Gregoretti, Salvini a Catania: sono tranquillo e sereno. Toninelli e Trenta in aula

12 dicembre 2020

 Matteo Salvini, è tornato nell’aula bunker del carcere Bicocca di Catania per il secondo atto dell’udienza preliminare che lo vede accusato di sequestro di persona e abuso d’ufficio nell’ambito della vicenda dello sbarco, nel luglio del 2019 quando il leader della Lega era ancora ministro dell’Interno e vice-premier, di 131 migranti che si trovavano a bordo della nave della Guardia costiera “Gregoretti”. I migranti furono fatti sbarcare ad Augusta dopo un’attesa di alcuni giorni non prima di aver trovato un accordo tra il governo italiano e l’Ue sulla loro immediata ripartizione. Non è stato sentito in aula il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che verrà ascoltato a Roma dal gup, ma sono stati presenti gli ex ministri Danilo Toninelli e Elisabetta Trenta. Salvini, difeso dall’avvocato Giulia Bongiorno, ribadendo piena fiducia nella giustizia, ha sempre respinto con fermezza ogni accusa.

“Sono assolutamente tranquillo, sereno e orgoglioso – ha detto il capo del Carroccio -. Abbiamo salvato vite e protetto un Paese, quello che non è accaduto dopo perché dopo di me ci sono stati morti annegati e diritti negati”. “Mi dispiace solo di dovere far perdere tempo a giudici, avvocati, forze dell’ordine in un’aula bunker che solitamente è impiegata per processo di mafia – ha aggiunto il capo del Carroccio a Catania -. Io sono un cittadino italiano rispettoso di quello che la giustizia mi chiede, per rispondere di quello che avevo promesso agli italiani di fare: bloccare il traffico di esseri umani e il business dell’immigrazione clandestina senza fare male a nessuno”. L’avvocato Giulia Buongiorno, difensore del leader della Lega, prima di entrare in aula bunker al carcere Bicocca di Catania, ha ricordato che “il video in cui il premier Giuseppe Conte parla del Governo e del ruolo dell’esecutivo nella decisione sugli sbarchi in Italia di migranti come idea condivisa è nella memoria difensiva già depositata agli atti del procedimento”.

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In un passaggio in aula, la Bongiorno, riferendosi al caso della Ong Open Arms, nell’agosto del 2019, ha chiesto all’ex titolare delle Infrastrutture se ricordasse “di avere firmato questo divieto di ingresso, di transito e di sosta che poi viene annullato dal Tar, ricorda? C’è anche la sua firma su su questo episodio, la può riconoscere la sua firma?”. Alla domanda del legale, l’esponente pentastellato ha risposto: “Non ricordo, è passato tanto tempo”. A quel punto, Bongiorno ha replicato ricordando all’ex ministro un suo post pubblicato su Facebook. Ironico Salvini: “Toninelli non ricordava sostanzialmente nulla. Spero si ricordi dove abita senno ha problemi a tornare a casa”. “Sono intervenuto al termine dell’udienza brevemente – ha detto Salvini -. Toninelli firmava con me decreti di sbarco e ora si è dimenticato di ciò che faceva ha una concezione personale della coerenza e della dignità”. La stampa è stata ammessa in aula dopo l’autorizzazione concessa dal Gup Nunzio Sarpietro che ha disposto l’ingresso in gruppi da 10 giornalisti per volta. Gli ex ministri Danilo Toninelli e Elisabetta Trenta, sentiti oggi come testi, hanno chiesto di non essere ripresi dalle telecamere.

“Per L’assegnazione de porto sicuro a terra c’è un mandato unico al ministro dell’Interno che è il responsabile – ha dichiarato l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, lasciando l’aula bunker di Catania -. Stiamo assistendo invece al tentativo di scaricare sul ministero dei Trasporti responsabilità sue”. “Un tentativo realizzato dall’uomo che diceva di difendere i confini italiani, che era l’uomo forte al Governo – ha detto Toninelli -. Ho risposto a tutte le domande con chiarezza. Sono le leggi nazionali e internazionali che spiegano che l’assistenza in mare spetta al ministero dei trasporti, ma l’assegnazione del porto per lo sbarco è responsabilità unica de ministro dell’Interno”. L’ex ministro è poi andato via senza rispondere alle domande dei cronisti. Come anche l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta che ha lasciato l’aula bunker del carcere Bicocca di Catania alle 13, senza rilasciare dichiarazioni. Trenta, accompagnata dal suo legale, è stata ascoltata nel corso del secondo atto dell’udienza preliminare dell’inchiesta in questione. La Procura etnea, guidata da Carmelo Zuccaro, aveva chiesto l’archiviazione del caso; ma per il Tribunale dei ministri, Salvini aveva “consapevolmente” e “illegittimamente privato i migrati della loro libertà personale” in assenza di “ragioni tecniche ostative all’autorizzazione dello sbarco”.

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