L’Ue ritira il “documento boomerang”, ma non “vietava” il Natale

L’Ue ritira il “documento boomerang”, ma non “vietava” il Natale
Ursula von der Leyen
30 novembre 2021

Un documento solo a uso interno, ma comunque “inadeguato allo scopo prefisso”, “non maturo”, e al di sotto degli standard richiesti dalla Commissione. E che quindi – hanno precisato i portavoce di Bruxelles – sarà ritirato e interamente rivisto. È finita così, con un “mea culpa” e una marcia indietro della Commissione europea, la polemica scoppiata intorno alle “Linee guida per la comunicazione inclusiva” dei funzionari con il pubblico, che fra le altre cose sconsigliavano l’uso di alcune espressioni consuete, come “periodo natalizio”, suggerendo di sostituirle con altre più neutre come “periodo delle vacanze” nell’intento “politically correct” di rispettare tutte le culture e religioni presenti nella società europea.

Il portavoce Eric Mamer ha sottolineato che il documento non aveva natura obbligatoria ma solo di raccomandazione, e ha precisato: “Abbiamo la fortuna in Europa di avere una cultura allo stesso tempo molto ricca e molto varia, e chiaramente l’obiettivo è fare in modo che possiamo riflettere questa ricchezza e questa varietà che è la forza dell’Europa, ma questo va fatto nel modo giusto ed è per questo che il documento è ritirato e sarà rivisto”. In Italia fin dalla mattinata c’era stata una levata di scudi sui social media, con post su Twitter o Facebook che attaccavano la Commissione: e anche avversari politici come Matteo Renzi e Matteo Salvini – sia pure con accenti diversi – si sono trovati sullo stesso fronte.

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Un boomerang comunicativo dell’Ue insomma, se non che, il documento “incriminato” non aveva affatto la pretesa di “vietare gli auguri di Natale” o “l’uso del nome Maria”, limitandosi invece a dare indicazioni di esempi di scrittura su un’infinità di temi, per evitare discriminazioni linguistiche involontarie basate su genere, etnia, disabilità, cultura o religione, e non urtare la sensibilità di nessuno. Ad esempio, rispetto all’uso di nomi fittizi per indicare in un testo una pluralità di persone, il documento suggeriva di evitare di usare solo nomi tipicamente “cristiani” (in realtà culturalmente di origine ebraica) raccomandando invece l’uso di nomi da più contesti cultural-religiosi. Così ad esempio a “Maria e Giovanni” sarebbero stati da preferire, secondo il documento, “Malika e Julio”.

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