Bankitalia: crescita in Sicilia supera media nazionale, risanati conti pubblici

Schifani a Bankitalia

Il rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia siciliana descrive un quadro di espansione congiunturale, caratterizzato da un incremento delle attività produttive dello 0,6 per cento, dato lievemente superiore alla media nazionale.

I dati, presentati nella sede di Palermo alla presenza del vertice regionale, certificano il completo risanamento del bilancio dell’ente, che ha azzerato un disavanzo storico di 7 miliardi di euro registrando un avanzo superiore a due miliardi. Il presidente Renato Schifani ha delineato una programmazione strategica decennale volta a consolidare l’attrattività macroeconomica dell’isola nel Mediterraneo attraverso la semplificazione burocratica e il potenziamento infrastrutturale.

La dinamica espansiva riflette una stabilità amministrativa fondata sul rigore contabile. Il riequilibrio finanziario, ottenuto tramite la rimodulazione della spesa corrente e il rispetto dei patti di stabilità con lo Stato, ha permesso di convertire le risorse liberate in investimenti diretti.

La direttrice della sede di Palermo, Milena Caldarella, e il vice direttore generale della Banca d’Italia, Gian Luca Trequattrini, hanno confermato la solidità del percorso di risanamento, che ridefinisce l’affidabilità creditizia dell’ente territoriale sul mercato dei capitali.

I nuovi saldi patrimoniali

L’azzeramento del deficit di 7 miliardi di euro apre la strada a una gestione attiva delle risorse pubbliche. Al termine del 2024, l’avanzo finanziario si è attestato oltre i due miliardi di euro, con proiezioni che ipotizzano un incremento fino a cinque miliardi nel successivo esercizio. Questo surplus determina un saldo attivo di 449 euro pro capite per la popolazione residente.

“Il rapporto di Bankitalia ci conferma uno spaccato positivo”, ha rilevato Schifani, “legato al percorso di risanamento dei conti pubblici che ha permesso anche di orientare nuove risorse verso investimenti produttivi specie sul fronte della rete infrastrutturale, strade, ferrovie e collegamenti”. L’allocazione dei capitali si concentra sulla modernizzazione logistica dell’isola, storicamente penalizzata da deficit strutturali nei trasporti merci e passeggeri, per integrare i sistemi produttivi locali con i corridoi di transito europei.

Dinamiche del mercato lavorativo

I dati sul mercato dell’impiego evidenziano una convergenza con i parametri nazionali. Nel 2025 l’occupazione in Sicilia è aumentata dello 0,9 per cento, consolidando un trend di crescita a lungo termine che tra il 2021 e il 2025 ha registrato un incremento complessivo dell’11 per cento. La rilevazione mette in luce la persistenza di una significativa quota di popolazione giovanile, considerata dagli analisti un fattore di potenziale sviluppo economico, ma segnala al contempo un’elevata fluidità della forza lavoro.

La mobilità interna al mercato del lavoro isolano si è dimostrata più intensa rispetto alla media nazionale, riflettendo la transizione tra vecchi modelli occupazionali e nuove esigenze di flessibilità delle imprese contrassegnate da una forte richiesta di profili tecnici. Questa mobilità riflette anche la necessità di stabilizzare i contratti lavorativi per impedire la dispersione delle competenze professionali accumulate.

Misure contro l’emigrazione qualificata

Per arginare l’esodo dei profili professionali ad alta specializzazione, la Regione ha varato un pacchetto di incentivi economici da 654 milioni di euro per il triennio. Il piano si basa su sgravi contributivi diretti per le imprese che scelgono l’assunzione a tempo indeterminato e sul sostegno a modelli lavorativi avanzati, tra cui il South Working.

“La Sicilia resta una delle regioni italiane con la più alta presenza di giovani”, ha aggiunto il governatore, “risorsa preziosa che dobbiamo valorizzare e trattenere attraverso misure che favoriscono nuove opportunità professionali”. L’obiettivo è trattenere la capacità di spesa e la base imponibile all’interno del territorio regionale, riducendo lo spopolamento dei centri urbani e offrendo alle aziende un bacino di competenze qualificate idoneo a sostenere l’adozione di tecnologie digitali e processi di innovazione industriale.

Strategie di attrazione industriale

La competitività internazionale della regione nel bacino del Mediterraneo rappresenta il cardine della programmazione macroeconomica per il prossimo decennio. L’amministrazione punta a trasformare la centralità geografica dell’isola in un vantaggio commerciale per i grandi gruppi industriali esteri, agendo sulla semplificazione amministrativa e sulla certezza dei tempi autorizzativi.

“Offrire agli imprenditori opportunità, procedure semplici e veloci e tempi ragionevoli per le autorizzazioni”, ha concluso Schifani, costituisce la linea d’azione prioritaria per fare della regione un territorio affidabile. La riduzione delle lungaggini burocratiche, unita alla ridefinizione dei saldi finanziari evidenziata dall’istituto di emissione, mira a collocare l’isola al centro delle rotte commerciali e dei flussi di investimento globali, invertendo definitivamente la storica condizione di marginalità economica del Mezzogiorno.