Inail, gennaio 2026: crollo delle morti ma le malattie professionali segnano un nuovo record negativo

Con 34 decessi contro i 60 di un anno fa, il primo mese dell’anno segna un risultato positivo sul fronte delle vittime; tuttavia le 7.535 denunce di patologie legate all’attività lavorativa — quasi mille in più rispetto al 2025 — segnalano che il sistema produttivo italiano continua a logorare chi ci lavora dentro.

appaltilavorocantiere

Il primo mese del 2026 consegna un’istantanea contraddittoria del lavoro italiano: meno morti, ma più incidenti, più malattie professionali e un sistema scolastico che vede crescere gli infortuni tra gli studenti. I numeri dell’Inail fotografano un Paese in cui la sicurezza avanza a velocità diseguali.

Le denunce di infortunio pervenute all’Inail a gennaio 2026 sono state 41.905, incluse quelle relative agli studenti: un incremento dello 0,3 per cento rispetto alle 41.800 dello stesso mese del 2025, un dato che in valore assoluto equivale a poco più di cento casi in più. Ben altra portata ha il calo delle morti: 34 contro 60, una riduzione del 43,3 per cento che, pur essendo frutto anche di variazioni mensili fisiologicamente volatili, rappresenta il segnale più netto dell’intera rilevazione.

Malattie professionali in forte crescita

Il rovescio della medaglia è nelle malattie professionali. Le denunce protocollate dall’Inail nel primo mese dell’anno sono state 7.535, quasi mille in più rispetto a gennaio 2025 (+14,4 per cento). Si tratta di un incremento che non può essere liquidato come rumore statistico: le patologie legate all’attività lavorativa — ipoacusie, malattie osteoarticolari, disturbi muscolo-scheletrici — crescono con una costanza che segnala un’esposizione strutturale al rischio, spesso invisibile nelle statistiche degli infortuni tradizionali. La distinzione tra chi viene colpito nell’immediato e chi si ammala nel tempo è centrale per capire dove il sistema produttivo italiano continua a fallire.

Sul fronte degli infortuni, l’analisi per modalità conferma una divergenza tra le due componenti principali. Gli incidenti “in occasione di lavoro” — quelli avvenuti durante l’attività produttiva in senso stretto — calano dell’1,6 per cento rispetto a gennaio 2025, con i decessi in discesa del 40 per cento. Per gli infortuni “in itinere”, quelli occorsi durante il tragitto casa-lavoro, il quadro si inverte: le denunce salgono del 7,6 per cento, mentre i casi mortali scendono del 57,1 per cento. L’aumento degli incidenti stradali connessi al pendolarismo è un dato che interroga politiche del trasporto, non solo della sicurezza aziendale.

Il peso del settore e della geografia

L’analisi per comparto mostra dove il rischio si concentra. Nella gestione industria e servizi le denunce in occasione di lavoro calano dell’1,2 per cento (da 26.837 a 26.524); in agricoltura la flessione è più marcata, -11,7 per cento (da 1.548 a 1.367). Crescono invece il manifatturiero (+7,6 per cento), il commercio (+5,2 per cento), trasporto e magazzinaggio e costruzioni (entrambi a +2,9 per cento), i servizi di supporto alle imprese (+2 per cento) e la sanità e assistenza sociale (+1,5 per cento). Quest’ultimo dato merita attenzione: il comparto della cura — già sotto pressione per carenze organiche e turni estenuanti — continua a produrre infortuni a ritmo sostenuto.

La fotografia geografica è altrettanto disomogenea. Le denunce calano nelle Isole (-5,1 per cento), al Sud (-4 per cento), nel Nord-Ovest (-3,5 per cento) e nel Nord-Est (-3,2 per cento). Cresce il Centro (+6,8 per cento), trascinato in modo eclatante dal Lazio, dove l’incremento tocca il 31,2 per cento. Un dato anomalo che richiede verifiche: può riflettere un reale peggioramento delle condizioni di lavoro nell’area metropolitana romana, oppure effetti di emersione delle denunce, variazioni nei settori trainanti o fattori stagionali. Tra le regioni con i cali più significativi figurano la Sardegna (-18,3 per cento), la Calabria (-12,1 per cento) e la Provincia autonoma di Bolzano (-9,4 per cento).

Il trend di lungo periodo e gli studenti

Sul lungo periodo, il dato più eloquente è quello dell’incidenza infortunistica rapportata agli occupati. Dai 155 infortuni ogni 100mila lavoratori di gennaio 2019 si è scesi a 122 nel 2026: una riduzione del 21,3 per cento in sette anni. Rispetto a gennaio 2025 il calo è del 2,4 per cento. La direzione è quella giusta, ma il ritmo rimane lento in rapporto al numero assoluto degli eventi.

Capitolo a parte meritano gli studenti. Le 6.458 denunce di infortunio scolastico rappresentano il 15,4 per cento del totale e crescono del 2,7 per cento rispetto al 2025. Tre infortuni su quattro riguardano studenti under 15: una fascia d’età in cui le cause sono prevalentemente legate ad attività fisiche, laboratori e spazi comuni. Diverso il discorso per i percorsi di formazione scuola-lavoro, dove le denunce scendono del 56 per cento — un calo che potrebbe riflettere una riduzione delle ore di alternanza, oltre che una maggiore attenzione alla sicurezza. Il 43 per cento degli infortuni scolastici riguarda studentesse, il 57 per cento studenti maschi. La Lombardia concentra il 25 per cento del totale nazionale, con un aumento del 7,4 per cento sul 2025: un primato che si spiega in parte con la densità scolastica della regione, ma che impone una riflessione sulle politiche di prevenzione nei contesti educativi.