Polveriera afghana, la frittata è fatta. E ora si corre ai ripari. In campo, Papa e Mattarella

Polveriera afghana, la frittata è fatta. E ora si corre ai ripari. In campo, Papa e Mattarella
Papa Francesco
30 agosto 2021

All’Angelus, papa Francesco lancia un appello alla preghiera perché “dialogo e solidarietà portino a stabilire una convivenza fraterna e una speranza per il futuro” dell’Afghanistan. A poco più di centocinquanta chilometri di distanza, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’80esimo anniversario del Manifesto di Ventotene, bolla come “sconcertante” il fatto che i politici europei sbandierano la solidarietà agli afghani ma poi dicono no all’accoglienza. Due facce della stessa medaglia, l’annosa questione Afghanistan. Venti anni di missioni, fiumi di miliardi di dollari e migliaia di morti cancellati nel giro di poche settimane con il ritorno a casa dell’Alleanza occidentale, lasciando il popolo afghano in “pasto” a talebani e terroristi. In altri termini, in questa parte martoriata dell’Asia occidentale, sembra essere tornati a poco prima dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle.

Ed ora, che la frittata è fatta, si cerca di correre ai ripari. “Seguo con grande preoccupazione la situazione in Afghanistan, e partecipo alla sofferenza di quanti piangono per le persone che hanno perso la vita negli attacchi di giovedì scorso e di coloro che cercano aiuto e protezione”, prosegue il Papa. Per il pontefice, “in momenti storici come questo non possiamo rimanere indifferenti; come cristiani, questa situazione ci impegna e per questo rivolgo un appello a tutti a intensificare la preghiera e a praticare il digiuno. Questo è il momento di farlo, chiedendo al Signore misericordia e perdono”, continua Francesco. A Ventotene, in provincia di Latina, Mattarella, intanto, puntella: “In questi giorni appare sconcertante che da parte degli europei ci sia grande solidarietà verso gli afghani che perdono libertà e diritti ma purché rimangano lì e non vengano qui perché non li accoglieremmo, questo non è all’altezza dei valori e del ruolo storico dell’Unione”. Ed è proprio l’Unione europea che sulla questione afghana ha manifestato più che mai tutte le sue lacune. A partire dall’immigrazione.

“In Europa si parla tanto di confini esterni dell’Unione ma la politica migratoria non è mai diventata materia realmente comunitaria ed è singolare – sottolinea Mattarella -, ci si è riusciti per il Covid, e non si è fatto lo stesso per la migrazione, questa omissione, questa lacuna non è all’altezza delle aspirazioni del ruolo dell’Ue”. Bastone e carota nelle mani del capo dello Stato. “So bene che molti paesi sono frenati da preoccupazioni elettorali contingenti – evidenzia Mattarella – ma così si finisce per affidare la gestione della migrazione a scafisti e trafficanti di esseri umani, è come se si rinunziasse alla responsabilità di spiegare alla pubblica opinione che non è ignorando il fenomeno che si cancella… va governato, ma per governarlo occorre avere senso di responsabilità e spiegare cosa va fatto”. Altra grande assente in Europa è una politica estera comune e su cui proprio Mattarella accende i riflettori.

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Per l’Unione europea “è indispensabile avere strumenti di politica estera e difesa comune, sono fermamente convinto del rapporto transatlantico, della Nato, è il pilastro fondamentale per l’Ue ma proprio quello chiede che l’Europa oggi abbia maggiore presenza in politica estera e difesa perché lo squilibrio è troppo alto”. Insomma, per l’inquilino del Quirinale, sembra che così com’è l’Europa non funziona più. E avverte: “La Conferenza sul futuro dell’Unione è un’occasione storica da non perdere pena un danno immenso, bisogna evitare il rischio che venga banalizzata, che venga tradotta in uno scialbo esame della situazione contingente. E’ una occasione per verificare di cosa ha bisogno, come realizzare una sovranità condivisa perché l’Europa abbia un ruolo e per garantire per il futuro pace e benessere, ma senza queste modifiche non ci riusciremmo, va fatto adesso, tra qualche tempo sarebbe troppo tardi”.

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