Csm e intercettazioni, riparte riforma Bonafede. Ma ora il ministro dovrà confrontarsi con i nuovi alleati

Csm e intercettazioni, riparte riforma Bonafede. Ma ora il ministro dovrà confrontarsi con i nuovi alleati
5 settembre 2019

Riforma della giustizia – civile, penale e Csm – e intercettani. Saranno questi i primi provvedimenti da cui ripartira’ l’azione di governo del Guardasigilli, Alfonso Bonafede, riconfermato alla guida del dicastero di via Arenula nell’esecutivo Conte II. La riforma della giustizia e’ stata uno degli ultimi atti del governo giallo-verde che di fatto ha sancito la spaccatura tra M5s e Lega sulla parte relativa al penale. Il 31 luglio infatti il Consiglio dei ministri, dopo aspre discussioni, era riuscito ad arrivare soltanto ad un’approvazione ‘salvo intese’ del ddl che conteneva deleghe al Governo per ridurre i tempi dei processi civili e penali, nuove norme sul Consiglio superiore della magistratura e ‘paletti’ sulle toghe in politica e sulle nomine negli incarichi direttivi. L’accordo era stato raggiunto sulla parte riguardante il civile e il Csm, cosi’ come sulla magistratura, ma non sul settore penale.

Nel testo, il Guardasigilli indicava i tempi complessivi per i processi che dovrebbero essere pari a 4 anni, secondo l’ultima bozza aggiornata che pero’ non e’ poi approdata sul tavolo per il via libera finale: 2 anni per il primo grado, 1 per l’appello e 1 per il giudizio in Cassazione, con sanzioni previste per il magistrato che sfora i tempi. E ancora: tra le norme penali proposte dal ministro Bonafede, c’era una ‘stretta’ sui tempi di indagine preliminare, modulandoli in funzione della gravita’ dei reati (6 mesi per reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena non superiore a 3 anni, un anno per la generalita’ dei reati, un anno e mezzo per reati piu’ gravi, compresi quelli su crimine organizzato o terrorismo), con la previsione di una possibile proroga per una sola volta e per un termine non superiore a sei mesi. La riforma Bonafede imponeva poi ai pm, entro 3 mesi dalla scadenza del termine massimo di durata delle indagini preliminari, la ‘discovery’, ossia il deposito della documentazione relativa alle indagini. La violazione di tale prescrizione integra un illecito disciplinare quando il fatto e’ dovuto a “dolo” o a “negligenza inescusabile”.

Tra le norme, c’era anche lo stop al ritorno in magistratura delle toghe che hanno scelto di entrare in politica: chi ha ricoperto cariche elettive o di governo, prevedeva il testo, sara’ a fine mandato collocato in ruoli amministrativi. La riforma del Csm infine prevedeva il ritorno a 30 membri, la disciplinare separata dalle Commissioni, il tetto dei compensi, il divieto di passaggio diretto di laici da governo e Camere a Palazzo dei Marescialli, fino al sorteggio preliminare di magistrati candidabili al Csm, tra cui vengono eletti poi i togati: un rimedio, come ha sempre spiegato Bonafede, che punta ad eliminare le derive correntizie dopo lo scandalo dell’inchiesta di Perugia. Previste anche deleghe per snellire e accelerare i processi civili con la semplificazione dei riti e dell’iter delle notifiche.

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Ma sul tavolo del ministro della Giustizia ci sara’ anche la questione delle intercettazioni la cui proroga scade il 31 dicembre. Tra i primi atti del ministro della Giustizia, all’inizio del primo governo Conte, c’era stato il blocco dell’entrata in vigore della riforma Orlando sulle intercettazioni e l’avvio di tavoli tecnici per scrivere la nuova riforma. Della vecchia riforma, secondo quanto apprende l’Agi, il Guardasigilli sarebbe intenzionato a tenere la parte infrastrutturale che ha gia’ investimenti in corso e che viene vista positivamente perche’ consente la tracciabilita’ delle intercettazioni e quindi limita le fughe di notizie. Ma su questo tema, Bonafede dovra’ inevitabilmente confrontarsi con i nuovi alleati di governo, quindi proprio con quel Partito Democratico di cui fa parte Andrea Orlando, uno dei dirigenti piu’ vicini al segretario dem Nicola Zingaretti.

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