Strada in salita per Conte, governo in affanno su ricerca volenterosi. E caso Cesa non aiuta

Strada in salita per Conte, governo in affanno su ricerca volenterosi. E caso Cesa non aiuta
Giuseppe Conte
21 gennaio 2021

Il caso Cesa rischia di complicare il cammino, già non facile, per dar vita ai gruppi parlamentari dei “volenterosi” a sostegno del governo. In queste ore continuano frenetici i contatti, ma la situazione non si sblocca e il tempo stringe. “O nasce entro domenica o temo che non ce la facciamo”, confida una fonte parlamentare. Bruno Tabacci, con il suo Centro democratico, è uno dei principali registi dell’operazione. Stamani alla Camera ha avuto vari incontri, tra gli altri con il Dc Gianfranco Rotondi, vice capogruppo di Forza Italia. La componente Cd nel Misto al momento alla Camera registra (dopo l’arrivo di Renata Polverini) 12 deputati, ne mancano quindi 8 per la costituzione del gruppo e il riequilibrio nelle commissioni. Anche al Senato si lavora e in questo caso il ‘veicolo’ è la componente Maie-Italia23, che raggruppa 5 parlamentari. Per il regolamento di Palazzo Madama ne servono altrettanti per costituire il gruppo.

E almeno una decina, in totale, per far arrivare la maggioranza a una soglia di relativa sicurezza, visto che non sarà possibile fare sempre affidamento sul voto dei senatori a vita. Ma al momento possibili ‘indiziati’ di un cambio di schieramento si tirano fuori: tra gli altri, oggi, Gelsomina Vono di Iv, Luigi Vitali di Forza Italia e l’ex pentastellato Mario Michele Giarrusso. Secondo i ‘pontieri’ ora occorre un intervento diretto del premier Giuseppe Conte per sbloccare la situazione. “Noi non abbiamo fatto mistero che guardiamo anche all’impegno diretto di Conte alla possibilità di presentarsi alle elezioni, che è la cosa più diretta, quando saranno”, ha detto stamani Tabacci. Il cauto ottimismo di due giorni fa sembra però che si sia un po’ raffreddato. “Vedremo se avremo la possibilità di andare avanti, altrimenti per noi il voto è lo sbocco naturale quando sono finite tutte le opzioni”, avverte Goffredo Bettini, dirigente Pd vicinissimo al segretario Nicola Zingaretti.

Ma in una situazione già complessa è arrivato il fulmine a ciel sereno di Lorenzo Cesa. Il segretario dell’Udc è stato indagato dalla Procura di Catanzaro per concorso esterno in associazione mafiosa e si è subito dimesso. Ma la notizia dell’inchiesta ha fatto entrare in subbuglio la parte più ‘barricadera’ del M5s. “Va bene tutto, ma sarebbe impossibile fare accordi con un partito il cui segretario è indagato per reati così gravi”, sottolinea un deputato M5s che vuol restare anonimo. “Sì la questione di Cesa può creare problemi”, ammette una fonte Dem, notando però che “i 5stelle dicono che non ci parlano, ma fino a ieri ci parlavano”.

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