L’Europa cerca di evitare scontro con Usa invocando esenzione dazi. Paura della Merkel

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10 marzo 2018

L’Unione europea cerca di evitare uno scontro frontale con gli Stati Uniti, puntando a godere dell’esenzione dai dazi su acciaio e alluminio approvati dal presidente Donald Trump. Misure formalmente motivate con la necessità di tutelare la sicurezza interna. E come Paesi Ue “siamo amici, siamo alleati e lavoriamo assieme. Non possiamo essere ritenuti una minaccia alla sicurezza Usa. Quindi – ha affermato la commissaria europea al Commercio, la svedese Cecilia Malmstroem – siamo fiduciosi di essere esclusi”. La lista dei paesi esonerati dai dazi potrebbe estendersi. Lo stesso segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, in un’intervista alla Cnbc ha detto che oltre a Canada e Messico, nelle “prossime due settimane” anche altre nazioni potrebbero essere esonerate dai dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio, che entreranno in vigore tra 15 giorni. Prospettiva peraltro ventilata già nelle proclamazioni presidenziali firmate ieri dal presidente Donald Trump. “Qualsiasi Paese con cui abbiamo una relazione per la sicurezza è benvenuto a discutere con gli Usa modalità alternative per affrontare” la vicenda, ha recitato il presidente nelle proclamazioni. Per negoziare l’esonero, un paese dovrà dimostrare che l’esportazione di alluminio e acciaio negli Stati Uniti non mette a rischio la sicurezza nazionale della prima economia al mondo. Nel caso in cui si presentassero “alternative soddisfacenti”, Trump potrà “rimuovere o modificare” le restrizioni imposte.

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Il quadro delle ricadute per i paesi dell’Unione non è ancora chiaro. “Dobbiamo capire meglio”, ha spiegato la commissaria europea al Commercio. “Speriamo si chiarisca che l’Ue ne è esclusa. Se così non fosse sarebbe incompatibile con le regole del Wto. A quel punto faremmo ricorso al Wto – ha aggiunto Malmstroem – possibilmente assieme a qualche alleato”. Il problema è che l’Ue non è sola a puntare su questa strategia: a reclamare l’esenzione dai dazi ci sono anche Brasile, Canada, Messico, Corea del Sud e Giappone. Tutti con lo stesso argomento di fondo: siamo amici, che minaccia rappresentiamo per la sicurezza a stelle e strisce? Sulla stessa lunghezza d’onda il vicepresidente della Commissione, Jyrki Katainen. Mentre il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha avuto su questo tema caldo una conversazione telefonica con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. “I dazi non sono la via da seguire” ha detto il premier, sottolineando quanto sia “importante proseguire nel dialogo con gli Stati Uniti. Nel prossimo Consiglio Europeo – ha concluso Gentiloni – valuteremo una posizione da assumere in comune”. Forte preoccupazione, ma anche cautela nella risposta, è arrivata dalla Germania e dalla cancelliera Angela Merkel. In uno scenario di guerra commerciale il gigantesco export tedesco sarebbe ovviamente tra le maggiori vittime.

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E secondo diverse indiscrezioni di stampa Trump ce l’avrebbe in parte proprio con la Germania per l’esiguità delle sue spese militari. “Guardiamo con preoccupazione al rialzo dei dazi su alcuni prodotti”, ha affermato la Merkel durante una conferenza stampa a Monaco. La Germania appoggia la Commissione europea “che cerca di dialogare con gli Stati uniti, ma anche con altri Paesi che sarebbero colpiti dai dazi, come la Cina”. Ad ogni modo i timori di ricadute negative sull’economia non sono certo confinati alla Germania. Timori e allarme anche nella Penisola sono stati espressi da imprese, sindacati e associazioni di consumatori, oltre che da diversi esponenti politici. Mentre la Francia “deplora” la decisione di Trump e, tramite il ministro dell’Economia Brune Le Maire avverte: “Una guerra commerciale farà solo perdenti. Assieme ai nostri partner europei, valuteremo le ricadute per le nostre imprese e le misure di risposta da adottare. La nostra risposta – ha concluso – non può che essere collettiva”. L’Ue comunque “non si sta preparando alla guerra commerciale”, ha precisato la Malmstroem, e “la prima opzione resta il dialogo”. Ma l’approccio scelto da Washington “non è quello giusto”. E se dovesse tirare dritto anche contro l’Ue, il pacchetto di contromisure è stato già delineato.

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