Così la Cina si espande nel Golfo: la piattaforma Pakistan e la mediazione con Iran e Usa che scuote il mondo
Islamabad, al termine della visita ufficiale di Shehbaz Sharif a Pechino tra il 23 e il 26 maggio, adotta il vocabolario strategico di Xi Jinping e viene riconosciuta come facilitatrice della tregua tra Washington e Teheran, entrando nella crisi Iran-Usa come mediatore operativo, ma lo fa dentro una cornice interamente cinese.
Shehbaz Sharif e Xi Jinping
La visita ufficiale del primo ministro pachistano Shehbaz Sharif in Cina, dal 23 al 26 maggio, produce un documento che va letto su due livelli. In superficie, è il consueto rinnovo di un’amicizia consolidata, celebrata nel 75° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Pechino e Islamabad. In profondità, è qualcosa di più: la formalizzazione di un asse in cui il Pakistan cessa di essere semplicemente un alleato regionale della Cina per diventarne la principale piattaforma operativa verso il Golfo, l’Oceano indiano e il dossier afgano.
Il passaggio politicamente più significativo riguarda il Medio Oriente. Islamabad sostiene esplicitamente i quattro principi indicati da Xi Jinping per “salvaguardare e promuovere la pace e la stabilità” nella regione e riceve da Pechino un riconoscimento diretto per il ruolo svolto nel favorire il cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran e nell’ospitare i colloqui di Islamabad. La Cina “apprezza” la mediazione pachistana: è una formula diplomatica, ma in questo contesto vale come attribuzione ufficiale di funzione. Il Pakistan, potenza musulmana con relazioni funzionali sia con Teheran sia con Washington, viene così collocato dentro una narrativa cinese: mediatore operativo di una visione elaborata a Pechino.
Il lessico di Xi come postura internazionale
La dichiarazione congiunta conferma che Islamabad considera centrali le grandi iniziative ideologiche del presidente cinese: la “comunità dal futuro condiviso per l’umanità”, l’Iniziativa per lo sviluppo globale, l’Iniziativa per la sicurezza globale, l’Iniziativa per la civiltà globale, l’Iniziativa per la governance globale. È un allineamento che non si limita alla normale amicizia bilaterale. Segnala che il Pakistan ha assunto la grammatica strategica cinese come riferimento per la propria postura internazionale, dal Medio Oriente alla governance dell’intelligenza artificiale, dal multilateralismo al ruolo delle Nazioni Unite. Sul piano politico, il sostegno pachistano alle posizioni di Pechino è netto: riaffermazione del principio dell'”Unica Cina”, Taiwan definita parte inalienabile del territorio della Repubblica popolare, appoggio esplicito su Xinjiang, Tibet, Hong Kong e Mar cinese meridionale.
In cambio, la Cina ribadisce il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Pakistan, oltre agli sforzi di Islamabad per la sicurezza interna. È una transazione politica trasparente, codificata nel linguaggio ufficiale della diplomazia bilaterale.
Il Cpec 2.0 e il nodo di Gwadar
Al centro del rapporto rimane l’economia. La dichiarazione rilancia la costruzione “di alta qualità” del Corridoio economico Cina-Pakistan, il Cpec, considerato uno dei progetti simbolo della Belt and Road Initiative. I due governi parlano di una versione “2.0” del corridoio, di nuovi passaggi nella strada del Karakorum, del valico di Khunjerab e del pieno sviluppo del porto di Gwadar come hub regionale di interconnessione. Gwadar, affacciato sul Mar arabico e non lontano dalle rotte energetiche del Golfo, resta il punto in cui infrastrutture, commercio e strategia marittima cinese si sovrappongono con maggiore evidenza.
L’agenda economica copre quasi tutti i settori sensibili della modernizzazione pachistana: parchi industriali, tessile, elettrodomestici, miniere, petrolio e gas, agricoltura, economia digitale, finanza, innovazione scientifica, intelligenza artificiale, telecomunicazioni, risorse idriche e cooperazione spaziale. Pechino offre formazione, accesso al mercato, investimenti e tecnologia. Islamabad offre posizione geografica, profondità strategica e adesione politica. La conclusione del programma di formazione in Cina per mille giovani tecnici agricoli pachistani, i tremila posti previsti tra 2025 e 2029 e l’addestramento in Cina di due astronauti pachistani completano il quadro di una relazione che non passa più solo da strade e porti, ma anche da capitale umano e alta tecnologia.
Sicurezza, Kashmir, Afghanistan
La sicurezza resta il punto vulnerabile del partenariato. Dopo anni di attacchi contro interessi e personale cinesi in Pakistan, Pechino torna a chiedere garanzie specifiche. Islamabad promette misure mirate e cooperazione rafforzata. I due paesi rilanciano la collaborazione antiterrorismo, respingono i “doppi standard” e indicano espressamente la necessità di impedire che gruppi come il Tehrik-e-Taliban Pakistan e il Movimento islamico del Turkestan orientale usino i territori della regione per minacciare la sicurezza comune.
Sul Kashmir, la Cina ribadisce che si tratta di una disputa storica da risolvere pacificamente sulla base della Carta delle Nazioni Unite, delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e degli accordi bilaterali pertinenti. Sul dossier afgano, i due paesi valorizzano l’incontro informale Cina-Afghanistan-Pakistan tenuto ad aprile a Urumqi e si impegnano a mantenere un coordinamento stretto.
Nel complesso, il documento mostra un Pakistan che cerca spazio diplomatico nella crisi Iran-Usa muovendosi però dentro una cornice strategica sempre più cinese. La mediazione di Islamabad rafforza il profilo internazionale pachistano, ma al tempo stesso ne conferma la dipendenza strutturale dall’asse con Pechino. La Cina fornisce il vocabolario politico, il capitale infrastrutturale e la copertura diplomatica. Il Pakistan offre il terreno operativo, la posizione geostrategica e un canale musulmano verso le crisi del Golfo. Nel nuovo equilibrio regionale, Islamabad appare come una delle piattaforme più importanti della proiezione cinese: verso l’Oceano indiano, verso il Golfo, verso l’Afghanistan e ora verso la trattativa per contenere il conflitto tra Washington e Teheran.
