M5s tra minacce e annunci di uscite. E rispunta caso Trenta

M5s tra minacce e annunci di uscite. E rispunta caso Trenta
Elisabetta Trenta
11 dicembre 2019

Quattro senatori del Movimento votano in dissenso con il M5s: nulla di grave se non fosse che il gesto venga accompagnato da voci e minacce di passaggi al partito di Matteo Salvini. Ancora non lo dicono apertamente ma le parole che pronunciano sono nette e vanno in quella direzione. L’unico che esclude con decisione questa opzione e’ Gianluigi Paragone: vota in dissenso dal M5s ma in Aula dichiara pubblicamente che non passera’ al Carroccio. Luigi Di Maio e’ sempre piu’ assediato nel fortino dei 5 stelle, tra l’incudine dei duri e puri e le continua ed estenuante mediazione per gestire l’azione di governo. Il senatore Ugo Grassi uscendo dall’Aula di palazzo Madama molto provato, annuncia: “Scendo da un bus su cui c’era scritto Palermo e invece va a Como: la direzione e’ completamente sbagliata”. Assediato dai cronisti prova a resistere per evitare di dare l’annuncio della sua decisione di passare alla Lega ma i suoi ragionamenti portano tutti in quella direzione e il suo voto pure: oltre ad aver votato no alla risoluzione della maggioranza e si’ a quella del leghista Stefano Candiani sul Mes ha espresso parere favorevole anche al testo presentato dal centrodestra.

Anche il collega Stefano Lucidi annuncia il voto contrario alla risoluzione di maggioranza e si toglie il suo sassolino dalle scarpe per l’esito della strategia elettorale scelta dal capo politico per l’Umbria e da lui contestatissima. “Qualcuno ha detto che le elezioni in Umbria sono state un esperimento. Beh, io non mi sento una cavia ne’ un criceto, quindi esco dalla ruota e voto no”. Chiede coerenza e rivendica coerenza. Come Francesco Urraro, anche lui dissensiente sul Mes e che si lamenta: “si e’ troppo marginalizzato il tema del Mes che si pone fuori dal programma del M5S”. Per Lucidi e’ arrivato anche il tentativo di mediazione del premier Giuseppe Conte: i due sono stati visti conversare in Aula e il presidente avrebbe provato a convincerlo a non abbandonare, tentativo espletato anche dal senatore Primo Di Nicola. Ma non e’ solo questo. Se il Mes funge da detonatore per aprire la porta ad un gruppo di transfughi, i parlamentari che restano non sono meno critici. Sulle regionali dopo il pasticcio Umbria si apre ora quello della Calabria: il Movimento e’ letteralmente spaccato ed anche gli iscritti lo sono. La candidatura decisa in Parlamento di Francesco Aiello fa storcere il naso a tanti, compresa la base del M5s in regione che per meta’ vota contro di lui, in occasione della votazione sulle candidature su Rousseau.

Su queste regionali in Calabria scoppia inoltre il caso della candidatura del fratello della deputata Vittoria Baldino, Silvio Aurelio, che fa infuriare molti parlamentari mentre torna d’attualita’ anche il caso della ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta finita al centro delle cronache per la vicenda della casa data in dotazione e non abbandonata alla fine del suo mandato: ora la ex ministra si e’ candidata nel cosiddetto Team del Futuro, il gruppo di facilitatori che dovranno coadiuvare il lavoro del capo politico. Ma la sua candidatura non e’ vista di buon occhi da alcuni parlamentari spingono affinche’ il capo politico, che domenica annuncera’ con un evento pubblico la squadra che comporra’ il nuovo team, decida di escluderla dalla corsa. L’unica notizia buona per il M5s in una giornata densa di inciampi e’ invece la costituzione del direttivo M5s della Camera: dopo numerosi tentativi andati a vuoto di mettere insieme i voti necessari ad eleggere il nuovo capogruppo e la sua squadra, solo oggi e dopo aver ridotto le candidature ad una unica squadra da mandare al voto, il gruppo parlamentare e’ riuscito ad eleggere il suo organismo direttivo. A dirigerlo sara’ tuttavia Davide Crippa, non esattamente un fedelissimo di Luigi Di Maio al punto da essere uno dei parlamentari rimasti fuori dalla formazione dell’esecutivo.

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