Iraq, riconquista moschea Mosul. Il primo ministro iracheno: “Assistiamo fine Isis”

29 giugno 2017

L’esercito iracheno ha annunciato di aver ripreso il controllo della Grande moschea di Al-Nuri a Mosul, nella città vecchia che è ancora in mano ai jihadisti dell’Isis. La moschea, la più nota della città irachena, è stata la sede dell’annuncio di Abu Bakr al Baghdadi della nascita del Califfato islamico nel 2014. La moschea è stata praticamente distrutta dall’Isis, come mostrato da alcuni video. La riconquista della moschea di Mosul, segna la “fine” dello Stato dei jihadisti, ha affermato il primo ministro iracheno. “Stiamo assistendo alla fine del falso Stato del Daesh”, ha detto Haider al Abadi. Mosul, 300 chilometri a nord di Baghdad e con un milione e mezzo di abitanti, e’ la seconda citta’ dell’Iraq. Dal giugno 2014 e’ sotto il controllo delle milizie dell’Isis. E’ stata liberata nel terzo anniversario della proclamazione del califfato: il 29 giugno 2014 Abu Bakr Baghdadi dichiaro’ al mondo di essere il leader di un territorio compreso tra il nord della Siria e il nord dell’Iraq e conquistato dall’Isis. La citta’ e’ cruciale dal punto di vista strategico: in Iraq era l’ultimo grande centro ancora sotto il controllo jihadista nel Paese e vicina alla Siria. Le sue dimensioni ne hanno reso piu’ difficile la liberazione rispetto ad altre citta’ come Falluja o Ramadi che erano quattro o cinque volte piu’ piccole. Mosul e’ a stragrande maggioranza sunnita, proprio come i miliziani dell’Isis, mentre il governo e l’esercito iracheno sono prevalentemente sciiti. Tra l’altro vi vivono 7.000 ex ufficiali delle forze armate di Saddam Hussein e altri 100.000 ex militari, molti dei quali furono cacciati nel processo di ‘de-baathificazione’ (da Baath, il nome del partito di Saddam, ndr) avviato dopo l’invasione americana nel 2003 e che quindi si sono almeno in parte schierati con le forze del Califfato.

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I lunghi preparativi per la riconquista hanno dovuto tenere conto dell’aspetto militare ma anche di quello umanitario: secondo le autorita’ irachene, da ottobre 2016, inizio dell’operazione, sono fuggiti da Mosul piu’ di 650.000 persone. Dopo la riconquista della parte est, la prima a cadere, sono tornate a casa circa 140.000 persone. Negli ultimi 10 giorni, le forze irachene sono avanzate dentro la Citta’ Vecchia, l’ultima sacca ancora rimasta sotto il controllo dei jihadisti. La citta’ e’ divisa dal Tigri e il governo di Baghdad ha annunciato la liberazione della meta’ orientale della citta’ nel gennaio del 2017. Un mese dopo e’ cominciata la grande offensiva finale, ma la riconquista della zona sulla riva destra del fiume, in cui si intrecciano vicoli e strette stradine, si e’ rivelata piu’ complicata. Intanto,  il Canada prorogherà la sua partecipazione alla coalizione internazionale contro lo Stato Islamico in Iraq e in Siria fino alla fine di marzo 2019. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Harjit Sajjan. Per la terza volta dall’inizio del dispiegamento delle sue forze armate in Iraq, alla fine dell’estate 2014, nel quadro di questa coalizione militare guidata dagli Stati Uniti, il Canada rinnova la sua missione, con l’ultimo mandato che sarebbe scaduto venerdì. La proroga fino a marzo 2019 coincide con le prossime elezioni politiche canadesi. “La coalizione ha realizzato progressi notevoli nella lotta contro l’Isis a Mosul” e in funzione della situazione sul terreno, con i membri di questa coalizione che “devono restare flessibili e adattarsi alle minacce che cambiano”, ha indicato Harjit Sajjan. Una risposta implicita alle critiche dell’opposizione di sinistra al governo liberale del primo ministro Justin Trudeau, che reclamava negli ultimi giorni precisazioni sul mandato delle forze armate canadesi.

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