Coronavirus, nel mondo oltre 1,85 milioni di positivi. A New York superati 10 mila morti, Spagna riapre cantieri e fabbriche

Coronavirus, nel mondo oltre 1,85 milioni di positivi. A New York superati 10 mila morti, Spagna riapre cantieri e fabbriche
13 aprile 2020

Sono 1.850.807 i contagi confermati in tutto il mondo da nuovo coronavirus, secondo l’aggiornamento in tempo reale della John Hopkins University. Il conteggio dei morti è arrivato a 114.251. Gli Stati Uniti, la Spagna e l’Italia occupano sempre la parte alta della lista dei contagi accertati. E intanto, la pandemia presente in quasi tutti gli angoli del pianeta cambia faccia col trascorrere del tempo. Negli Stati Uniti si registra un record di contagi, 557.571 mentre i decessi sono 22.108. Il totale riguarda tutti i 50 Stati, il District of Columbia e altri territori Usa. Il Wyoming è l’unico stato a non aver registrato decessi. “Una mia decisione, in coordinamento con i governatori e l’input di altri, sarà presa a breve!”, scrive su Twitter Donald Trump sulle prospettive di riapertura del Paese nella crisi coronavirus. Il presidente rivendica a sé la decisione, accusando i fake news media di attribuire la facoltà ai governatori “allo scopo di creare conflitti e confusione”.

Trump ha manifestato pubblicamente disagio nei confronti di Anthony Fauci, il più grande esperto di malattie infettive del governo Usa, dopo che il medico ha sottolineato che se il Paese fosse stato chiuso prima, altre vite sarebbero state risparmiate dal coronavirus. Trump ha ritwittato un post che si concludeva con la frase “Time to #FireFauci” (“E’ ora di licenziare Fauci”) di una repubblicana ex candidata al Congresso, DeAnna Lorraine, e allo stesso tempo ha respinto le critiche sulla sua lenta risposta iniziale alla pandemia che ora ha ucciso più di 22.000 persone negli Stati Uniti. Drammatico lo scenario a New York dove i morti hanno superato la soglia dei 10mila. A fare il bilancio il governatore Andrew Cuomo che ha reso noto che oggi altre 671 persone sono morte, portando il bilancio delle vittime dello stato a 10.056. Ma con il numero di vittime che è comunque inferiore al picco della scorsa settimana relativo agli ultimi quattro giorni mentre il numero di pazienti appena ricoverati è al livello più basso in due settimane, Cuomo ha affermato: “Penso che si possa dire che il peggio è passato”.

Tornando ai dati della John Hopkins University, la Spagna regista in totale 166.831 casi positivi e 619 decessi nelle ultime 24 ore, l’Italia (156.363), la Francia 133.670 e 561 decessi nelle ultime 24 ore, la Germania 127.854, la Gran Bretagna 85.208, l’Iran 71.686, la Turchia 56.956 e il Belgio 29.647 contagiati. La Cina teme i contagi di ritorno, ieri ha registrato precisamente 108 nuove infezioni, delle quali 98 importate e 10 domestiche, si attesta a 83.523 contagiati. Mentre la Corea del Sud sta riuscendo a tenere sotto controllo l’epidemia. Si registrano solo altri 25 nuovi casi di coronavirus di questi 16 sono ‘importati’. Il totale dei contagiati sale a 10.537. Si registrano inoltre tre nuovi decessi, che portano il totale delle vittime a 217. Dopo la Cina, la Corea del Sud è stata Paese asiatico più colpito dalla pandemia, ma le severe misure di contenimento hanno portato il virus sotto controllo nelle ultime settimane.

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SPAGNA

Il bilancio delle vittime di coronavirus nelle ultime 24 ore in Spagna fa segnare 517 nuovi morti, un dato minore rispetto ai 619 del giorno precedente. Il bilancio delle vittime totali sale quindi a 17.489. Il ministero della Salute sottolinea che si tratta del più piccolo aumento giornaliero, in proporzione, dall’inizio del monitoraggio. Il ministero ha dichiarato inoltre che i casi complessivi sono saliti a 166.496 da 166.019, mentre le persone guarite sono 64.727. Da ieri a oggi i contagiati sono aumentati del 2% e le vittime del 3%, il più basso incremento dall’inizio della pandemia in Spagna. Dopo due settimane di lockdown totale, passato il drammatico picco dell’epidemia di coronavirus, la Spagna da oggi prova a ripartire. E riaprono,seppure fra rigidissime misure di igiene e sicurezza, alcune attività “non essenziali”, come uffici, edilizia e industria. Una ripartenza – ricorda il quotidiano El Pais – contestata da molti operatori sanitari e da parte delle forze politiche e amministrazioni territoriali, come ad esempio la Catalogna. Restano invece per ora chiusi scuole, cinema e teatri,ristoranti locali e bar. La riapertura parziale – stabilita con decreto del governo Sanchez del 29 marzo – prevede misure stringenti sui posti di lavoro: distanziamento, uso di disinfettanti e mascherine ecc., controlli nelle strade, la distribuzione gratuita di 10 milioni di mascherine sui mezzi pubblici a chi non può andare al lavoro sui mezzi privati e la pubblicazione di un decalogo di comportamenti igienico-sanitari corretti.

GERMANIA

Oltre la metà delle persone che in Germania si sono ammalate di coronavirus sono guarite. E’ quanto riferisce il Robert Koch Institut (Rki), il maggiore centro epidemiologico del Paese, secondo il quale attualmente il numero complessivo dei contagi è 123.016: si tratta di 2.537 in più rispetto al giorno prima. Le persone guarite sono 64.300, con una crescita di oltre 4.000 unità. Le vittime sono invece 2.799, ossia 126 in più. In pratica, a quanto afferma l’Rki, per quello che riguarda i nuovi contagi, sono calati per il terzo giorno consecutivo, anche se va considerato che spesso nel fine settimana alcuni casi vengono segnalati in ritardo.Stando invece al conteggio della Zeit online, che incrocia i dati del Koch Institut con quelli della Johns Hopkins University e le segnalazioni che via via arrivano dai vari Laender, il bilancio dei contagi è a 127.932 e 3.043 vittime. Anche il ‘tasso di raddoppiamento’ delle infezioni segna un rallentamento, essendo oramai giunto a 14 giorni. Ipotesi riapertura delle scuole entro qualche settimana in Germania: a quanto scrive lo Spiegel, la ripresa delle lezioni è valutata dagli scienziati dell’Accademia nazionale delle scienze della Leopoldina, che stanno pensando ad una riapertura a scaglioni, con i ragazzi più grandi che saranno i primi a riprendere le lezioni. Mercoledì Angela Merkel presiederà un vertice in teleconferenza con i governatori dei Laender per decidere i prossimi passi nella gestione della crisi innescata dalla pandemia. Come sottolineato dalla stessa cancelliera, tra gli strumenti per valutare se procedere ad allentamenti delle misure restrittive sarà in primo piano proprio il rapporto dell’Accademia Leopoldina, che sarà presentato dopo le festività pasquali.

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FRANCIA

In Francia, dove i decessi sfiorano i 15mila, e dove questa sera si attende un discorso alla nazione del presidente Emmanuel Macron, che probabilmente annuncerà il prolungamento delle misure di confinamento, circa 6.900 malati di Coronavirus sono ricoverati nelle rianimazioni. Un numero ancora molto alto, al quale il Paese è riuscito a far fronte superando ostacoli imponenti in tempi record, ricorrendo con agilità al trasferimento dei degenti dalle zone più colpite e sotto pressione dalla pandemia alle strutture che potevano accoglierli più agevolmente. In ogni caso anche in Francia – come del resto in Italia – nelle terapie intensive si cominciano ad avere più dimissioni che ammissioni. I medici però sempre più si stanno rendendo conto che il momento della dimissione dalla rianimazione non significa di per sé la fine del calvario per chi ha avuto a che fare col Covid. In molti casi, i muscoli e il cervello hanno subito dei danni, quasi sempre reversibili a patto che si segua un periodo di riabilitazione. Di questo i servizi di sanità transalpini hanno preso atto, predisponendo una strategia che possa assicurare una “fase 2” nella ripresa dei malati.

SVEZIA

Ed anche la Svezia, dove i morti sono ormai 899, sta pensando di fare dietro-front relativamente alla propria strategia “lassista” nei confronti delle misure di contenimento. Qui infatti la “movida” non conosce ancora ostacoli e il virus ha ancora campo libero per propagarsi attraverso tutti gli strati della popolazione.

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BELGIO

Il Belgio ieri ha registrato 942 nuovi casi di Coronavirus, numeri che portano il totale di positivi al Covid-19 a 30.589 dall’inizio dell’epidemia. Lo hanno annunciato i portavoce del ministero della Sanità nella conferenza stampa quotidiana sullo stato dell’epidemia. Il numero di morti è salito a 3.903, dopo sono state registrati 303 decessi, di cui 195 nelle case di riposo. Dall’inizio dell’epidemia il 53% delle persone decedute per Coronavirus sono morte all’ospedale, il 43% in case di riposo e il 3% in altri luoghi. L’evoluzione della situazione negli ospedali è giudicata “positiva” per il continuo calo dei nuovi ricoveri. Ieri sono stati ammessi 310 pazienti, per un totale di ricoverati di 5.393 negli ospedali, di cui 1.234 in terapia intensiva (+2 nelle ultime 24 ore).

SVIZZERA
 
La Svizzera e il Principato del Liechtenstein hanno registrato finora un totale di 25.580 casi di coronavirus confermati in laboratorio. Rispetto a 24 ore fa il loro numero è aumentato di 280 unità. I numeri di casi sono soggetti a una fluttuazione settimanale con numeri più bassi nei fine settimana, indica oggi l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp). I decessi totali in Svizzera sono 885, ovvero 27 in più rispetto a ieri. L’età media delle persone decedute è di 84 anni, mentre per quelle risultate positive ai test da laboratorio è di 52 anni, rileva l’UFSP. Il consueto comunicato delle autorità sanitarie conferma che la Svizzera ha una delle incidenze più alte (298 casi ogni 100.000 abitanti) in Europa. In Ticino nell’ultimo giorno si sono verificati 31 nuovi casi e 7 decessi, per un totale di 2.900 positivi e 251 morti. Finora sono stati effettuati 196.600 tamponi, di cui 15% sono risultati positivi. Il cantone con l’incidenza maggiore è Ginevra (828,5/100.000), seguito dal Ticino (816,2/100.000). Su 853 persone decedute con dati completi (sulle 885 totali), il 97% soffriva di una o più malattie preesistenti.
 
Infine, si registra un primo decesso da coronavirus nello staff della Commissione Ue. Lo rende noto la presidente Ursula von der Leyen su twitter. Si tratta di un funzionario greco che lavorava a Buxelles per la European research council executive agency (Ercea).
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