook i pentastellati hanno avuto la loro prima occasione per “sfogarsi” con i dirigenti e con i colleghi su che cosa non ha funzionato in questi mesi fino all’ultimo flop elettorale. Ora si tratta di decidere come andare avanti e soprattuto a chi dare il timone e quale ruolo affidare alla piattaforma Rousseau diventata oggetto di malcontento per molti, ma anche su questo non sarà semplice trovare una quadra visto che le diverse anime del Movimento hanno idee divergenti su come procedere, c’è chi preferirebbe subito avere una leadership collegiale e chi invece vuole aspettare gli Stati generali.

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Intanto, come era già noto, l’assemblea dove il capo politico Vito Crimi ha avanzato le sue tre proposte per uscire dall’impasse (nuovo capo subito, leadership collegiale oppure percorso verso gli Stati generali) non è stata decisiva, nessuna decisione è stata presa. “Sono dei geni quelli che hanno pensato di andare da soli alle Regionali” aveva tuonato Roberta Lombardi, capogruppo del M5S alla Regione Lazio, ancor prima che iniziatte il vertice pentastellato. “Adesso mi viene da ridere perché quelli che nel Movimento dicevano andiamo da soli ora sono gli stessi che si lamentano per il risultato catastrofico alle regionali”, ha aggiunto. “Io non sono d`accordo per un`alleanza sempre e comunque a tutti i costi. Le alleanze si fanno se c`è un programma comune e delle persone che piacciono ad entrambi”, ha concluso. “Ci sarà un momento di riflessione poi finalmente partiamo con questi Stati generali” ha detto invece Francesco Silvestri, deputato M5s, al termine dell’assemblea dei Cinque stelle.

Quella del voto su un nuovo capo “non è l’ipotesi più accreditata ma sarà il voto a dirlo, ci si aspetta dai territori un percorso partecipato e mi auguro si vada verso questo senso perché i territori sono importanti”, ha aggiunto. A chi gli chiede se il voto sarà sulla piattaforma Rousseau risponde: “No. Ci sarà un momento in cui parlamentari discuteranno e voteranno”. Davide Crippa capogruppo M5s alla Camera infine ha sintetizzato così l’esito di quattro ore di assemblea congiunta. “Nei prossimi giorni ci sarà una consultazione tra i colleghi parlamentari e trasferiremo l’indicazione su quale è la scelta più condivisa, il tutto è previsto dall’articolo 7 del nostro statuto – ha detto Crippa -. Non si è parlato di scissione minimamente ma di quale indirizzo dare al movimento e come ristabilire un percorso che dia centralità al Parlamento”.

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