L’Italia rafforza il monitoraggio dopo i nuovi contagi da dengue
L’infezione torna sotto osservazione in Italia con nuovi casi registrati negli ultimi giorni tra Umbria, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Liguria. Le aziende sanitarie precisano che non emergono, al momento, segnali di trasmissione autoctona, ma hanno disposto misure preventive di disinfestazione nelle aree interessate.
La dengue torna a richiamare l’attenzione delle autorità sanitarie italiane dopo la segnalazione di nuovi casi, accertati o sospetti, in diverse regioni del Paese. Le infezioni rilevate negli ultimi giorni hanno portato all’attivazione di interventi di disinfestazione e monitoraggio in Umbria, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Liguria. Al momento non risultano evidenze di una trasmissione locale della malattia nei territori interessati.
L’ultimo episodio segnalato riguarda Spoleto. La Usl Umbria ha comunicato la presenza di un caso probabile importato, definendolo “isolato e non autoctono” e precisando che “non risultano pertanto elementi che indichino una trasmissione della malattia sul territorio”. In via precauzionale è stato proposto al sindaco di emanare un’ordinanza per la disinfestazione dell’area interessata. Il Comune ha predisposto un intervento entro un raggio di 200 metri dal luogo di soggiorno della persona contagiata.
Le misure nei territori
Nelle stesse ore la Toscana ha registrato due ulteriori segnalazioni. A San Giuliano Terme una persona è stata ricoverata nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Pisa. Il sindaco Michele Conti ha disposto trattamenti adulticidi e larvicidi contro la zanzara tigre nelle zone interessate.
Un altro caso è stato individuato a Montespertoli, nel Fiorentino. Secondo l’Unità funzionale di igiene pubblica della Usl Toscana Centro, il paziente non versa in condizioni gravi. Anche in questo caso è stata programmata una disinfestazione straordinaria.
Segnalazioni analoghe sono arrivate da Trieste, dove l’Azienda sanitaria universitaria ha confermato un caso e annunciato l’avvio delle operazioni di contenimento. Nel Salento la Asl di Lecce ha comunicato un caso probabile, mentre in Liguria una persona è stata ricoverata con diagnosi accertata di dengue.
Il precedente del 2024
L’attenzione delle autorità sanitarie è alimentata anche dalle evidenze emerse dal più ampio episodio epidemico registrato finora nell’Europa continentale. A metà luglio l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato uno studio dedicato al focolaio verificatosi in Italia nel 2024, che aveva fatto registrare quasi 300 casi autoctoni.
L’analisi ha consentito di ricostruire con maggiore precisione le modalità di diffusione del virus. Secondo l’ISS, la maggior parte delle infezioni si è propagata entro poche centinaia di metri dal punto iniziale del contagio, indicando una trasmissione fortemente localizzata. Lo studio evidenzia inoltre che, dopo l’individuazione del focolaio, il calo delle temperature, gli interventi contro le zanzare e una maggiore consapevolezza del rischio nella popolazione hanno contribuito a ridurre sensibilmente la circolazione del virus.
Sorveglianza e fattore climatico
Le conclusioni dell’Istituto Superiore di Sanità indicano nella rapidità di individuazione dei casi uno degli strumenti principali per contenere la diffusione della dengue. “L’identificazione tempestiva dei casi, associata a interventi di controllo delle zanzare nelle aree circostanti le infezioni rilevate, può limitare in modo significativo la trasmissione”, sottolinea l’ISS.
L’Istituto avverte tuttavia che ritardi nella diagnosi possono rendere necessari interventi più estesi e complessi. Per questo il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica viene considerato sempre più rilevante in un contesto climatico che favorisce stagioni più lunghe di attività della zanzara tigre e aumenta il rischio di trasmissione del virus in Europa.
