A Srebrenica, 22 anni dopo si inumano ancora delle vittime

11 luglio 2017

Dopo 22 anni a Srebrenica si inumano ancora le vittime. I resti di 71 bosniaci, vittime del massacro del 1995, identificate di recente, sono stati sepolti, nel 22esimo anniversario, al memoriale della strage, la più grave compiuta sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale. In pochi giorni del luglio 1995 più di 8.000 uomini e giovani maschi bosniaci musulmani furono massacrati dalle forze serbe di Bosnia agli ordini del generale Ratko Mladic mentre tentavano di fuggire dall’enclave di Srebrenica. Un bagno di sangue considerato un atto di genocidio dalla giustizia internazionale. Come ogni anno l’11 luglio, migliaia di persone si sono raccolte al memoriale di Potocari. Quest’anno si sono riunite intorno alle 71 bare ricoperte da un drappo verde, accarezzate dalle donne in lacrime. I resti delle 71 vittime, fra cui sette minorenni e una donna, hanno raggiunto gli altri 6.439 morti, mentre 233 sono sepolti altrove, secondo l’Istituto bosniaco per i dispersi. Un migliaio resta non identificato o scomparso.

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Proprio a fine giugno scorso, è stata confermata, in gran parte, la sentenza del 2014 quella pronunciata dal Tribunale d’Appello dell’Aja, che ha messo anche l’Olanda tra i colpevoli del massacro di Srebrenica “malgrado il rischio reale che questi subissero un trattamento inumano”. Già allora l’Olanda e i suoi caschi blu erano stati trovati parzialmente colpevoli per avere consegnato i musulmani che avevano cercato rifugio nella loro base, nel villaggio di Potocari, e che sarebbero poi stati tra gli 8.372 musulmani bosniaci uccisi dagli uomini del generale Ratko Mladic. Per questo le famiglie delle vittime otterranno un risarcimento, parziale (il 30% di quanto chiesto), perché la Corte non ha potuto stabilire se una decisione opposta da parte del Dutchbat (battaglione olandese) avrebbe evitato la morte di quegli uomini nel massacro del luglio 1995. Erano 110 i caschi blu olandesi a Srebrenica, chiamati a difendere una popolazione di circa 30mila persone. Una vicenda, quella avvenuta durante la guerra, che ancora pesa sulla coscienza dei Paesi Bassi. Nel 2002 il governo di Wim Kok cadde per questo.

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