Uova contaminate, anche l’Italia è coinvolta. Il ministero: risulta solo un caso. L’allarme del Codacons

11 agosto 2017

C’è anche l’Italia tra i Paesi citati dalla Commissione europea come coinvolti nella questione delle uova contaminate. Una portavoce della Commissione Ue a Bruxelles oggi ha detto che sono 15 i Paesi interessati dalla crisi, specificando che questi hanno importato uova dalle imprese che hanno commercializzato partite contaminate dal fipronil, un insetticida. E immediata è una nota del ministero della Salute. “Si fa seguito alla comunicazione diramata dalla Commissione europea circa il coinvolgimento dell’Italia nella distribuzione delle uova o da derivati (ovoprodotti) contaminate da fipronil – scrive il Dicastero -. Dai riscontri incrociati, effettuati dal Ministero della Salute, tra le liste di aziende coinvolte e di quelle che hanno spedito prodotti in Italia negli ultimi tre mesi, al momento risulta solo, da una segnalazione delle autorità francesi, pervenuta in data 8 agosto attraverso il RASFF, che un’azienda di tale Paese ha acquistato uova da uno degli allevamenti olandesi interessati e le ha trasformate in ovoprodotti che ha poi venduto anche presso un’azienda italiana”. Quindi, “su disposizione del Ministero le autorità sanitarie locali hanno provveduto a porre sotto sequestro la partita, e quindi il prodotto non è stato posto in commercio. Pertanto, ad oggi, non risultano distribuiti al consumo uova o derivati (ovoprodotti) contaminate da fipronil sul territorio nazionale. Il Ministero della salute, in ogni caso, continua a valutare con attenzione le informazioni relative alla circolazione dei lotti in Europa (anche in considerazione delle nuove segnalazioni sul sistema di allerta comunitario che provengono da Paesi prima non coinvolti), avvalendosi della stretta collaborazione delle autorità sanitarie regionali e dei Carabinieri Nas”. Inoltre, “è stato altresì predisposto un piano di campionamenti su uova, ovoprodotti e carni di pollame per la ricerca di fipronil che verrà attuato in via cautelativa, anche in assenza di segnalazioni specifiche”.

CODACONS Una nota arriva anche dal Codacons.  “Il sequestro disposto in Italia di alcuni prodotti provenienti da un’azienda francese che aveva usato le uova contaminate da fipronil, conferma l`allarme alimentare lanciato ieri dal Codacons e la necessità di disporre controlli a tappeto su tutto il territorio nazionale”. “Proprio ieri – dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – avevamo sostenuto come fosse difficile, se non impossibile, garantire i consumatori italiani sul fronte delle uova contaminate. Questo perché nel nostro paese sono commercializzati prodotti lavorati, come pasta, dolci, salse, ecc., realizzati con uova di cui non si conosce la provenienza. Il sequestro odierno conferma il nostro allarme e la nostra richiesta al Ministero della salute e Nas di mettere in campo controlli a tappeto in tutte le regioni, per assicurare che le uova contaminate da fipronil non finiscano sulle tavole degli italiani attraverso prodotti trasformati”, conclude Rienzi.

LE CIFRE DELLA COLDIRETTI In Italia sono arrivati 610mila chili di uova in guscio di gallina dai Paesi Bassi nei primi cinque mesi del 2017 ai quali si aggiungono però anche 648mila chili di derivati come uova sgusciate e tuorli freschi, essiccati, congelati o diversamente conservati mentre non sono quantificabili gli alimenti venduti come paste e dolci realizzati con le uova a rischio. E` quanto emerge da una analisi aggiornata della Coldiretti sulla base dei dati Istat in riferimento al piano di campionamenti su uova, ovoprodotti e carni di pollame per la ricerca di fipronil annunciato dal ministero della Salute dopo che la Commissione Europea ha rilevato che l`Italia figura tra i 15 Paesi ad aver ricevuto uova dalle aziende coinvolte nello scandalo delle uova contaminate con l’insetticida fipronil.La situazione – sottolinea la Coldiretti – è resa piu` complessa dalle triangolazioni commerciali come dimostra il sequestro da parte delle autorità sanitarie italiane di alcuni prodotti provenienti da un’azienda francese che aveva usato le uova di uno degli allevamenti olandesi coinvolti nell’uso del fipronil. Di fronte alle emergenze sanitarie che si rincorrono la Coldiretti chiede di togliere il segreto sulla destinazione finale di tutti i prodotti alimentari importati rendendo finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall`estero.

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Con gli italiani che consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari, è importante – sottolinea la Coldiretti – fare chiarezza e garantire la qualità e sicurezza di quelle presenti sul mercato nazionale. Grazie alla produzione nazionale di 12,9 miliardi di pezzi l`Italia – continua la Coldiretti – sarebbe praticamente autosufficiente per il consumo di uova. Sulle uova in guscio l`indicazione di origine è presente, ma è necessario – spiega la Coldiretti – migliorarne la visibilità, non sono più sufficienti quattro codici e una data sul guscio, bisogna scrivere chiaramente, anche sulle confezioni e sui cartoni, da dove arrivano e rendere riconoscibile ogni possibile informazione ai consumatori. Sul guscio delle uova di gallina – conclude la Coldiretti – c`è un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice Istat del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. A queste informazioni si aggiungono – conclude la Coldiretti – quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S).

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