Sottosegretari, ancora braccio di ferro. Conte chiede di chiudere entro oggi

Sottosegretari, ancora braccio di ferro. Conte chiede di chiudere entro oggi
Sede del Consiglio dei ministri
13 settembre 2019

La maggioranza resta alle prese con il caso sottosegretari. Si dovrebbe chiudere entro oggi ma il prolungarsi delle trattative ha fatto scattare l’allarme a palazzo Chigi che punta al completamento della squadra di governo per stringere su diversi dossier, a partire da quello della legge di bilancio. E’ un caos, sottolinea un ministro, che rischia di dare linfa alla propaganda salviniana. E infatti il leader della Lega chiama in causa direttamente il presidente della Repubblica Mattarella, chiedendogli di fermare “questo scempio”. E’ stato il premier Conte a imporre un’accelerazione e chiedere agli interlocutori di Pd e M5s di chiudere in tempi brevi sulla lista.

L’irritazione del presidente del Consiglio viene rimarcata da fonti parlamentari di entrambe le forze politiche. Conte insomma si aspetta che il governo parta con il piede giusto, che non inciampi in litigi e discussioni all’infinito, come accadeva nel governo giallo-verde. La maggioranza ha trattato tutta la notte per completare la squadra. Ma nel Pd si sottolinea come lo schema per quanto riguarda il partito del Nazareno sia composto e che non c’e’ neanche un problema di deleghe con il Movimento 5 stelle. Sono i pentastellati a dover sciogliere gli ultimi nodi. Lo scontro principale e’ sempre legato al ministero dell’Economia, con M5s che avrebbe chiesto di essere maggiormente tutelato perche’ a via XX settembre siede un ministro dem. M5s e Pd sotto traccia stanno discutendo anche della possibilita’ di un accordo di desistenza in Umbria e in altre regioni.

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Il premier ieri pomeriggio ha riunito il secondo Consiglio dei ministri del suo esecutivo bis, il primo operativo. Il suo obiettivo, lo aveva detto mercoledì da Bruxelles, era di chiudere la partita dei sottosegretari per dare l’idea di un governo da subito al lavoro. Invece la partenza è stata con il freno a mano tirato, per di più su un problema di “poltrone”, cosa che il premier avrebbe voluto evitare, consapevole di esporsi agli attacchi che puntualmente sono arrivati. “Dopo neanche una settimana al governo già si scannano per la distribuzione delle poltrone”, è stata l’immediata accusa di Matteo Salvini, che ha chiamato in causa Sergio Mattarella.

Al termine della seduta, chiusa in poco più di 15 minuti, con un ordine del giorno relativo a questioni solo di carattere regionale, il premier si è trattenuto a parlare con alcuni ministri, tra cui Luigi Di Maio e Dario Franceschini, i “referenti” nell’esecutivo di M5s e Pd. E con loro il premier è stato chiaro: non è pensabile – è stato il senso del discorso – che si arrivi fino al Consiglio dei ministri di giovedì prossimo, bisogna risolvere subito la questione. Pentastellati e Dem si sono quindi subito rimessi al lavoro per tentare di concludere, consapevoli che i nodi da sciogliere non sono pochi. L’accordo è stato nella sostanza trovato sui numeri: su 42 posti, 22 dovrebbero essere appannaggio del M5s, 18/19 del Pd e 1/2 di Leu. Il problema è però riempire le caselle, in particolare con alcuni punti chiave che riguardano i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio (con la delega pesante all’Editoria), ma anche il ministero dell’Economia, il Viminale, il Mise, e il ministero delle Infrastrutture.

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I maggiori problemi secondo quanto spiegano fonti di governo, sarebbero in realtà più in casa 5 stelle che al Nazareno. A Di Maio, infatti, è stata consegnata una lista con 5 nomi per ogni casella, in pratica 100 candidati per una ventina di posti. A lui, come capo politico, spetta la decisione finale che, naturalmente, lascerà più delusi che contenti, in un Movimento già percorso da tensioni interne. Le conferme dovrebbero riguardare Laura Castelli, Vittorio Ferraresi, Claudio Cominardi e Manlio Di Stefano. Anche Stefano Buffagni entrarà nella rosa, ma cambiando ministero (vorrebbe il Mef). In entrata sono dati anche Francesco D’Uva, Giancarlo Cancelleri, Luca Carabetta, Giorgio Trizzino. Per quanto riguarda il Pd, un’intesa sui ‘pesi’ da attribuire alle correnti interne sarebbe stata trovata. Nella lista ci sono in pole, tra gli altri, Antonio Misiani, Bruno Astorre, Marina Sereni, Andrea Martella, Lia Quartapelle, Walter Verini, Roberto Morassut, Lorenza Bonaccorsi, Gian Paolo Manzella. Sei o sette i renziani che dovrebbero entrare e si fanno i nomi di Anna Ascani, Luigi Marattin, Roberto Cociancich, Emanuele Fiano, Simona Malpezzi, Salvatore Margiotta, Dario Stefano.

Contatti e riunioni si susseguono ancora in queste ore. La finestra infatti è stretta: oggi pomeriggio il presidente del Consiglio è atteso in visita nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto e sabato sarà a Bari alla Fiera del Levante. Se il cuore politico della giornata è stata anche ieri la partita dei sottosegretari, in mattinata, prima del Consiglio dei ministri, Conte aveva convocato un vertice sui temi dell’immigrazione a cui hanno partecipato Di Maio, Franceschini, e i ministri dell’Interno Luciana Lamorgese, della Difesa Lorenzo Guerini, delle Infrastrutture Paola De Micheli. Il premier ha relazionato i ministri sugli incontri avuti ieri a Bruxelles prima di affrontare il problema della Ocean Viking, in navigazione tra Malta e Lampedusa con 82 persone a bordo. Per la nave il governo assicura una “adeguata e sollecita soluzione” grazie a un “meccanismo di redistribuzione” su cui c’è l’adesione di “diversi Stati membri”. Soddisfatto il segretario Dem Nicola Zingaretti: “È importante – commenta – che le cose comincino a cambiare per il bene dell’Italia e con il coinvolgimento dell’Europa”.

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