Operazione Nebrodi, Pm: “Clan dei pascoli ultramoderni”

Operazione Nebrodi, Pm: “Clan dei pascoli ultramoderni”
Il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho
15 gennaio 2020

“Una mafia dei pascoli ultra moderna con un controllo del territorio capillare, un mafia che punta sempre di piu’ alla terra perche’, in base alla quantita’ di possesso, arrivano finanziamenti. Un meccanismo che in Sicilia ha inquinato l’intero sistema di assegnazione e compravendita dei terreni”. Cosi’ i magistrati di Messina in realazione all’operazione “Nebrodi” che ha portato all’arresto di 94 persone, scoperchiando un sistema di spartizione dei terreni e di accaparramento dei fondi europei, alq aule partecipavano professionisti e funzionari pubblici. “In gran parte, oltre quelli depredati – dicono ancora – si usavano terreni liberi, presi a caso da tutta la Sicilia e da zone impensabili dell’Italia, usati, spacciati come propri, per le raffinate truffe delle associazioni”.

Ancora: “La mafia ha scoperto che soldi pubblici e finanziamenti costituiscono l’odierno tesoro e come siano diminuiti i rischi pur se i metodi restano criminali”. Di piu’: “Il campo di maggiore operativita’ e’ divenuto il grande business derivante dalle truffe ai danni dell’Unione europea, come detto piu’ remunerative e meno rischiose”. Ancora i magistrati: “Il dato e’ devastante, non solo per i guadagni milionari della mafia, ma anche perche’ la vera agricoltura e pastorizia dei Nebrodi e’ di converso e necessariamente costretta a condursi sul duro lavoro degli onesti e destinata inevitabilmente a morte economica”. Negli atti dei magistrati si mette chiaramente in evidenza il business milionario dei clan che, lucrando sui Fondi europei per l’agricoltura, avevano da anni utilizzato queste ingenti risorse comunitarie per foraggiare le varie attivita’ svolte dalle famiglie mafiose e, come evidenzia l’indagine di carabinieri e Guardia di finanza, alla “spartizione virtuale del territorio”. Erano tanti anche i terreni della Regione e di svariati Comuni usati dai mafiosi per le truffe. E poi, la connivenza dei Centri assistenza agricola che davano le informazioni sulle particelle non utilizzate ai fini di inserirle nelle domande per i finanziamenti europei.

Tale informazione e’ di primaria importanza per i sodalizi mafiosi, in grado in tal modo di effettuare una appropriazione indebita virtuale, a proprio vantaggio, di tali terreni, rappresentandoli quali titoli di proprieta’ spettanza ad insaputa dei reali proprietari e con un rischio minimo di duplicazione di domande e sovvenzioni sulla medesima particella. Ancor piu’ sicura – per evidenti ragioni – e’ l’esibizione, nelle domande uniche di pagamento, di terreni appartenenti a soggetti gia’ deceduti”. Un meccanismo che in Sicilia “ha inquinato l’intero sistema di assegnazione e compravendita dei terreni. Erano tanti anche i terreni della Regione e di svariati Comuni usati dai mafiosi per le truffe. L’operazione di questa mattina ha fatto emergere proprio il contesto mafioso denunciato da anni dall’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, autore del protocollo che ha tagliato le mani alla mafia dei pascoli e il cui impegno ha innescato l’attentato mafioso la notte fra il 17 e il 18 di maggio 2016. Proprio su questo argomento i magistrati scrivono: “Nel contesto che emerge nella presente indagine di truffe milionarie e di furto mafioso del territorio trova aspetti di significazione probatoria e chiavi di lettura di quell’attentato. Antoci si e’ posto in contrasto con interessi milionari della mafia”.

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