Decreti sicurezza, la faida interna al M5s fa tremare il governo. Cdm ancora rinviato

Decreti sicurezza, la faida interna al M5s fa tremare il governo. Cdm ancora rinviato
Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio
1 ottobre 2020

La faida interna al Movimento 5 stelle fa tremare il governo circa la modifica dei decreti sicurezza. Da ambienti parlamentari del Pd arriva la denuncia di un presunto tentativo in atto da una parte del M5s a far saltare l’accordo raggiunto nella maggioranza sul nuovo decreto immigrazione che rivede i decreti legge sicurezza di Matteo Salvini. “Non possono scaricare le loro fibrillazioni interne su questo”. Non a caso il Consiglio dei ministri è stato posticipato a lunedì 5 ottobre alle 21 quando invece inizialmente la seduta era stata fissata per domenica alle 20.30. Sul tavolo il via libera alla Nadef ma soprattutto l’approvazione delle modifiche ai decreti sicurezza, come richiesto dal Pd ma su cui però ci sono contrarietà da parte del Movimento 5 stelle, come detto.

Tensioni che sarebbero emerse durante le interlocuzioni in corso all’interno della maggioranza in vista del Cdm. Il punto che viene rimesso in discussione dai 5 Stelle riguarda reintroduzione della protezione umanitaria, che venne cancellata dai dl Salvini. Le stesse fonti ribadiscono come per il Pd vada mantenuta l’intesa raggiunta in estate. “Passi indietro sarebbero inaccettabili”. Proprio oggi il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha sottolineato lo sforzo fatto dall’Italia per la gestione dei flussi migratori: “L’Italia ha fatto tutto quello che poteva”. Ora “le redistribuzioni e soprattutto i rimpatri” rappresentano due voci importanti nella definizione del nuovo patto europeo sulle migrazioni e il diritto di asilo.

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Nicola Zingaretti frattanto stenda ottimismo evidenziando che è questione di giorni, ma si riapre la discussione sulla riscrittura dei decreti sicurezza di Salvini. Modifiche “pesanti” che non vanno giù a una parte del Movimento 5 Stelle. Non va bene la reintroduzione della protezione umanitaria che allarga le maglie della “protezione speciale”. Per questo l’approdo in Consiglio dei ministri delle modifiche fortemente volute dal Pd traballa. Sarebbe “inaccettabile”, avvertono i dem, riscrivere i pezzi di quell’intesa raggiunta a luglio anche col ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, frutto di un lungo lavoro.

“La bozza non è blindata, noi siamo per recepire le osservazioni del Capo dello Stato”, fanno sapere dai 5S. Poche e mirate modifiche insomma, e non quell’ampia riscrittura che vogliono i dem. Il premier Giuseppe Conte ha garantito che il decreto al vaglio del governo ha un respiro “molto più ampio” della semplice modifica dei decreti Salvini. A partire dal titolo, dove la parola “sicurezza” neanche compare. Il tema è l’immigrazione e nel testo, che tra le altre cose cancella le multe milionarie alle ong, ricorre spesso la parola “integrazione”. E’ un’impostazione che piace molto a un’ala del Movimento 5 stelle il cui più illustre esponente è Roberto Fico. Ma che non tutti condividono, a quanto pare.

Intanto, Vito Crimi blinda il limite dei due mandati. “Il Movimento 5 Stelle non sta rivedendo l`ipotesi del limite del doppio mandato. Ritengo il tema assolutamente fuori da ogni discussione – puntella il capo politico dei 5stelle -. Il limite dei due mandati in Parlamento e per i consiglieri regionali è uno dei temi a cui il M5S non può rinunciare. Io sono al secondo mandato e non mi ricandiderei nemmeno se ci fossero dieci mandati”. Circa la futura leadership del movimento, o meglio se ci sarà un nuovo capo politico o un gruppo dirigente, Crimi taglia corto: “Non spetta a me deciderlo, sarà la nostra base, l’assemblea degli iscritti a farlo. Quello che percepisco dagli incontri che ho avuto è la voglia che ci sia una collegialità nelle scelte. Una collegialità che possa interpretare gli umori di varie anime e possa trovare una sintesi” conclude Crimi. 

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