Piano banda ultralarga in cdm, attesa per road map

Piano banda ultralarga in cdm, attesa per road map
3 marzo 2015

Nessun decreto ma una road map per lo sviluppo della fibra ottica in Italia volta a colmare il ritardo accumulato dal nostro Paese nel confronto internazionale e a favorire gli investimenti. E’ quanto traccerà oggi il Consiglio dei ministri che delineerà le linee guida del piano denominato Ring (Rete internet di nuova generazione), secondo i dettami previsti dall’Agenda digitale Ue: connessioni a 30 Mbps per il 100% della popolazione e a 100 Mbps per il 50% della popolazione entro il 2020. C’è attesa per i contenuti del piano dopo che una bozza, fatta circolare venerdì sera, parlava espressamente di uno smantellamento della rete in rame, di proprietà di Telecom Italia, con tanto di data precisa: 2030. L’ipotesi, che avrebbe messo seriamente a rischio l’equilibrio patrimoniale e finanziario dell’azienda, era già stata stoppata sabato dal sottosegretario con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli (“non sarà presentato alcun decreto su Telecom o che imponga arbitrari spegnimenti della rete in rame”) e anche ieri l’orientamento sembrava andare verso una soluzione più soft: almeno per il momento, non ci sarà da parte del Governo nessun diktat temporale di switch off del vecchio doppino a beneficio della nuova infrastruttura in fibra. Quindi, nessuna ipotesi di arbitrari spegnimenti di rete.

Eventuali decisioni devono tenere conto del fatto che Telecom è una società privata e quotata. A riguardo, Asati, l’associazione che raccoglie i piccoli azionisti Telecom, in una nota ha già parlato di misure di “stampo sovietico” da parte del governo e di “illegittimo esproprio” dell’infrastruttura. Il punto però sarà vedere se il concetto di smantellamento definitivo del rame sarà contenuto nelle linee guida del piano all’esame domani, perchè di fatto la data del 2030 può ricomparire in un successivo momento. Una questione di grande rilevanza per Telecom, visto che la rete è l’unico asset che garantisce il debito (26,6 mld a fine 2014) e produce flussi di cassa con le tariffe di terminazione. Una sua rottamazione farebbe scattare una maxi-svalutazione visto che l’infrastruttura è a bilancio per circa 15 miliardi e avrebbe anche dei riflessi sul fronte occupazione, visto che la rete dà lavoro oggi a 25mila dipendenti su un totale di circa 60mila.

La bozza, poi, parlava esclusivamente di un’architettura che deve arrivare nelle nostre case, quindi fino all’ultimo miglio, la cosiddetta tecnologia Ftth. Soluzione più costosa e complessa per gli operatori telefonici rispetto alla Fttc (fiber-to-the-cabinet), che prevede che i cavi in fibra ottica arrivino solo fino all’armadio stradale. “La costrizione a un eventuale Ftth sarebbe uno spreco di risorse e un danno per Telecom calcolabile in alcuni miliardi – hanno sottolineato in un report gli analisti di Equita Sim – Oggi la tecnologia Fttc consente la copertura con prestazioni anche superiori ai 100mps”. In attesa dei documenti ufficiali di oggi, per il momento comunque il mercato non sembra aver penalizzato il titolo Telecom in Borsa, come invece nel weekend si temeva. Anzi le azioni hanno guadagnato l’1,31% a 1,08 euro. Segno, spiegano alcuni operatori, che le indiscrezioni trapelate erano “troppo negative per essere vere” e che tutto potrebbe essere solo una mossa finalizzata a riportare Telecom al tavolo delle trattative con Metroweb, la società che dovrebbe sviluppare la rete di nuova generazione nel Paese.

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