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Trump apre il fronte nord: il Canada diventa bersaglio politico

Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2026 12:04
Domenico Maceri*
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Mark Carney e Donald Trump
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“Il Canada ci ha truffati per molto tempo… anche nelle forze armate perché noi difendiamo i canadesi … e i rappresentanti canadesi ci hanno trattati molto male. Sono gente cattiva”. Con queste parole Donald Trump ha cercato di giustificare la recente guerra commerciale con il Canada. Sono parole durissime perché poco dopo Trump ha aggiunto che Kim Jong-Un lo ha sempre trattato con grande rispetto asserendo che i due si capiscono.

Contents
  • Perché questo scontro?
  • Effetti politici interni in Canada
  • Il segnale agli alleati
  • Le acque si calmeranno, ma…

Nel 2020 gli Stati Uniti, il Canada e il Messico avevano aggiornato il trattato economico firmato da Trump. Poi il presidente Usa ha deciso di non rinnovarlo e si sono avviati incontri bilaterali e non trilaterali per un nuovo trattato con il Canada e il Messico. Sembrava che un accordo fosse vicino ma secondo il primo ministro canadese Mark Carney i negoziatori americani hanno modificato le loro pretese che includevano persino limiti all’uso della lingua francese in Canada. Dopo il fallito accordo Trump ha imposto un dazio del 50% su venti miliardi di prodotti canadesi. Carney ha dichiarato che risponderanno in maniera simile su prodotti americani.

Perché questo scontro?

Molti analisti in America non riescono a capire perché il presidente Usa si comporti in questo modo con il vicino del Nord. La stragrande maggioranza degli americani ha un’opinione positiva dei canadesi. I rapporti storici tra i due Paesi sono sempre stati cordiali e rispettosi caratterizzati da un’ampia cooperazione. Non è raro però che il presidente americano si lasci guidare dalle emozioni nel modo di governare. Sembra proprio che il presidente Usa non gradisca tanto il Canada e evidentemente non gli piacciono i leader canadesi, come ha detto il giornalista del Dispatch Stephen Hayes in un recente programma di Washington Week della Public Broadcasting System (Pbs).

La reazione canadese è stata prevedibilmente diplomatica anche se forte. Carney ha reagito dicendo che il Canada è stato “attaccato” parlando anche di “guerra”, asserendo che il suo Paese risponderà in maniera adeguata. Meno diplomatica è stata quella di Doug Ford, il premier conservatore dell’Ontario, la provincia canadese più forte economicicamente. Rispondendo alle proposte Usa sui dazi sulle auto, sull’acciaio, e su altri prodotti, Ford ha mandato a quel paese Trump, chiamandolo un “bullo”, “dittatore” e re delle “bancarotte”.

Effetti politici interni in Canada

La difesa di questi due politici e di altri è servita ad unificare l’opinione pubblica canadese che ha lodato le risposte vigorose a Trump. Paradossalmente gli atteggiamenti poco diplomatici di Trump hanno fatto comodo a Carney nell’elezione del 2025 quando il presidente Usa aveva già attaccato il Canada. Nell’elezione dell’anno scorso il leader del Partito Conservatore Pierre Poilievre fu sconfitto da Carney proprio perché fu visto come meno competente nell’affrontare il presidente americano. Ma anche adesso Carney guadagna politicamente dallo scontro poiché il suo indice di gradimento supera il 60%, quasi il doppio di quello di Trump.

Ciononostante l’economia del Canada dipende più dagli Usa che non viceversa poiché circa il 70% dell’export canadese va verso gli Stati Uniti mentre solo il 14% dell’export americano si dirige verso il Canada. Quindi gli Stati Uniti avrebbero più peso se non fosse per il fatto che come tutti sanno i dazi non aiutano nessuno, nemmeno i consumatori americani. Lo ha confermato anche recentemente il Consiglio Editoriale del Washington Post, giornale che negli ultimi tempi si è avvicinato al presidente Usa. Il Post aggiunge anche che il deficit commerciale importa poco e i dazi non sono la maniera efficace per ridurlo.

Il segnale agli alleati

L’attacco di Trump al Canada, Paese storicamente amico e fedele alleato, non sarà passato inosservato da altri alleati. Proprio nelle ultime settimane il presidente Usa ha attaccato verbalmente l’Oman, uno degli alleati del Golfo Persico. Ha anche ridotto le manovre militari in Corea del Sud giustificandole con il fatto che non ha ricevuto sostegni dell’alleato. Ha anche menzionato gli “ottimi” rapporti con Kim Jong-un, leader nordcoreano, aggiungendo che le manovre mandano un segnale ostile alla Corea del Nord. Ovviamente anche gli alleati europei, asiatici e del Golfo Persico stanno osservando, pensando che il trattamento riservato al Canada potrebbe realmente essere applicato a loro, cercando di programmare misure per affrontarlo.

Il Canada si era già preparato in un certo senso come sappiamo dal memorabile discorso di Carney al World Economic Forum di Davos in Svizzera nel mese di gennaio. Carney ha parlato del nuovo ordine mondiale in cui le medie potenze dovranno ridurre i loro rapporti commerciali con gli Usa. Ciò sta avvenendo come ci dimostrano i dati più recenti. L’anno scorso il 72% dell’export canadese si diresse verso gli Usa ma nel mese di giugno 2026 la cifra era scesa al 69% e nel mese di luglio ancora di più fino al 65%.

Le acque si calmeranno, ma…

Passerà un poco di tempo e le acque si calmeranno e gli Usa e il Canada troveranno qualche accordo. Persino il battagliero Ford ha dato segnali diplomatici recentemente. In un’intervista al programma “This Week” della Abc, il premier dell’Ontario ha ribadito l’alleanza tra i due Paesi e che un accordo che soddisfi entrambi sarà trovato. Nel frattempo il presidente Usa aveva già risposto con una simile trovata nello scontro col Messico l’anno scorso quando cambiò il nome del Golfo del Messico a Golfo d’America. Adesso ha cambiato il nome del Lago Ontario a Lago d’America. Una vittoria per lui a livello personale che rivela la piccolezza del presidente Usa. Lo ha anche confermato il parlamentare repubblicano del Nebraska Don Bacon che non si ricandiderà e quindi non ha nulla da temere da probabili ritorsioni di Trump. Commentando la situazione politica in Usa, Bacon ha detto che alcune delle cose che il presidente Usa sta facendo “hanno odore di caos” e che il cambiamento di nome del Lago Ontario è una sciocchezza, aggiungendo che “la maggior parte della gente lo vede come una stupidaggine”. Difficile dargli torto.

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