Venezia-Palermo 2-0, il verdetto del Penzo. Ai playoff, per i rosanero serve più cinismo
(foto palermofc.com)
Diciamolo subito: il Venezia-Palermo 2-0 non ha rimesso in discussione nulla che fosse già stato deciso. I lagunari erano già in Serie A, i rosanero già quarti e già certi della semifinale playoff. Eppure, questa partita chiusa all’ultimo respiro del recupero – con quel diagonale secco di Compagnon che vale il primo posto matematico per i padroni di casa – ha regalato una fotografia pulita, quasi didattica, di quello che sarà il Palermo nelle prossime due settimane. Perché se il primo tempo aveva illuso, la ripresa ha tolto ogni dubbio: la squadra di Inzaghi può competere, sì, ma nei playoff dovrà imparare a segnare quando il gioco glielo concede. Ogni occasione persa, da domenica 17 maggio in poi, peserà come un macigno.
Prima del fischio d’inizio
Il Penzo, ieri sera, era un ribollire di fumogeni e aspettative. Il Venezia voleva blindare il primo posto, il Frosinone intanto aveva già vinto 5-0 col Mantova e aspettava un passo falso. Dall’altra parte, il Palermo scendeva in campo con la testa già al 17 maggio – data della semifinale d’andata – ma con la dignità di chi non vuole fare la comparsa. E infatti i primi 45 minuti sono stati un capolavoro di equilibrio e di occasioni sprecate.
Il primo vero brivido arriva al 13’: Vasic ruba palla a centrocampo, Palumbo serve Le Douaron che entra in area e lascia partire un sinistro a giro. Il pallone si infrange sul palo, con Stankovic battuto. Il Penzo trattiene il fiato, ma non è finita. Al 22’ è ancora Le Douaron a calciare, questa volta fuori di un soffio. Al 29’ è Palumbo a provarci dal limite: Stankovic si supera e devia sulla traversa. La sensazione è che il Palermo sia più vivo, più cattivo, più presente. Persino Bereszynski, nonostante l’ammonizione al 7’ che gli farà saltare la semifinale d’andata, tiene botta.
Il primo tempo si chiude 0-0, ma con due legni rosanero e una superiorità tattica evidente. Chi guarda pensa: il Palermo può far male a chiunque nei playoff.
Secondo tempo, la forza di Stroppa
Il Venezia rientra in campo con un’altra anima. Stroppa avrà detto qualcosa nello spogliatoio, perché i suoi lagunari escono compatti, aggressivi, immediatamente verticali. E bastano 47 secondi della ripresa per sbloccarla: Yeboah lavora il pallone sulla destra, mette al centro un rasoterra sporco, Doumbia dal limite dell’area controlla e incrocia il destro nell’angolino basso. Joronen può solo guardare. 1-0. Il Penzo esplode, il Palermo crolla psicologicamente.
Da lì in poi è un assedio. Al 54’ Lauberbach colpisce la traversa e sulla ribattuta Doumbia prende il palo pieno. Due legni nello stesso azione. Al 58’ Haps prova dal limite e Joronen si supera. Al 61’ è Kike Perez a colpire la traversa. I lagunari hanno messo la partita in ghiaccio senza nemmeno bisogno del raddoppio, tanto il controllo è totale.
Inzaghi prova a cambiare: dentro Johnsen, poi Pohjanpalo – l’ex idolo del Penzo, accolto da una cascata di fischi che fa quasi impressione – ma il risultato non cambia. Il Palermo non riesce più a costruire, non riesce a trovare quel guizzo che nel primo tempo aveva avuto. E quando al 93’ Compagnon, servito da Busio, chiude il conto con un diagonale secco, la partita dice tutto ciò che c’era da dire.
Un’ammonizione pesante
Il 2-0 è severo? Forse sì, perché il primo tempo era stato equilibrato. Ma è anche giusto, perché nella ripresa il divario è stato netto. Il Venezia ha chiuso a 82 punti, campione d’inverno e di primavera, con una differenza reti da +46 che non lascia spazio a interpretazioni: è stata la squadra più forte del campionato. Il Palermo, invece, resta a 72 punti e si porta a casa un’ammonizione pesante (quella di Bereszynski, che salterà la semifinale d’andata) e una lezione tecnica: non basta tenere testa per 45 minuti, bisogna segnare quando si può.
Perché da domenica 17 maggio il campionato diventa un torneo breve. Il Palermo se la vedrà con la vincente di Catanzaro-Avellino: andata in trasferta, ritorno al Barbera. E in una doppia sfida, ogni occasione mancata – come quelle del primo tempo al Penzo – potrebbe diventare una condanna.
La buona notizia? Il quarto posto garantisce il ritorno in casa e la regola della migliore classifica in caso di parità. La cattiva? Il Palermo ha mostrato, ancora una volta, di avere un black-out nella gestione degli eventi avversi. Prendere gol subito nella ripresa e non saper più reagire è un lusso che nei playoff non puoi permetterti. Inzaghi ha una settimana per lavorare su questo. Perché se il Venezia ha già la testa alla Serie A, il Palermo ha ancora un sogno da inseguire. Ma deve imparare a uccidere le partite, non solo a illudersi.
