G7, Meloni e Trump tornano al dialogo. Tra Ucraina e Golfo la premier rafforza i rapporti occidentali
Eleonora Fabbri 16 Giugno 2026
Giorgia Meloni (foto governo.it)
Un breve scambio di battute può talvolta raccontare più di una dichiarazione ufficiale. Al G7 di Evian, le immagini che ritraggono Giorgia Meloni e Donald Trump sorridenti e impegnati in una conversazione informale hanno attirato l’attenzione degli osservatori. “Noi siamo sempre stati amici”, afferma la presidente del Consiglio dopo una battuta del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. “Sono stato abbandonato”, replica Trump. “Non lo sei”, risponde Meloni. Un dialogo leggero, avvenuto sotto gli occhi del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che contribuisce a descrivere un clima diverso rispetto ai mesi passati.
Le fonti italiane sottolineano come, durante la cena dei leader, la premier abbia ribadito l’importanza del “principio di unità dell’Occidente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”. Non risulta un incontro bilaterale formale con il presidente americano, che Palazzo Chigi sostiene di non aver programmato. Tuttavia, i contatti avvenuti a margine dei lavori vengono letti come un segnale di riavvicinamento.
Segnali oltre il protocollo
Nei vertici internazionali il linguaggio non verbale assume spesso un peso rilevante. Le occasioni di confronto tra i leader si moltiplicano tra sessioni plenarie, pranzi di lavoro e momenti informali. In questo contesto, il rapporto tra Meloni e Trump è stato osservato con particolare attenzione.
Il presidente americano si è presentato al summit con un atteggiamento conciliatore e sostanzialmente allineato agli altri partecipanti sui principali dossier. Un elemento non secondario in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche diffuse e dalla necessità, per le principali potenze occidentali, di mostrare coesione.
La questione più rilevante della giornata è stata quella legata all’Ucraina. Alla discussione ha partecipato anche Volodymyr Zelensky, presente sia nei lavori del vertice sia in incontri separati con alcuni leader occidentali. Dalla riunione emerge una linea condivisa: mantenere il sostegno a Kiev e continuare la pressione su Mosca.
Pressione su Mosca
Nel suo intervento dedicato al conflitto, Meloni ha sostenuto che “la fermezza dell’Occidente è decisiva per convincere Putin a impegnarsi seriamente in un negoziato di pace”. La presidente del Consiglio ha inoltre osservato che la situazione sul terreno appare sostanzialmente congelata e che Mosca non può rivendicare al tavolo negoziale risultati territoriali non ottenuti attraverso l’azione militare.
Secondo quanto riferito da fonti italiane, la premier avrebbe inoltre evidenziato come i recenti attacchi russi, compreso quello contro la storica Cattedrale della Dormizione di Kiev, non rappresentino segnali concreti di una reale volontà di arrivare a una soluzione diplomatica.
Anche Trump ha mostrato aperture verso un possibile rafforzamento delle misure economiche contro il Cremlino. Il presidente americano ha definito “possibile” l’introduzione di nuove sanzioni sul petrolio russo nel prossimo futuro, un’indicazione che contribuisce a rafforzare l’immagine di compattezza emersa dal summit.
Rotte marittime e risorse
Il secondo grande tema affrontato dai leader riguarda il Medio Oriente. La discussione si è svolta durante il pranzo di lavoro al quale hanno partecipato anche rappresentanti di Egitto, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Il confronto è stato inevitabilmente influenzato dalla recente firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, destinato a incidere sugli equilibri regionali.
Meloni ha confermato la disponibilità dell’Italia a continuare il proprio contributo alle missioni internazionali finalizzate alla tutela della libertà di navigazione e della sicurezza commerciale, con particolare attenzione allo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico mondiale.
A margine dei lavori, la presidente del Consiglio ha avuto un colloquio bilaterale con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, dedicato agli sviluppi successivi all’accordo tra Washington e Teheran. Un ulteriore incontro si è svolto con il primo ministro canadese Mark Carney. Oltre alle principali crisi internazionali, il confronto ha riguardato l’approvvigionamento di materiali critici, settore nel quale l’Italia avrebbe ottenuto un accesso prioritario alle risorse canadesi considerate strategiche per le filiere industriali e tecnologiche.
