La “mina Renzi” su asse Pd-M5s. Tensioni tra dem e Italia Viva

La “mina Renzi” su asse Pd-M5s. Tensioni tra dem e Italia Viva
L'ex segretario del Pd, Matteo Renzi
1 ottobre 2019

Una sferzata al Partito Democratico, una carezza al Movimento 5 Stelle. Una strategia, quella adottata da Matteo Renzi, per scardinare l’asse tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle e accreditarsi come azionista di maggioranza al posto dei dem. E quello che fino a ieri era un sospetto che circolava tra i parlamentari Pd, ora sembra trovare conferma nell’intervista-manifesto rilasciata dal senatore di Rignano. Quattro lunghe pagine fitte di prese di distanza dal Pd e di aperture a Luigi Di Maio che, in passato, Renzi ha definito a piu’ riprese un “cialtrone” e che oggi diventa un uomo “saggio”. Addirittura, il reddito di cittadinanza – bollato in passato come una misura che favorisce la disoccupazione – diventa “una misura che c’e'” e “non si puo’ eliminare”.

Al piu’ si puo’ “aiutare la parte positiva del ‘lavoro di cittadinanza’ che deve essere implementata. Che non ci sia soltanto il sussidio ma che venga valorizzata anche la parte che riguarda la ricerca del lavoro”. E perche’ il messaggio arrivi piu’ forte, Renzi sottolinea che fra Alfonso Bonafede e Andrea Orlando, in fatto di giustizia, lui sceglie il primo, il pentastellato e non il suo ex guardasigilli al tempo in cui era premier e segretario del Pd. Al di la’ delle dichiarazioni programmatiche, Renzi esce di buon mattino con un tweet in cui ‘bastona’ il suo ex partito sul disinnesco dell’aumento dell’Iva. L’ex premier sembra non credere al fatto che i rincari siano ormai scongiurati e scrive: “Abbiamo fatto un Governo per mandare a casa Salvini e per non aumentare l’Iva. Da noi zero polemiche su ministeri, sottosegretari, sul passato. Ma aumentare l’Iva e’ uno schiaffo ai consumatori, specie ai piu’ poveri”.

Parole che arrivano al termine di una nottata di confronto duro a Palazzo Chigi. E, stando a quanto riferito, le tensioni hanno percorso non tanto l’asse Pd-M5s, quanto quello Pd-Italia Viva, con i primi a voler inserire nella cornice della manovra l’aumento degli stipendi (attraverso il taglio del cuneo fiscale) e i secondi ad opporsi, sostenendo che la misura avrebbe portato all’aumento dell’Iva. Rischio che sembra scongiurato, a leggere le parole del presidente del Consiglio sulle coperture. Ma l’affondo renziano arriva dritto al cuore del Pd, tanto che e’ Dario Franceschini, capo delegazione dei ministri dem, a rispondere con durezza: “La smania quotidiana di visibilita’ logora i governi. Gia’ visto tutto. Si inventano litigi sull’Iva, quando nessuno vuole aumentarla, solo per avere qualche riflettore acceso. Il Pd sceglie la serieta’ e si impegna sul cuneo fiscale per aumentare gli stipendi”.

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Contemporaneamente all’operazione per indebolire l’asse Pd-M5s, Renzi porta avanti quello per strutturare il suo partito. Alla Leopolda sara’ presentato il simbolo, “una bomba” a sentire l’ex premier. Ma soprattutto potrebbero essere annunciati nuovi ingressi, forse provenienti dal Pd. Una fonte renziana di alto rango, interpellata a questo proposito, ammette che “si’, qualcosa succedera’”. D’altra parte, lo stesso Renzi aveva annunciato che i gruppi di Italia Viva sarebbero arrivati a contare una cinquantina di parlamentari. Sui nomi, invece, il riserbo e’ massimo: “Quando le reti arrivano sulla barca, si vede cosa c’e’ dentro”, viene spiegato con una frase degna del miglior Vujadin Boskov.

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