Deputati M5s riuniti con D’Incà, allarme su numeri maggioranza

Deputati M5s riuniti con D’Incà, allarme su numeri maggioranza
Federico D'Inca'
16 ottobre 2020

Acque agitate nel gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle alla Camera. In una riunione in teleconferenza con la partecipazione dei vertici del gruppo e del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, emergono le tensioni dell’ultimo periodo sulle assenze che hanno reso traballanti i numeri della coalizione che sostiene il conte bis. Secondo quanto racconta chi prende parte alla riunione (ancora in corso fra le 17 e le 18), le opinioni in assemblea sono divise. C’è chi preferisce un approccio prudente e c’è chi chiede direttamente l’espulsione di quelli che non votano da tempo col gruppo, in qualche caso nemmeno la fiducia, come Alvise Maniero e Andrea Colletti.

Quest’ultimo autore di una dichiarazione irridente al Foglio, a proposito della sua mancata partecipazione al voto sulla Nadef: “In missione? Sì, ero in missione per conto di Dio nel cortile di Montecitorio”. “Ci teniamo chi fa quello che vuole mentre abbiamo cacciato gente per sciocchezze come due mesi di ritardo nelle rendicontazioni? Allora ricuciamo con quelli che abbiamo espulso e ora sono nel Misto”, è una delle correnti di pensiero più diffuse nel gruppo stellato. Il ministro D’Incà, ringrazia il gruppo per il voto sullo scostamento. “Mi aspettavo un po` di più, ma alla fine abbiamo raggiunto l`obiettivo. Il voto ha evidenziato un malessere, e io sono qui per ascoltare e capire”, dice alludendo ai non pochi mal di pancia che sono diffusi fra i suoi colleghi del M5S. Il ministro parla di “lacerazioni” e di una “giornata complessa. Alla Camera c`era ansia e per questo oggi pomeriggio ho anche telefonato per ringraziare il gruppo Misto per averci sostenuto con il voto”, racconta.

Di fronte alle diffuse lamentele per l’eccesso di ricorso ai decreti che inchioda i parlamentari al compito meno gratificante di spingere i bottoni nelle votazioni, prova a rassicurare i deputati stellati: “Va fatto un lavoro per comprendere e capire. Sono a vostra disposizione e vi asseconderò nelle richieste con i ministeri. Dobbiamo essere compatti e determinati, perché se il gruppo del M5S è stabile e compatto lo sarà anche il Paese oltre che il Governo”, è l’appello finale di D’Incà. Nel M5S dicono che il ministro sta facendo il possibile per ricucire le lacerazioni ma la sua missione sta diventando sempre più ardua. Nei mugugni a margine dell’assemblea, ad esempio, qualcuno fa notare anche che collocare separatamente il mercoledì sera e il giovedì mattina due votazioni che richiedono la maggioranza assoluta (Nadef e ddl costituzionale per il voto dei 18enni al Senato, quest’ultimo poi rinviato per il no di Italia viva) è un errore che tanto D’Incà quanto i capigruppo di maggioranza avrebbero potuto evitare.

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In ogni caso “il problema non è soltanto nostro, in condizioni normali – osserva un deputato che non vuole essere citato – per il voto i numeri ci sonno, il problema è della maggioranza in genere e deriva anche dalle misure anti-Covid, dall’isolamento e dal tampone imposto ai membri di una commissione ogni volta che c’è un contagiato. E poi, il Pd se la pende con noi ma stamattina è Italia viva che è venuta a mancare, per ragioni sue… Qui si rischia veramente di tornare a casa se non si ristabilisce un minimo di equilibrio con i numeri”. La richiesta che va per la maggiore fra i deputati del M5S è quella di cercare una strada per introdurre il voto elettronico da casa per superare il rischio numeri, una richiesta che è stata sollevata da parlamentari di vari gruppi ma che al momento non pare destinata a trovare una rapida attuazione.

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