Cresce la tensione in Siria, Russia annuncia “negoziati in corso” tra Ankara e Damasco

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15 ottobre 2019

La Turchia e’ in contatto “in tempo reale” con Damasco, attraverso i rispetti ministeri della Difesa, i servizi di intelligence e i ministeri degli Esteri. Lo ha rivelato l’inviato speciale russo per la Siria, Alexander Lavrentiev, citato dalla Ria Novosti. “Il dialogo tra Turchia e Siria e’ in corso”, ha detto il funzionario russo rispondendo alle domande di alcuni cronisti ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove e’ arrivato in visita insieme al presidente, Vladimir Putin. Negli scorsi mesi, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan aveva gia’ autorizzato una serie di contatti di intelligence sulla situazione nella provincia nord-occidentale siriana di Idlib, l’unica controllata dall’opposizione non finanziata dall’Occidente e sotto attacco da mesi dal regime siriano e dai suoi alleati russi.

L’esercito siriano ha preso il controllo dell’intera città siriana di Minbej e dei suoi dintorni nell’ambito del suo piano di schieramento per contrastare l’offensiva turca nel Nord della Siria: lo hanno annunciato oggi le autorità di Mosca, citate dall’Afp. “Le forze governative siriane hanno preso il pieno controllo della città di Minbej e delle località circostanti”, ha dichiarato il ministero della Difesa russo. L’inviato speciale russo per la Siria, Alexandre Lavrentiev, ha detto da parte sua che la Russia non consentirà scontri tra gli eserciti turco e siriano, mentre è in corso l’operazione militare di Ankara contro i curdi nella parte nord-orientale della Siria. “Penso che non solo gli scontri (turco-siriani) non siano nell’interesse di nessuno, ma che sarebbero inaccettabili. Ed è per questo che, ovviamente, non lasceremo che ci arrivino”, ha detto Lavrentiev da Abu Dhabi, dove il presidente russo Vladimir Putin è oggi in missione.

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Intanto, l’offensiva militare turca in corso nel nord-est della Siria ha provocato finora oltre 275.000 sfollati. Lo ha annunciato oggi l’Amministrazione autonoma del Rojava. Secondo una nota, tra gli sfollati vi sono 70.000 minori, costretti a lasciare diverse aree delle province settentrionali di Hasakeh e Raqqa a seguito della campagna militare turca iniziata il 9 ottobre contro le zone controllate dai curdi in Siria settentrionale e nord-orientale. Molti sfollati dormono per le strade o nelle scuole a causa della mancanza di assistenza umanitaria visto che la maggior parte delle organizzazioni internazionali ha interrotto le proprie attivita’ in questa regione. Le autorita’ del Rojava fanno appello alle Nazioni Unite, alla Lega Araba e all’Unione europea perche’ intervengano immediatamente per fornire assistenza medica e supporto logistico per prevenire l’inasprimento della crisi umanitaria.

Intanto, il presidente americano, Donald Trump, passa all’azione per tentare di fermare l’offensiva turca in Siria: lo fa imponendo sanzioni contro tre ministri di Ankara, reintroducendo dazi sull’acciaio turco e con una telefonata al collega Recep Tayyp Erdogan a cui ha chiesto “un immediato cessate il fuoco”. Intanto il suo vicve, Mike Pence, ha fatto sapere che si rechera’ presto ad Ankara per cercare una soluzione alla crisi con i vertici turchi. Trump ha avvertito Erdogan che “gli Usa non tollereranno oltre l’invasione turca della Siria”: “Chiediamo ad Ankara di fermarsi, di mettere fine alla violenza e di venire al tavolo dei negoziati”. Nel frattempo il presidente americano ha ordinato lo “stop immediato dei negoziati” in merito a “un accordo commerciale del valore di 100 miliardi di dollari con la Turchia” e “l’aumento dei dazi sull’acciaio fino al 50%, il livello precedente alla riduzione a maggio”.

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“Sono totalmente pronto a distruggere rapidamente l’economia turca se i leader turchi continuano questa strada pericolosa e distruttiva”, ha twittato il presidente Usa. Gli Stati Uniti hanno anche imposto sanzioni a tre ministri del governo turco coinvolti nell’offensiva nel nord-est della Siria. “Gli Stati Uniti ritengono il governo turco responsabile dell’aumento di violenza da parte delle forze turche, mettendo in pericolo civili innocenti e destabilizzando la regione”, ha affermato in una nota il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin. Oltre che sulle sanzioni, Washington punta sui negoziati: il vicepresidente americano, Mike Pence, ha annunciato che su ordine di Trump si rechera’ prossimamente in Turchia per discutere con i vertici turchi. Il numero due della Casa Bianca guidera’ una delegazione insieme al consigliere per la Sicurezza nazionale, Robert O’Brien.

L’obiettivo e’ avviare trattative per un cessate il fuoco. Il capo del Pentagono, Mark Esper, invece, la prossima settimana sara’ a Bruxelles per “fare pressioni sugli alleati Nato per adottare misure collettive e individuali, diplomatiche ed economiche, in risposta a queste oltraggiose azioni turche”. La tardiva mobilitazione di Trump contro l’offensiva anti-curdi non piace neppure a suoi alleati di ferro come il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell. Il ritiro delle truppe Usa “creera’ anche un piu’ ampio vuoto di potere in Siria che sara’ sfruttato da Iran e Russia” e “favorira’ la rinascita dell’Isis”, ha avvertito McConnell. Trump ha comunque precisato che gli Usa “manterranno una minima presenza alla base Garrison ad Al-Tanf, nel sud della Siria, per continuare a bloccare gli ultimi resti dell’Isis”. Questi militari, ha spiegato, saranno “ridistribuiti e resteranno nella regione per monitorare la situazione e impedire il ripetersi del 2014, quando la minaccia trascurata dell’Isis si e’ diffusa in Siria e Iraq”.

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