Coronavirus, l’indice di contagio Rt sotto 1 dopo 5 settimane

22 gennaio 2021

Sono 13.633 (14.078 ieri) i nuovi casi Covid registrati in Italia nelle ultime 24 ore e 472 (521 ieri) i decessi. È quanto emerge dall’odierno bollettino del ministero della Salute-Iss. Cifre che portano a un totale di 84.674 morti da inizio pandemia nel nostro Paese. Scende ancora il numero degli attuali positivi, oggi sono 502.053, 14.515 meno di ieri. Nelle ultime 24 ore sono state 27.676 le persone dimesse/guarite. Sul fronte tamponi, se ne sono registrati 264.728, 2.839 meno di ieri. E così a oggi sono state testate complessivamente 16.279.588 persone, 82.194 più di ieri.

Cala il numero dei ricoveri di persone con sintomi Covid-19 negli ospedali italiani: 21.691, 355 meno di ieri, le  Nelle terapie intensive invece si trovano oggi 2390 persone (-28). In isolamento domiciliare sono oggi 477.972 (-14.133) persone mentre quelle positive sono complessivamente 502.053 (-14.515).  Con 1.969 anche oggi è la Lombardia la Regione nella quale è stato riscontrato il maggior numero di nuovi casi Covid-19. Segue la Sicilia con 1.355, quindi l’Emilia Romagna con 1.347, poi il Veneto con 1.198, il Lazio 1.141, la Campania con 1.106 e la Puglia con 1.018. Nelle rimanenti regioni si sono registrati meno di mille casi. La regione con l’incremento minore di casi è la Valle d’Aosta che segna +19.

IL REPORT SETTIMANALE

Una fase “delicata” così gli esperti definiscono la fase dell’epidemia da Sars-Cov-2 in Italia. Grazie alle restrizioni natalizie infatti l’Rt per la prima volta, dopo un’ascesa di 5 settimane scende, anche se lievemente e si porta a 0,97; ma l’incidenza dei casi Covid sulla popolazione è ancora elevata (339,24 per 100.000 abitanti, ben al di fuori della possibilità di recuperare la tracciabilità) e i posti occupati in terapia intensiva sono ancora intorno al livello di soglia critica. Questa settimana si osserva però un miglioramento del livello generale del rischio. Sono quattro le Regioni- province autonome con una classificazione di rischio alto (ovvero Umbria, Provincia Autonoma di Bolzano, Sardegna Sicilia) contro 11 della settimana precedente. È questo il quadro complessivo che emerge dalla bozza del monitoraggio settimanale della cabina di regia sull’andamento dell’epidemia nelle regioni italiane.

“L`epidemia – sottolinea la bozza del report – resta in una fase delicata e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale”. E – “tale tendenza a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all`elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive”. In particolare l’analisi dei dati relativi al periodo 11 gennaio 2020 – 17 gennaio 2021 (e verosimilmente molti dei casi riguardano un`infezione contratta nella terza decade di dicembre e l`inizio di gennaio), secondo la bozza del report rileva “una lieve diminuzione dell`incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni”, ovvero 339,24 per 100.000 abitanti vs 368,75 per 100.000 abitanti del periodo precedente”. Anche se questa settimana il dato d’incidenza settimanale non è pienamente confrontabile con quello della settimana scorsa, vista l’introduzione anche dei casi emersi con i test antigenici rapidi, “il fatto che sia in diminuzione anche tenendo conto dei casi diagnosticati anche con test rapido antigenico è un segno di miglioramento epidemiologico”. Ma “si continua a osservare nonostante il miglioramento, un valore elevato d’incidenza nella settimana di monitoraggio (11-17 gennaio) nella Provincia Autonoma di Bolzano (309,54 per 100.000)”.

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In ogni caso “l`incidenza su tutto il territorio è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull`intero territorio nazionale dell`identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti”. Il servizio sanitario ha infatti mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate. “Nel periodo 30 dicembre 2020 – 12 gennaio 2020, l`Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,97 (range 0,85- 1,11), in diminuzione dopo cinque settimane di crescita; e sotto uno, anche se con un limite superiore dell`intervallo di credibilità sopra uno”, sottolinea ancora la bozza del report di monitoraggio. E soprattutto “questa settimana si osserva un miglioramento del livello generale del rischio, sebbene siano ancora nove le Regioni- province autonome o a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile o ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane. Infatti “complessivamente, sono quattro le Regioni-province autonome con una classificazione di rischio alto (contro le 11 della settimana precedente), 11 con rischio moderato (di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e sei con rischio basso”.

In particolare, due Regioni (Sicilia e Puglia) hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno un Rt puntuale compatibili con uno scenario tipo uno). Una Regione (Umbria) e una Provincia Autonoma (Bolzano) sono state classificate a rischio Alto per la terza settimana consecutiva; questo prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale in base al documento “Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-inverno”. Inoltre – avverte la bozza del report settimanale – “sono 12 le Regioni-Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica (stesso numero della settimana precedente). Anche se “il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sceso sotto la soglia critica”, del 30%. E sul tasso di occupazione dei posti letto in ospedale e in terapia intensiva il monitoraggio rileva forti differenze tra Regioni.

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Quindi “si osserva una diminuzione del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese dovuta principalmente a una diminuzione della probabilità di trasmissione di SARS-CoV-2 ma in un contesto in cui l`impatto sui servizi assistenziali rimane alto nella maggior parte delle Regioni-Province autonome”. In conclusione, visto anche la campagna vaccinale in corso e la necessità di non sovraccaricare i servizi sanitari, “si conferma la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”.

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