No di Israele piano egiziano, ma inizia ritiro truppe

3 agosto 2014

L’offensiva israeliana sembra arrivare alla sua conclusione dopo la decisione di non negoziare un cessate-il-fuoco con Hamas e di ritirarsi unilateralmente da Gaza. Cinque ore di riunione per il gabinetto di sicurezza israeliano – dopo il fallimento della tregua di 72 ore e il rapimento di un soldato dello Stato ebraico – e  la decisione di iniziare a ritirare parzialmente le truppe nel nord della Striscia. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, in una conversazione telefonica con l’ambasciatore statunitense in Israele, Dan Shapiro, avrebbe affermato che l’amministrazione Usa dovrebbe fidarsi del giudizio di Tel Aviv riguardo il trattamento da riservare a Hamas; e che dovrebbe sostenere pienamente l’offensiva a Gaza. Offensiva che ha portato alla quasi completa distruzione dei tunnel utilizzati dai miliziani palestinesi, secondo quanto riferisce un portavoce militare dello Stato ebraico. Nelle ultime 24 ore altri quattro cunicoli sono stati eliminati. La previsione è di poter annunciare entro i prossimi due giorni di aver scoperto e rese inservibili tutte le gallerie sotterranee, usate come depositi di armi ma anche come basi da cui lanciare attacchi, ivi compreso quello che ieri avrebbe portato alla cattura del soldato d’Israele e all’uccisione di due suoi commilitoni.

Terminata la distruzione dei tunnel, Israele, invece di cercare un cessate il fuoco con Hamas, prenderà in considerazione l’potesi di porre fine all’operazione e di ritirarsi dalla Striscia unilateralmente. Israele cercherà anche di raggiungere accordi con l’Egitto, con il presidente palestinese Mahmoud Abbas e con la comunità internazionale riguardo alla ricostruzione della Striscia, alla demilitarizzazione di Hamas e alla supervisione dei beni che entrano nella Striscia. Ma lo Stato ebraico ribadisce anche il suo “no” ai negoziati su una tregua in questo momento: la missione continuerà fino a quando non sarà stato raggiunto l’obiettivo della distruzione di tutti i tunnel. Israele non parteciperà ai colloqui al Cairo sul cessate il fuoco, perché “non ha senso” cercare un accordo con Hamas, ha detto un funzionario dello Stato ebraico al quotidiano “Haaretz”, spiegando che l’offensiva si concluderà solo una volta che “sarà stata ristabilita la deterrenza, se vedremo che la deterrenza è stata raggiunta lasceremo la Striscia sulla base del principio ‘calma in cambio di calma’, altrimenti continueremo l’operazione”. Netanyahu, però, in una cnferenza stampa, non ha fatto alcun cenno al ritiro delle truppe.

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Ieri il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi ha incontrato al Cairo Matteo Renzi, invitando il premier italiano “a lanciare un appello comune per la distensione, per il cessate il fuoco, per porre fine alla violenza e iniziare a fornire gli aiuti necessari per una soluzione nella Striscia di Gaza”. “L’iniziativa egiziana è l’unica che può fermare l’emorragia di sangue palestinese”, ha detto Al-Sisi, e “Renzi è d’accordo”. Il presidente egiziano ha anche detto che “bisogna dare uno Stato ai palestinesi”.

Inizia il ritiro delle truppe. Secondo la rete tv israeliana Channel 2 sarebbe già iniziato il ritiro di parte delle truppe israeliane da Gaza. Parte dei soldati è rimasta all’interno della Striscia e una parte subito oltre la frontiera in territorio israeliano. Un’altra parte del contingente è rimasta in azione nell’enclave costiera per distruggere gli ultimi tunnel. I militari israeliani avrebbero dato il via libera al rientro dei palestinesi di Beit Lahiya e al-Atatara nelle loro case nella parte settentrionale della Striscia. Ma la posizione di Hamas non si ammorbidisce. Un portavoce del movimento islamista, Sami Abu Zuhri, ha detto che il ritiro unilaterale di Israele non impegna Hamas ad alcunché. A differenza di Israele, il movimento islamista ha inviato una sua delegazione in Egitto, con lo scopo di rinnovare la tregua umanitaria di 72 ore proposta dalle Nazioni Unite che, entrata in vigore ieri mattina, è durata solo due ore.

La giornata di ieri. Durante la notte è proseguito senza soste il lancio di razzi dalla Striscia di contro Israele: almeno due sono stati scagliati su Tel Aviv e un altro su Beersheba. Tutti gli ordigni sono peraltro stati intercettati e distrutti in volo dal sistema di difesa anti-missilistica “Iron Dome”. A favore del rafforzamento di quest’ultimo si è frattanto pronunciato il Congresso Usa, che ha approvato lo stanziamento di 225 milioni di dollari in fondi di emergenza: il provvedimento, che passa adesso alla firma del presidente Barack Obama per la promulgazione, è stato approvato all’unanimità dal Senato e quindi, con 395 voti positivi e soli otto contrari, dalla Camera dei Rappresentanti.

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L’esercito israeliano ha reso noto di aver colpito 200 obbiettivi nelle ultime 24 ore, tra cui cinque moschee dove erano nascoste delle armi, e l’Università islamica di Gaza, affermando che veniva usata come centro di ricerca e di fabbricazione di armi da parte di Hamas. Israele oggi ha anche bombardato la città di Rafah, nel sud della Striscia, mentre nella zona i soldati proseguono le ricerche del sottotenente Hadar Goldin, che secondo i militari è stato rapito da Hamas. Almeno 44 palestinesi sono rimasti uccisi nel bombardamento. Intensi attacchi sono continuati lungo le aree di confine. Decine di case sono state danneggiate o distrutte. Sono almeno 107 i palestinesi rimasti uccisi da venerdì.

Il soldato rapito. Le Brigate Ezzedin al-Qassam, ala militare di Hamas, hanno ribadito di non essere coinvolte nella presunta cattura di un soldato israeliano nella Striscia, e di non sapere nulla della sua sorte. “Non disponiamo d’informazioni su quel soldato”, ha affermato la formazione armata in un comunicato. “Abbiamo perso i contatti con uno dei nostri gruppi combattenti, che era in azione nel settore dove il soldato è scomparso, ed è possibile che sia i nostri miliziani sia il militare siano rimasti uccisi”. Il supposto rapimento del sottotenente Harad Goldin è all’origine del fallimento della tregua umanitaria di 72 ore.

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