Cuffaro dal carcere di Rebibbia: “C’è un’antimafia di facciata che poi è antimafia degli affari”

Cuffaro dal carcere di Rebibbia: “C’è un’antimafia di facciata che poi è antimafia degli affari”
8 maggio 2015

“In Sicilia ci sono troppi moralisti che di giorno fanno la morale e di notte fanno gli affari. Gente che pensa di vestirsi da paladino dell’antimafia e di poter fare quello che vuole”. Lo afferma l’ex presidente della Regione siciliana, Toto’ Cuffaro, raggiunto dall’Agi nel carcere romano di Rebibbia, dove sta scontando sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. “C’e’ un’antimafia di facciata, che poi e’ antimafia degli affari”, aggiunge Cuffaro, secondo cui “ce ne sono parecchi oltre a Helg”, il presidente della Camera di commercio di Palermo arrestato per corruzione. “Quelli che fanno affari non prendono una tangente da 100 mila euro, quelli che fanno i professionisti non si fermano li'”, sottolinea ancora l’ex governatore, che conclude: “Sono d’accordo con ele dichiarazioni rilasciate da Don Ciotti quando afferma che presto si apriranno inchieste sui professionisti dell’antimafia”. Poi il capitolo vitalizi. “L’Assemblea regionale ha tolto il vitalizio solo a me, ma non a molti altri. Mi chiedo perche’. Non sono l’unico condannato”. Dopo che Camera e Senato hanno revocato i vitalizi ai parlamentari condannati per gravi reati, Cuffaro si chiede: “Perche’ in Sicilia solo io? La verita’ e’ che in questa vicenda sono diventato il parafulmine di tutto”. L’ex governatore rivela poi di aver ricevuto in carcere due lettere da Mario Centorrino, l’economista scomparso mentre era assessore alla Formazione nel governo Lombardo. “Era un amico, fu lui ad inventare il termine cuffarismo e a riconoscere questa condizione e questo status”, commenta Cuffaro.

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