Faide e poltrone, Pd in crisi di nervi

19 maggio 2014

C’è il presidente dell’Assemblea nazionale da eleggere dopo le dimissioni di Gianni Cuperlo, in aperta rottura con Matteo Renzi. Ci sono quattro posti di segreteria da assegnare, ma la riorganizzazione dell’esecutivo del Nazareno potrebbe essere più corposa. C’è infine il nodo del Pd del Lazio: tre mesi dopo l’elezione, il nuovo segretario regionale Fabio Melilli non ha ancora varato la segreteria e la presidenza del partito è ancora vacante. Faide, malumori e poltrone, il Pd rischia una nuova crisi di nervi. Due cose sono certe: le correnti interne si stanno riorganizzando – come si evince dagli schieramenti sui candidati alle elezioni europee – e dopo il voto del 25 maggio partirà il regolamento dei conti.

Partiamo dal partito nazionale. Gianni Cuperlo se n’è andato sbattendo la porta. Il presidente dell’Assemblea non c’è, ci sono solo i due vice: la prodiana Sandra Zampa e Matteo Ricci. C’è poi il rebus segreteria. Il segretario Matteo Renzi è anche premier e ha affidato la reggenza ai fidati Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, rinviando a dopo le elezioni il sudoku per rimpiazzare i membri dell’esecutivo che sono entrati al governo e che non si sono ancora dimessi. Si tratta di Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Federica Mogherini e Marianna Madia. Ma c’è anche il caso di Pina Picierno: in caso di elezione a Strasburgo resterà in segreteria? Tutto da vedere. Le deleghe da riassegnare sono pesanti: Lavoro, Riforme, Europa e Affari internazionali, Organizzazione, Legalità e Sud. Per ora è tutto fermo, si aspettano le elezioni. Poi si vedrà. Per il ruolo di presidente il favorito è sempre Pier Luigi Bersani, un nome che circola da un paio di mesi. Per l’esecutivo del Nazareno, invece, le correnti si stanno riorganizzando.

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L’ala ex Ds che fa capo a Gianni Cuperlo è sempre più marginalizzata all’opposizione interna, con i riformisti del capogruppo alla Camera Roberto Speranza che hanno varato una propria corrente più dialogante con Renzi. Probabile che possano entrate in segreteria. In corsa per un posto anche i popolari di Giuseppe Fioroni. Ma gli appetiti delle varie componenti – compresi renziani e AreaDem di Dario Franceschini – verranno saziati in modo direttamente proporzionale al successo ottenuto dai candidati alle europee, su cui Renzi si gioca molto. Il distacco da Grillo e il risultato delle capolista al Nazareno sono ritenuti due dati sensibili.
C’è poi il caso Lazio. Il nuovo segretario regionale Fabio Melilli si è insediato a febbraio ma nulla si è mosso: la segreteria ancora non è stata varata. La presidenza dell’Assemblea è vacante, dopo la rocambolesca elezione di Liliana Mannocchi espressione della maggioranza. La minoranza, come da prassi, rivendicava quel posto per la renziana Lorenza Bonaccorsi, ma alla fine l’ha spuntata la Mannocchi tra spintoni e malori. L’esponente Dem però non fa parte dell’Assemblea e pertanto è stata dichiarata ineleggibile dal Nazareno.

Tutto da rifare e stallo totale. Rumor di partito dipingono un Melilli indebolito dalla scarsa affluenza alle primarie – appena 48mila elettori in tutto il Lazio – e dall’esito delle candidature europee, con le proposte della segreteria regionale stravolte da Renzi. E anche l’alleanza che ha eletto Melilli con la regia di AreaDem e del sottosegretario renziano della seconda ora Angelo Rughetti sembra dimostrare più d’una fragilità. Il voto europeo farà chiarezza anche su questo. Con tanti posti in segreteria da assegnare per ampliare una piattaforma politica che ridia smalto a quello che Renzi spesso definisce “il Pd peggiore d’Italia”. (Il Tempo)

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