È morta Dolly Parton, la “regina del country” aveva 80 anni
Il nipote Bryan Seaver ha dato l’annuncio in un video sui social, la cantante si è spenta a Nashville dopo mesi di problemi di salute non specificati.
Dolly Parton
È morta Dolly Parton. La cantautrice statunitense, conosciuta in tutto il mondo come “regina della musica country”, aveva 80 anni. Ad annunciarlo, attraverso un video pubblicato sui profili social dell’artista, è stato il nipote Bryan Seaver: “Avevo immaginato la pesantezza di questo momento, ma non l’avevo percepita davvero fino ad ora. È un onore, un onore che si accompagna a un orgoglio assoluto e a una profonda tristezza”.
Parton aveva attraversato mesi di problemi di salute mai specificati pubblicamente. La cantante è morta in modo pacifico a Nashville, Tennessee, martedì, secondo un comunicato stampa. La notizia è stata riportata anche dal New York Times. Non sono ancora state rese note le cause della morte.
L’omaggio del presidente Trump
Alla notizia della scomparsa ha reagito anche la Casa Bianca. Il presidente Donald Trump ha definito la morte di Parton “una perdita enorme per milioni di persone”, aggiungendo che non c’è mai stata, né mai ci sarà, un’altra come lei, e disponendo che la bandiera americana venga abbassata a mezz’asta in tutti gli Stati Uniti per una settimana. Un gesto che segna un’eccezione, considerato che l’artista aveva sempre mantenuto le distanze dalle posizioni politiche del tycoon, arrivando in passato a rifiutare l’offerta di una Medaglia della Libertà.
Nata nel 1946 a Sevierville, in Tennessee, in una famiglia rurale di dodici figli, Dolly Rebecca Parton aveva iniziato a esibirsi da bambina in trasmissioni radiofoniche locali. Si era trasferita a Nashville il giorno successivo al diploma di scuola superiore, ottenendo la prima grande visibilità nazionale nel 1967 grazie al sodalizio artistico con Porter Wagoner nel suo show televisivo. Negli anni Settanta aveva consolidato la carriera da solista, diventando una delle prime artiste country a compiere con successo il passaggio verso il mercato pop mainstream.
Con oltre 100 milioni di dischi venduti nel mondo e undici Grammy Award, incluso il premio alla carriera, Parton ha scritto brani entrati nell’immaginario collettivo come “Jolene” e “I Will Always Love You”, quest’ultimo portato al successo planetario da Whitney Houston nel 1992. L’autrice ha scritto oltre 3000 canzoni, interpretate anche da artisti come Tina Turner, Norah Jones, i White Stripes, Merle Haggard e RuPaul.
Il sodalizio con Kenny Rogers
Tra le collaborazioni più note della sua carriera figura quella con Kenny Rogers, morto nel 2020. La svolta era arrivata nel 1983 con il duetto “Islands in the Stream”, scritto dai Bee Gees, capace di scalare contemporaneamente le classifiche di più generi musicali. I due avevano proseguito la collaborazione con l’album natalizio “Once Upon a Christmas” nel 1984 e con altri brani, tra cui “You Can’t Make Old Friends”, pubblicato nel 2013 per celebrare trent’anni di sodalizio. Le voci su un presunto coinvolgimento sentimentale tra i due erano sempre state smentite da entrambi, che avevano parlato di un legame fraterno.
Il cinema e le due candidature ai Golden Globe
Parallelamente alla musica, Parton aveva intrapreso la carriera cinematografica, debuttando nel 1980 in “Dalle 9 alle 5… orario continuato”, film per cui scrisse anche la title track, inserita tra le candidature agli Oscar. Aveva recitato anche in “Fiori d’acciaio” (1989), ottenendo complessivamente due candidature ai Golden Globe.
Per sei decenni Parton era stata legata a Carl Dean, proprietario di una ditta di asfaltatura stradale, conosciuto quando lei aveva 18 anni e diventato l’involontaria ispirazione della canzone “Jolene”. Dean è morto nel marzo 2025, e da allora l’artista non era più stata la stessa.
L’impegno filantropico e Dollywood
Attraverso la Imagination Library, il programma di promozione della lettura fondato nel 1995 in onore del padre analfabeta, Parton aveva donato oltre 150 milioni di libri a bambini in tutto il mondo. Nel 2020 aveva contribuito con un milione di dollari al Vanderbilt University Medical Center, sostegno risultato determinante per lo sviluppo del vaccino Moderna contro il Covid-19. All’attività musicale e sociale aveva affiancato anche l’imprenditoria, fondando il parco a tema Dollywood in Tennessee, divenuto uno dei principali poli turistici e occupazionali della regione.
