I lavoratori Alitalia bocciano il preaccordo, Cda oggi decide. “Rischio ricapitalizzazione”

I lavoratori Alitalia bocciano il preaccordo, Cda oggi decide. “Rischio ricapitalizzazione”
25 aprile 2017

I lavoratori Alitalia hanno bocciato il cosiddetto preaccordo siglato tra sindacati e Compagnia. La vertenza Alitalia così entra in una fase abbastanza complessa ma soprattutto piena di incognite per il futuro dei lavoratori. Personale che attraverso il referendum, in modo netto, ha detto ‘no’ al verbale d’intesa sul piano industriale raggiunto da sindacati e azienda il 14 aprile scorso e sottoposto a consultazione. Su un totale di 10.101 votanti, i No sono stati 6.816, pari a oltre il 67%, e i Si’ 3.206. Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti e Ugl Trasporto aereo parlano di una “votazione sofferta”, decisa “contro un’azienda che poco ha fatto finora per risollevare le proprie sorti”. “Attendiamo le valutazioni e le decisioni degli azionisti e del governo – scrivono i sindacati – nella consapevolezza di cercare sino all’ultimo ogni soluzione possibile per evitare decisioni che sarebbero traumatiche e non piu’ modificabili”. Secondo Antonio Piras, segretario generale della Fit-Cisl, ha prevalso “la rabbia dei lavoratori sulla razionale valutazione. Una rabbia motivata dal comportamento del management che ha irresponsabilmente portato l’azienda alle attuali condizioni ed esasperato i lavoratori”. L’Usb, schierata subito per il No, chiede la riapertura immediata della trattativa, sostenendo che “l’alternativa al commissariamento minacciato dal governo e dall’azienda esiste ed e’ rappresentata dall’intervento diretto dello stato, sino alla nazionalizzazione”.

Un’ipotesi pero’, quest’ultima, sempre scartata dall’esecutivo. La richiesta dei lavoratori con il No al referendum e’ di non pagare ancora una volta le difficolta’ finanziarie della compagnia: il verbale di intesa prevedeva 980 esuberi (contro i 1.338 chiesti inizialmente dall’azienda) e una riduzione della retribuzione del personale navigante dell’8% (contro il 24-30%), nonche’ interventi su altre voci della busta paga, sui riposti e sulla dimensione degli equipaggi di volo. Gli azionisti da parte loro mettevano sul tavolo una ripatrimonializzazione di 2 miliardi. Oggi e’ stato convocato il Consiglio di amministrazione della compagnia “per una valutazione sull’esito negativo della consultazione referendaria”. Il Cda potrebbe a questo punto deliberare la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. In tal caso il ministero dovra’ procedere con la nomina di uno o piu’ commissari, il cui compito e’ predisporre un nuovo piano industriale, trovando eventualmente un acquirente o nuovi investitori. In caso contrario il commissario non avrebbe altra scelta che chiedere il fallimento, facendo scattare cosi’ la procedura di liquidazione. “Rammarico e sconcerto per l’esito del referendum Alitalia che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio ed il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “A questo punto l’obiettivo del Governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sara’ quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori”.

 

COSA PREVEDE IL PREACCORDO

Il verbale di preaccordo firmato da sindacati e azienda il 14 aprile prevede una ripatrimonializzazione dell’azienda per circa 2 miliardi di euro, di cui oltre 900 come “nuova finanza”. Complessivamente è previsto un taglio del costo del lavoro di 670 milioni in 5 anni. Il preaccordo prevede 980 esuberi per i contratti a tempo indeterminato per il personale di terra rispetto a una iniziale proposta di 1.338. La riduzione deriva dal fatto che 358 addetti alla manutenzione non vengono più esternalizzati. Per i 980 esuberi si fa ricorso alla Cigs per due anni a partire da maggio, e con l’integrazione del Fondo del settore avranno fino all’80% della retribuzione. Poi saranno riassorbiti dall’azienda o andranno in Naspi, ex indennità di disoccupazione. Previsti anche incentivi all’esodo. Per il personale navigante sono previsti scatti di azianità triennali anziché annuali. Il primo sarà a partire dal 2020, con un tetto del 25% agli aumenti salariali nel caso di promozioni. Applicazione dei livelli retributivi “city liner” per i nuovi assunti indipendentemente dall’aeromobile di impiego. Prevista la riduzione di un assistente di volo nei collegamenti a lungo raggio, la riduzione dei riposi annuali da 120 a 108, con un minimo di 7 nel mese, esodi incentivati per i piloti e assistenti di volo. Taglio del 21,6% dell’indennità di volo che corrisponde a una riduzione complessiva dello stipendio dell’8%. Al termine del contratto di solidarietà sarà valutata la possibilità della trasformazione del part-time in coerenza alle esigenze aziendali e la prosecuzione del contratto di solidarietà fino alla scadenza prevista per legge, ovvero fino al 24 settembre 2018. L’azienda, si legge poi nel verbale di preaccordo, si impegna, nell’eventualità di un biennio continuativo con un Ebitda positivo e comunque non prima del 2022, a discutere con i sindacati per un eventuale recupero del taglio salariale.

Segui ilfogliettone.it su facebook
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it


Commenti