E’ morto il card. Ruini, il teologo che guidò la Chiesa italiana contro le unioni civili

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Cardinale Camillo Ruini

E’ morto il cardinale Camillo Ruini. Aveva 95 anni. Se ne va una figura centrale della Chiesa italiana contemporanea: teologo raffinato, arcivescovo di Roma, presidente della CEI durante i pontificati wojtyliano e ratzingeriano, architetto della battaglia cattolica per i “valori non negoziabili”.

Teologo e politico ecclesiale

Nato il 19 febbraio 1931 a Sassuolo, in provincia di Modena, Ruini compì gli studi filosofici e teologici presso la Pontificia Università Gregoriana come alunno dell’Almo Collegio Capranica. Ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954 da monsignor Luigi Traglia, rientrò in diocesi nel 1957 e insegnò prima Filosofia al Seminario diocesano fra il 1957 e il 1968, poi Teologia dogmatica presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Modena-Reggio Emilia-Carpi-Guastalla dal 1968 al 1986, di cui fu Preside dal 1968 al 1977.

Successivamente insegnò presso lo Studio Teologico Accademico Bolognese dal 1977 al 1983. Contemporaneamente ricoprì numerosi incarichi diocesani: Assistente dei Laureati Cattolici fra il 1958 e il 1966, Delegato Vescovile per l’Azione Cattolica dal 1966 al 1970, Vicario Episcopale per l’apostolato dei laici dal 1968, Presidente del Centro Culturale Diocesano Giovanni XXIII dal 1968 al 1986.

La sua cultura teologica incarnava il dialogo fra fede e ragione nel solco del pensiero di Benedetto XVI, di cui fu ammiratore esplicito. Quando nel 2013 Ratzinger rinunciò al pontificato, Ruini non nascose una certa perplessità: “Il governo è stato il suo punto debole”, dichiarò pubblicamente. Tuttavia, riconosceva in Benedetto XVI il custode autentico della tradizione cattolica, diversamente da quanto avrebbe poi giudicato di Papa Francesco, al quale rimproverava di aver “trascurato la tradizione”.

Dalla diocesi all’episcopato romano

Il 16 maggio 1983 Giovanni Paolo II lo nominò Vescovo titolare di Nepte e Ausiliare per le diocesi di Reggio Emilia e Guastalla. Tre mesi dopo, il 29 giugno, ricevette l’ordinazione episcopale da monsignor Gilberto Baroni. Ruini fu Vice Presidente del Comitato Preparatorio per il Convegno Ecclesiale nazionale di Loreto del 1985, evento decisivo nel dialogo fra la Chiesa e la società italiana dopo le lacerazioni del decennio precedente.

Nel 1985 entrò nella Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica, la Cultura e la Scuola. Il 28 giugno 1986 Giovanni Paolo II lo nominò Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, carica che lo pose ai vertici della gerarchia ecclesiastica nazionale. Membro del Comitato Centrale per l’Anno Mariano 1987-1988, divenne Consultore della Congregazione per i Vescovi dal 1988. Nell’ottobre 1990, durante l’VIII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, fu eletto Membro del Consiglio della Segreteria Generale.

La nomina a Roma e la presidenza della CEI

Il 17 gennaio 1991, dopo l’accettazione delle dimissioni del cardinale Ugo Poletti, Giovanni Paolo II lo nominò Arcivescovo e Pro-Vicario Generale del Pontefice per la Diocesi di Roma. Pochi mesi dopo, il 7 marzo 1991, Wojtyla lo designò Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, una delle due cariche più rilevanti nella Chiesa italiana.

Il 1° luglio dello stesso anno fu nominato Vicario Generale del Papa per Roma e Arciprete della Basilica Lateranense. Fu Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense fino al 2008 e Presidente emerito della Peregrinatio ad Petri Sedem dal 1992 al 1996. Relatore della prima Assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi nel novembre-dicembre 1991, fu inoltre membro del Comitato del Grande Giubileo dell’Anno 2000.

La battaglia sui DICO e i sedici anni di presidenza CEI

La presidenza della CEI fu confermata da Giovanni Paolo II il 7 marzo 1996 per il secondo quinquennio e il 6 marzo 2001 per il terzo. Quando Benedetto XVI assunse il pontificato, il 14 febbraio 2006 confermò Ruini alla presidenza “donec aliter provideatur”. Durante questi sedici anni, Ruini si distinse soprattutto per l’organizzazione della battaglia cattolica contro i DICO, le unioni civili proposte dal governo Prodi II nel 2007.

Come presidente della CEI di fatto, mobilitò la Chiesa per il naufragio della legge, orchestrando il primo Family Day a Roma. Questa capacità di trasformare orientamenti dottrinali in azione civile diretta testimoniava le sue abilità di politico ecclesiastico. Mantenne l’incarico di presidente fino al 7 marzo 2007, quando il Papa accolse le sue dimissioni per raggiunti limiti di età. Sedici anni di guida istituzionale della Chiesa italiana giunsero al termine.

Gli ultimi anni tra Medugorje e la successione bergogliana

Nel 2010 Benedetto XVI lo scelse per presiedere la Commissione internazionale di inchiesta sulle apparizioni a Medugorje. I risultati di questa indagine furono consegnati nel 2014 alle mani di Papa Francesco. La relazione fra Ruini e il nuovo pontefice risultò meno sincrona rispetto ai tempi wojtyliano-ratzingeriani.

Fino alla morte, Ruini mantenne i titoli di Vicario Generale emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma, Arciprete emerito della Papale Basilica di San Giovanni in Laterano, Gran Cancelliere emerito della Pontificia Università Lateranense e Presidente emerito della Peregrinatio ad Petri Sedem. Con la sua scomparsa, si chiude un capitolo decisivo nella storia ecclesiastica italiana contemporanea, quello del cattolicesimo wojtyliano-ratzingeriano che ha contrassegnato il passaggio fra due millenni.